Manovra, la tentazione di smontare Quota 100

Sabato 24 Agosto 2019 di Luca Cifoni


ROMA Per ora è solo una tentazione. Ma quando la caccia alle risorse per la legge di Bilancio entrerà nel vivo, cioè tra pochi giorni se il nuovo governo rosso-giallo vedrà la luce, allora l'idea di attingere agli oltre 8 miliardi destinati a Quota 100 potrebbe diventare qualcosa di concreto, e guadagnare il sostegno di Partito democratico e Movimento Cinque Stelle. La mossa avrebbe naturalmente alcune controindicazioni, ma anche gli altri capitoli di bilancio in cui è possibili cercare fondi, dalle tax expenditures alle spese dei ministeri, non sono esenti da effetti politicamente dolorosi. Una parziale o totale chiusura dei cancelli per il prepensionamento andrebbe invece incontro alle indicazioni dell'Unione europea e delle altre istituzioni internazionali e potrebbe quindi permettere al nuovo esecutivo di accreditarsi per ottenere una certa dose di flessibilità nel breve periodo.

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LE GARANZIE
Sul piano politico la marcia indietro potrebbe essere tutto sommato gestibile per il Movimento Cinque stelle, che otterrebbe piene garanzie sul mantenimento del reddito di cittadinanza, magari con qualche aggiustamento al meccanismo che non intacchi le risorse disponibili. Del resto il monitoraggio dei pensionamenti indica già che anche il prossimo anno - senza cambiare le regole in vigore - sono attesi risparmi significativi su Quota 100; mentre il sussidio contro la povertà voluto dai pentastellati è destinato a impegnare effettivamente tutti o quasi i fondi stanziati. Il Pd per attutire l'effetto sui lavoratori potrebbe puntare su misure come l'Ape sociale definite nella precedente legislatura. Andrebbero però definite in anticipo le uscite relative alle domande già presentate, anche a seguito di accordi aziendali, per evitare che si ripeta una situazione come quella degli esodati dopo la riforma Fornero.

Il Fondo di Quota 100 darebbe una grossa mano a disinnescare, almeno parzialmente, gli aumenti dell'Iva. A confermare la possibilità che alla fine qualche incremento mirato ci sia è stato il ministro Tria, il quale però ha ribadito che ogni decisione dovrà essere politica. L'attuale responsabile del Tesoro, intervenuto al meeting di Rimini, ha voluto mandare un messaggio tranquillizzante sulle prossime scadenze: «Per ogni legge di Bilancio si prendono risorse, si mettono da una parte a o dall'altra, è un problema di scelta politica, nessun dramma» ha detto aggiungendo che «i conti italiani sono attualmente in ordine». Anche l'eventualità di un esercizio provvisorio viene ricondotta dal ministro dell'Economia ad un inconveniente tecnico: sarebbe dolo «un ritardo nell'approvazione delle legge di Bilancio».
Tria non ha mancato di sottolineare gli aspetti positivi della situazione attuale: «C'è una stabilità finanziaria raggiunta nuovamente: abbiamo conseguito, e si vede chiaramente dai tassi che paghiamo sul debito, fiducia da parte dei mercati finanziari». Infine uno sguardo alle cose fatte o abbozzate prima della crisi di governo: «Stavamo studiando una riduzione delle tasse, anche con proposte che non sono uscite perché non abbiamo fatto in tempo a fare un intervento rivoluzionario del sistema fiscale Irpef».

L'INCERTEZZA
Intanto però resta da vedere come si risolverà la situazione politica: l'instabilità italiana è stata citata ieri dal presidente della Fed Jerome Powell, dopo le tensioni commerciali e la possibile hard Brexit, tra i fattori di incertezza a livello globale. Timori che il nuovo esecutivo, se si formerà, dovrà immediatamente diradare.

 

Ultimo aggiornamento: 21:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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