Recovery fund, vertice Ue in bilico. Conte: «Per Italia c'è un limite». E attacca Rutte: «Se crolla tutto ne risponderai»

Domenica 19 Luglio 2020
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Recovery fund, trattativa a oltranza, Italia pronta ad accordo senza Olanda. Merkel: «Posizioni molto diverse»

 Un Risiko infernale, giocato sull'orlo dell'abisso. Cala la sera su Bruxelles e del vertice europeo dei record, arrivato al suo terzo giorno di frenetiche trattative, non si vede la fine. Tutto resta appeso ad un grande punto interrogativo, come il destino dell'Unione, messo davanti a un bivio dall'impatto nefasto della pandemia da Covid-19. Nel piatto, alla cena dei leader convocata dopo una giornata di incontri a geometria variabile, viene servito un Recovery Fund con una dotazione molto assottigliata di sussidi: dai 500 miliardi della proposta iniziale presentata da Charles Michel a 350, ultima offerta "prendere o lasciare" dei Frugali (Olanda, Svezia, Danimarca, Austria) a cui si è aggiunta anche la Finlandia. 

«Il mio Paese ha una sua dignità. C'è un limite che non va superato», avrebbe detto, a quanto si apprende, il premier Giuseppe Conte nel corso della cena parlando dell'ipotesi di un voto all'unanimità del Consiglio, ovvero degli altri Stati, sui singoli progetti di riforma nazionali, così come preteso dall'Olanda.

Per il momento un compromesso su 375 miliardi di trasferimenti a fondo perduto non è in vista. Troppi per i leader Frugali, troppo pochi per chi come Angela Merkel e Emmanuel Macron ritengono che 400 miliardi siano il minimo indispensabile per investire nel futuro dell'Unione e combattere contro la crisi. In particolare Macron - spiegano le fonti - si è rivolto ai capi di governo Frugali esprimendo fastidio per il loro continuo alzare la posta con nuove richieste, così come tra l'altro aveva già fatto ieri la cancelliera tedesca

I leader dei Paesi Frugali nella discussione al vertice Ue hanno cercato più volte di spostare il focus della discussione dalla questione delle risorse del Recovery Fund e del Bilancio Ue 2021-2027 a quella della condizionalità sullo stato di diritto. Tentativi che sono stati tutti respinti, anche con l'intervento della cancelliera tedesca Angela Merkel. La sensazione è che i leader Frugali stiano provando a far naufragare il vertice, ma per evitare di esporsi al biasimo, vogliano farlo deragliare sulla questione dello stato di diritto, una motivazione certamente più nobile di fronte all'opinione pubblica. Si apprende da fonti diplomatiche europee.

C'è uno spiraglio con l'Olanda: una mediazione sembra possibile su un meccanismo che non dia a un singolo Paese un potere di veto per bloccare l'erogazione dei fondi europei. È l'ora di cena, per la prima volta i ventisette leader europei si ritrovano allo stesso tavolo dopo una giornata di negoziati a geometrie variabili: Giuseppe Conte vede una possibilità di spuntarla, in un braccio di ferro durissimo tra Italia e Olanda. Una mediazione è possibile, dicono i suoi. Ma gli olandesi non si sbilanciano. E al tavolo tra i due leader, presenti i primi ministri degli altri Paesi frugali, il premier alza la voce: «Potrai essere eroe in patria per qualche giorno, ma se ora si fa poco e tardi potrebbe poi servire più del doppio delle risorse per evitare la distruzione del mercato unico. E allora dovrai risponderne davanti a tutti gli europei». 

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A sera, la strada è ancora in salita: si tratta a oltranza con Olanda, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia, che chiedono di tagliare 150 miliardi dalla proposta originaria di 500 miliardi di sussidi post-Covid. Per il premier italiano è imperativo portare a casa un Recovery fund non ridimensionato, mantenere le aspettative della vigilia. E il volto teso testimonia la difficoltà del momento. Al terzo giorno di negoziato Conte arriva dopo una nuova chiacchierata notturna, al bar dell'albergo che li ospita, con Angela Merkel e Emmanuel Macron. A un certo punto si unisce anche la presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen: «Giuseppe!», lo saluta con calore. È da lei che i negoziatori italiani si sarebbero aspettati un sostegno più forte nella battaglia sulla governance di Next Generation Eu, cioè sul meccanismo di valutazione dell'attuazione delle riforme da parte dei singoli Stati. Rutte vuole una decisione unanime del Consiglio europeo, Conte non intende transigere e spinge per una decisione a maggioranza, anche se vorrebbe che le decisioni fossero prese dalla Commissione europea. È scritto nei trattati, insiste, evocando ricorsi alla Corte di Giustizia Ue. 
 

Nel pomeriggio gli sherpa italiani e quelli olandesi cercano un compromesso, con al tavolo gli esperti giuridici della commissione. Ma ai tavoli politici Conte è il più intransigente: è così che la battaglia con Rutte diventa un corpo a corpo (con Viktor Orban, in lite con Rutte sulla condizionalità del rispetto dello Stato di diritto per accedere ai fondi, a tifare per l'italiano). L'umore del premier volge al pessimismo a metà mattinata, quando rimette piede in Consiglio europeo. Ma la sua «determinazione», assicura chi lo accompagna, è intatta. In un negoziato che minaccia di proseguire a oltranza, anche oltre l'apertura dei mercati di lunedì, Conte non può e non vuole mollare. Diventa una questione vitale anche per la sua maggioranza, che vede davanti a sé un autunno drammatico e un voto ad altissimo rischio sull'eventuale uso dei fondi del Mes (37 miliardi disponibili da subito). Da Roma arrivano messaggi di sostegno dei giallorossi e anche di un partito 'responsabilè come Forza Italia. Ma a Bruxelles la pattuglia dei frugali tiene una linea che, assicurano fonti diplomatiche, ai tavoli negoziali è ancor più dura che nelle dichiarazioni.

Vorrebbero aumentare, nel fondo, il peso dei prestiti, facendo scendere da 500 a 350 miliardi i sussidi diretti ai Paesi più colpiti dal Covid. Per l'Italia potrebbe voler dire, secondo alcuni calcoli, circa 25 miliardi in meno di aiuti rispetto agli 80 immaginati e un maggiore monte di prestiti, da restituire dal 2026. «Vi state illudendo che la partita non vi riguardi: le risorse di cui ragioniamo sono il minimo indispensabile», dice a muso duro Conte a Rutte nel pomeriggio. I leader del Nord sono coriacei ma in questa battaglia il presidente del Consiglio è convinto di poter contare sul sostegno di Merkel e Macron, oltre che di Sanchez. Non può tornare a Roma con un accordo che non sia «ambizioso, equilibrato ed effettivo»: l'Italia non accetta meno soldi del preventivato, non vuole che l'intesa penda troppo in favore delle richieste dei Paesi frugali, non vuole lasciare a un singolo Stato la possibilità di bloccare, con un potere di veto, l'erogazione dei fondi a chi non attui le riforme promesse. Le linee rosse di Conte sono segnate, il risultato finale ancora un'incognita.

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA