Prestiti per le imprese, meno garanzie di Stato nella manovra: ecco cosa cambia dal 1 gennaio

La protezione calerà all’80% per arrivare fino al 60%. Lo “scudo” torna a pagamento

Prestiti per le imprese, meno garanzie di Stato nella manovra: ecco cosa cambia dal 1 gennaio
di Andrea Bassi
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Domenica 14 Novembre 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 11:42

Lo si potrebbe definire un “atterraggio morbido”. Un ritorno graduale alla normalità per una delle misure che, durante la fase più acuta della pandemia, erano state messe in campo per aiutare le imprese: i prestiti garantiti dallo Stato. Il più noto era quello fino a 30 mila euro garantito al 100 per cento, ottenibile senza nessuna istruttoria da parte delle banche, e rimborsabile in 15 anni. Ma in realtà le piccole e medie imprese hanno potuto beneficiare di fidi garantiti fino a 5 milioni di euro.

L’iniezione di liquidità immessa nel sistema è stata enorme. Nel corso del 2020 e nei primi sei mesi del 2021, il Fondo di garanzia ha messo il timbro a 148 miliardi di euro di finanziamenti, pari al 6 per cento del Pil italiano, di cui 133 miliardi erogati in “deroga” alle normali regole come previsto dalle norme d’emergenza e come consentito dalla Commissione europea grazie alla sospensione temporanea delle regole sugli aiuti di Stato. Ma se l’iniezione di liquidità è stata “monstre”, anche le perdite che lo Stato è destinato a subire hanno pochi precedenti. 

La stima è contenuta nella Relazione tecnica della manovra di bilancio appena trasmessa in Parlamento che, tra le altre cose, riforma profondamente, come si diceva, lo strumento dei prestiti alle imprese garantiti dallo Stato. «La perdita attesa sul portafoglio garantito al 31 dicembre del 2021», si legge nel documento, è «pari circa a 22 miliardi di euro». Dietro questo numero ci sono ristoranti, bar, esercizi commerciali, partite Iva e piccole e medie imprese, che hanno ottenuto i prestiti dalle banche ma che non riusciranno a restituirli. Toccherà dunque allo Stato onorare la garanzia data agli istituti di credito. Per i conti pubblici, per ora, la cosa non costituisce un problema. A copertura del Fondo di garanzia sono già stati stanziati 25 miliardi di euro. E la manovra del governo Draghi ne aggiunge altri tre. 

Ma il punto centrale è un altro. Come si è usciti, grazie ai vaccini, dall’emergenza sanitaria, per il governo è arrivato il momento di uscire anche dall’emergenza economica riducendo gli aiuti. Senza eccessivi strappi però. I prestiti garantiti fino a 30 mila euro vengono prorogati per tutto il prossimo anno. A partire però, dal prossimo primo gennaio, lo “scudo” pubblico scende all’80 per cento. Dal primo aprile viene anche eliminata la gratuità della garanzia. Chi chiederà allo Stato di proteggere i suoi fidi, dovrà pagare una commissione una tantum. Dal primo luglio del 2022 le cose cambieranno ancora. 

LE DEROGHE

Da quel momento, infatti, scadrà la deroga della Commissione europea sugli aiuti di Stato e, per il momento, non è ancora chiaro cosa accadrà dopo. Intanto la manovra prevede che la garanzia, almeno per le imprese che si trovano nella classe uno e due dei modelli di rating applicati dalle banche, scenda ancora fino al 60 per cento. E tornerà, dunque, anche la valutazione del merito creditizio. 

Ci saranno anche altre novità. Viene posto un limite annuo agli impegni che potranno gravare sul Fondo. Per il 2022 questo limite sarà di 50 miliardi di euro. Inoltre verrà introdotto un sistema di monitoraggio continuo dei rischi di escussione delle garanzie pubbliche. Ogni tre mesi il Fondo dovrà trasmettere al ministero dell’Economia e a quello dello Sviluppo economico, un prospetto di sintesi con la composizione del portafoglio e con le stime di rischio. L’uscita dalla misura, o il “tapering” come direbbero i banchieri centrali, è avviata. 

 

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