Previdenza, il Global Pension Index 2021 traccia il sistema pensionistico ideale

Previdenza, il Global Pension Index 2021 traccia il sistema pensionistico ideale
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Mercoledì 20 Ottobre 2021, 10:30

(Teleborsa) - Peggiora la posizione dell'Italia nel confronto europeo sul sistema pensionistico. È quanto emerge dal Mercer CFA Institute Global Pension Index 2021 che vede il nostro Paese scendere, dalla 29esima posizione del 2020, al 32esimo posto su 43, dietro a Sud Africa, Perù, Cina e Polonia. In testa i Paesi del Nord con l'Islanda che guida la classifica, seguita da Paesi Bassi, Danimarca, Israele, Norvegia, Australia, Finlandia, Svezia, Regno Unito e Singapore, Svizzera, Canada, Irlanda, Germania, Nuova Zelanda, Cile, Belgio, Hong Kong SAR,
Stati Uniti, Uruguay, Francia, Emirati Arabi Uniti, Malesia, Spagna, Colombia, Arabia Saudita.
Per valutare il sistema pensionistico di un Paese l'indagine, che copre circa i due terzi della popolazione mondiale, analizza tre indicatori: adeguatezza, (il disegno complessivo del sistema); integrità, (livello di trasparenza e governance); sostenibilità, (il sistema paese nel complesso, ossia il PIL, la demografia, la spesa pensionistica e la diffusione di un secondo pilastro previdenziale). A penalizzare l'Italia è in particolare uno dei tre indici presi in considerazione dallo studio. Se il nostro Paese appare, infatti, sotto la media europea nei tre indici principali – 68,2 su 100 su adeguatezza (media europea 72,4); e 74,9 su 100 su integrità (media europea 79,52) – crolla del tutto sul fronte della sostenibilità con 21,3 su cento rispetto a una media europea del 51,94.

Un risultato che – come spiega il rapporto – è frutto di un debito pubblico elevato, a carico delle più giovani generazioni; una spesa pubblica per pensioni rilevante; un basso tasso di crescita economica; una bassa percentuale di persone in età lavorativa iscritte ad un fondo di previdenza complementare.

"Viviamo ancora una politica retributiva basata sul reddito fisso. Se ci si allontanasse da questo modello, – commenta Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia e presidente di Assoconsult – avvicinandosi per esempio a quello anglosassone, si potrebbe legare lo stipendio a una parte variabile da dedicare all'investimento pensionistico".

A incidere sul risultato sono state anche le disuguaglianze di genere rilevate in Italia dal momento che il focus dell'indagine Mercer 2021 è dedicato al gender gap pensionistico. Lo studio evidenzia, infatti, nel nostro Paese una maggior consuetudine delle donne a svolgere un lavoro part time. Le donne versano, inoltre, i contributi in maniera meno regolare perché spesso devono interrompere il lavoro per mansioni di accudimento e non vi è l'obbligatorietà del versamento dei contributi durante il congedo di maternità. Percepiscono, infine, uno stipendio medio inferiore.

IL SISTEMA PENSIONISTICO IDEALE – Pur evidenziando come non esista un perfetto sistema pensionistico universalmente applicabile l'indagine individua alcuni obiettivi comuni. Adeguatezza: il sistema deve prevedere una pensione minima per i poveri che rappresenti una ragionevole percentuale della retribuzione media di quella comunità; deve essere garantito un tasso di sostituzione del 70%, al netto delle tasse, per un lavoratore a tempo pieno con un reddito medio; almeno il 60% delle prestazioni pensionistiche accumulate deve essere percepito come fonte di reddito. Sostenibilità: Almeno l'80% della popolazione in età lavorativa deve essere membro di piani pensionistici privati; le risorse dei fondi pensioni correnti devono essere superiori al 100% del PIL per poter finanziare gli impegni pensionistici; il tassp di partecipazione alla forza lavoro nella fascia d'età 55-64 deve essere almeno dell'80%. Integrità: lo studio evidenzia la necessità di una forte autorità prudenziale che supervisioni i piani pensionistici privati; una regolare comunicazione ai membri e chiare previsioni di contribuzione.

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