Microprestiti fino a 25.000 euro, domande solo dall'1% delle Pmi

Orafo al lavoro
di Roberta Amoruso
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Sabato 2 Maggio 2020, 17:29
La corsa delle banche, almeno di alcune banche, i solleciti dell'Abi, la spinta del governo non sono bastati
a far decollare i prestiti vitali per le Pmi. Anche gli sforzi per per mettere a punto le piattaforme del Fondo centrale di garanzzia delle Pmi e della Sace non sono bastati, evidentemente. La liquidità promessa dal Decreto del governo è arrivata più o meno
«immediata» solo per pochi. E non solo perchè il grosso delle dole domande è rimastro impigliato nella burocrazia nonostante la garanzia pubblica al 100%. Ma anche perchè molte microimprese non sono nemmeno "bancabili", cioè hanno un'esposizione a monte che non consente loto di ribussare alla porta delle banche. Così risulta che i mini prestiti fino a 25 mila euro introdotti dal «decreto liquidità» a sostegno dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi e delle Pmi non hanno riscosso l'interesse sperato. Almeno sino ad ora è questo il bilancio steso dalla la Cgia di Mestre. Fino allo scorso 30 aprile le banche hanno fatto pervenire al Fondo di garanzia del Mediocredito Centrale 45.703 mila domande. Ma se si tiene conto che la platea delle imprese e dei liberi professionisti interessati per legge da questa misura è costituita da oltre 5.250.000 attività, vuol dire che solo lo 0,9% ha fatto ricorso alla misura. Non è da escludere che il numero ufficiale (45.703) pervenuto al Fondo sia sottostimato. Molte richieste, infatti,sono ancora in fase di lavorazione presso le banche. Tanti imprenditori, infatti, hanno inviato la domanda non correttamente e sono stati invitati a modificarla/integrarla. Pertanto, se conteggiassimo anche le richieste che sono «bloccate» presso gli sportelli bancari che ammonterebbero a circa 250 mila, l'incidenza percentuale delle aziende interessate dal micro prestito rimarrebbe comunque bassissima. Una percentuale del 5,6%. 

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Cosa non ha funzionato davvero?
«Questo flop», segnala Paolo Zabeo, «era prevedibile.
A nostro avviso le piccole imprese dovrebbero essere sorrette con contributi a fondo perduto». La Cgia auspica che anche in Italia segua l'esperienza maturata in Germania in queste ultime settimane. Per sostenere le piccole imprese, infatti, il governo federale e i l„nder tedeschi hanno erogato, alle realtà con meno di 15 addetti, fino a 15 mila euro a fondo perduto. Una misura di grande attenzione alle piccole attività che sia la Banca d'Italia (nell'audizione alla Camera del 27 aprile) sia il Commissario Europeo al Mercato Interno e ai Servizi, Thierry Breton, hanno suggerito al nostro Governo di adottare anche in Italia. Le piccole e micro imprese, comunque, sono da sempre fortemente indebitate e a corto di liquidità. Nel 2019, infatti, registravano livelli di indebitamento che non possono essere ritoccati ulteriormente all'insù, come invece «suggerito» dal «decreto liquidità». Quelle con meno di 5 addetti, ad esempio, presentavano una esposizione bancaria media (in bonis) di 115 mila euro per affidato. Un importo che se aumentato rischia di rendere insolvibili moltissime attività. Tuttavia, non è solo la mancanza di credito a preoccupare la CGIA, ma anche le previsioni dei consumi delle famiglie italiane per l'anno in corso. Secondo il Def 2020, infatti, la caduta sarà pari al 7,2%; in termini assoluti il crollo degli acquisti rispetto al 2019 sarà di circa 75 miliardi e a farne le spese saranno soprattutto gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie. Insomma, i fatturati di queste piccole attività sono destinati a cadere rovinosamente, trascinando verso la chiusura definitiva tantissimi negozi di vicinato.

Una preoccupazione condivisa a fondo anche da Confcommercio.«Nel 2020 i consumi crolleranno di 84 miliardi di euro: una perdita insopportabile per l'economia e la società italiana
», sottolinea l'associazione. «Senza un vero sostegno non ci sarà nemmeno una Fase 2 per le nostre imprese che hanno assoluto bisogno di indennizzi e contributi a fondo perduto, prestiti senza burocrazia e moratoria fiscale per quest'anno. Ma bisogna agire per poter ripartire subito, in sicurezza, e ridare una prospettiva di fiducia e di speranza che oggi non c'è», spiega il presidente, Carlo Sangalli.
 
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