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Ucraina, cosa significa razionare il gas come detto da Draghi? Perché non vuol dire "supermercati vuoti"

Avremo abbastanza benzina per le nostre auto? Tutte le domande

Ucraina, razionare il gas? Ecco perché non vuol dire « supermercati vuoti»
di Diodato Pirone
5 Minuti di Lettura
Martedì 22 Marzo 2022, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 14:40

A un mese dall'avvio dell'invasione russa dell'Ucraina in molti si domandano se il prossimo inverno sarà fatto di supermercati vuoti e case gelide. E' bene essere chiari subito: i rischi sugli alimentari sono bassissimi mentre sul riscaldamento e su alcune produzioni industriali dobbiamo prepararci a tempi complicati senza fasciarci la testa prima di essercela rotta. Ad alimentare il tema è stato anche il premier, Mario Draghi, che nei giorni scorsi in Parlamento ha ipotizzato, in caso di emergenza, un possibile razionamento (per alcune industrie) dell'energia elettrica.

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IL PIL ITALIANO CONTINUA A CRESCERE

Che cosa dobbiamo aspettarci allora? Nessuno, ovviamente, ha la palla di vetro. Ma per orientarsi in questo nuovo scenario si devono fissare due punti di riferimento. Il primo: l'economia italiana continuerà a crescere nel 2022, probabilmente intorno al 3% contro l'oltre 4,5% previsto l'anno scorso. Il secondo: dobbiamo separare i temi macroeconomici, come gli accordi internazionali sull'import di gas o i grandi consumi elettrici, da quelli micro-economici ovvero i consumi delle singole famiglie che dipendono anche dalla disponibilità di materie prime.

POCHI RISCHI PER GLI ALIMENTARI

E' ipotizzabile dunque che pane, pasta, carne e altri alimenti o beni di prima necessità siano in qualche modo a rischio? La risposta è chiara: "no". Le filiere italiane non corrono rischi sostanziali perché nel mondo c'è ampia disponibilità di beni alimentari non solo per l'alimentazione umana ma anche per quella degli animali. Soia, mais, grano duro e grano tenero vengono prodotti in grandi quantità in Europa, nelle Americhe e in Australia. Molti alimentari sono coltivati in eccedenza e a basso costo ma è possibile che alcuni prezzi possano salire perché bisognerà trovare nuovi fornitori. Viene segnalato, poi, un problema di logistica: negli ultimi mesi alcuni porti non sono riusciti a scaricare in tempi brevi la grande quantità di navi che vi si sono concentrate.

PETROLIO ABBONDANTE, GAS CARO

L'altra domanda che corre di bocca in bocca riguarda l'energia: avremo abbastanza benzina per le nostre auto? E abbastanza gas per i nostri riscaldamenti? Qui il discorso si fa più articolato. Diciamo subito una cosa: il petrolio non scarseggia, se ne produce molto in tutto il mondo e - nel caso si decidesse di non importare più quello russo - se ne potrebbe produrre anche di più. L'Iran, ad esempio, oggi ne esporta relativamente poco ma se dovesse essere raggiunto l'accordo internazionale sul suo nucleare potrebbe "inondare" i mercati internazionali con grandissime quantità di greggio. Non a caso Russia e Israele stanno frenando su questa possibile intesa.

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Diverso il discorso sul gas. L'altro ieri il ministro delle Finanze tedesco, Cristian Lindner, ha pronunciato una frase da scolpire: "Siamo stati stupidi a concentrare i nostri acquisti di gas sulla Russia". Lindner ce l'aveva con l'ex cancelliera tedesca Angela Merkel, ma anche l'Italia ha fatto lo stesso errore addirittura riducendo da 20 miliardi di metri cubi a 3 miliardi l'estrazione del gas nazionale in Adriatico che pure costa pochissimo. Raddrizzare la barca ora non è facile ed è possibile che nel prossimo inverno avremo meno gas di quello che siamo abituati a consumare.

ELETTRICITA', CONSUMI CONTROLLATI PER L'INDUSTRIA DEL VETRO E DELL'ALLUMINIO 

Cosa può succedere in concreto? Sicuramente ridurremo l'import di gas russo cercando di comprarne da altri paesi. Poi potremmo riaccendere alcune centrali a carbone che oggi sono spente. Ma poi potremmo agire su due leve: ridurre la temperatura del riscaldamento delle nostre case, delle scuole e dei nostri uffici (come del resta sta già facendo il Comune di Roma) e razionare il consumo di gas delle fabbriche che ne consumano moltissimo come, ad esempio, quelle che producono alluminio o vetro. Queste aziende potrebbero essere costrette a lavorare in modo scaglionato (per esempio di notte in alcune settimane o in alcuni giorni della settimana) oppure a chiudere per brevi periodi. L'obiettivo sarebbe quello di evitare picchi di consumo di corrente che costringono a bruciare gas in più per produrre energia elettrica. Come si vede lo scenario è più complesso di quello che agita i supermercati vuoti ma è bene prepararsi a un inverno difficile.

 

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