Gas, via ai razionamenti Ue. Con l'Italia 14 Paesi: «Serve un tetto al prezzo»

Al summit solo Olanda e falchi del Nord contro il price cap. Palazzo Chigi soddisfatto: compiuto un importante passo avanti

Gas, via ai razionamenti Ue. Con l'Italia 14 Paesi: «Serve un tetto al prezzo» `
di Gabriele Rosana
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Sabato 10 Settembre 2022, 10:16 - Ultimo aggiornamento: 19:36

L'Europa si muove contro il caro-energia a cominciare dai razionamenti dell'elettricità, mentre si costruisce il fronte che preme per un price cap su tutto il gas importato proposto dall'Italia. La tela intessuta dal nostro Paese, da Mario Draghi in particolare, può già contare sul sostegno della metà dei governi, ha annunciato ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, a Bruxelles per il Consiglio straordinario Energia che ha dato mandato alla Commissione di mettere a punto «interventi di emergenza e temporanei» che «aiutino a limitare l'impatto dei prezzi elevati del gas sui mercati dell'elettricità» e sulle bollette dei consumatori.

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Quindici Stati su ventisette «si sono pronunciati chiaramente a favore di un tetto generalizzato» su tutto il metano acquistato dall'Europa, e non solo su quello russo, come ipotizzato invece dall'esecutivo Ue. «Abbiamo chiesto che la Commissione elabori al più presto uno scenario», ha aggiunto Cingolani. Palazzo Chigi ha plaudito ai «passi in avanti». Rimane la contrarietà di massima, dei Paesi del Nord Europa, capitanati dall'Olanda, che non vogliono alterare la struttura del mercato, mentre da Parigi e Berlino per ora non trapelano indicazioni, ma l'intenzione di valutare la proposta italiana.

Fonti di palazzo Chigi si dicono «fiduciose che al prossimo Consiglio europeo (di inizio ottobre, ndr) i leader sapranno prendere decisioni ambiziose». I tempi, per l'appunto, non sono ancora maturi: il tetto al prezzo del gas all'ingrosso, prevedono fonti diplomatiche, alla fine non rientrerà nella bozza di regolamento che la Commissione è pronta a svelare martedì a Strasburgo, se non nella versione ormai per tutti fin troppo minimalista di un price cap al metano russo che arriva via gasdotto (e che rappresenta oggi appena il 9% dell'import Ue). Ma anche questa non avrebbe vita facile, con i Paesi dell'Est Europa preoccupati dalle ritorsioni di Mosca che taglierebbe pure gli ultimi pochi volumi di gas che ancora manda. L'obiettivo di Bruxelles e delle capitali nazionali, infatti, è fare presto e approvare subito, «prima della fine di settembre», misure concrete, rinviando invece a un secondo momento il confronto sulle riforme strutturali del funzionamento del mercato dell'energia, compresa la creazione di un benchmark per il gas alternativo alla Borsa di Amsterdam.


LE PROPOSTE
Le proposte dell'esecutivo Ue sono per lo più già confezionate. Tetto al prezzo del gas russo a parte, il consenso è quasi incassato sugli altri punti messi sul tavolo questa settimana da Ursula von der Leyen. Riguardano anzitutto i razionamenti di corrente nelle ore di punta, l'istituzione di un contributo di solidarietà a carico delle compagnie energetiche dell'oil&gas (sulla scia del prelievo sugli extra-profitti già adottato in Italia) e il revenue cap che fissa un limite (l'ipotesi è 200 euro al megawattora) ai ricavi di chi produce energia elettrica utilizzando fonti a basso costo diverse dal gas come rinnovabili e nucleare, ma che incassano cifre record visto che il prezzo è dettato dalla fonte più cara. Le risorse finanziarie andrebbero poi redistribuite dagli Stati ai consumatori più in difficoltà. Via libera anche ai sostegni alla liquidità delle utility dell'energia, misura che porta con sé pure un prolungamento ben oltre la fine di quest'anno del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per le imprese, che i governi vogliono estendere a tutto il 2023. Il fronte dello scontro si sposta adesso sulla natura dei tagli alla corrente: nel suo testo, la Commissione proporrà delle riduzioni obbligatorie, visto che la logica è che non c'è più tempo da perdere e ogni chilowattora risparmiato conta. La maggioranza dei governi continua a preferire invece un target volontario, come già fatto appena sei settimane fa con la contrazione della domanda di metano.
 

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