Ponte Morandi, a un anno dal crollo Genova si stringe nel ricordo delle vittime

Mercoledì 14 Agosto 2019
(Teleborsa) - La bandiera di San Giorgio, simbolo di Genova, sventola su una delle gru impegnate nei lavori di ricostruzione del ponte Morandi. Dopo un lavoro immane durato 8 mesi, l'ultimo atto della demolizione del gigante di cemento da 70 mila tonnellate, è avvenuto lo scorso 12 agosto con la frammentazione delle pile 1 e 2 e ora il viadotto è pronto a rinascere dalle macerie.

A un anno dalla tragedia che ha colpito Genova l'Italia si stringe oggi nel ricordo di quegli spaventosi attimi che, con inaspettata ferocia, hanno distrutto vite e speranze. Erano le 11.36 del 14 agosto 2018 quando, con un terribile boato, il ponte si è spezzato portandosi via 43 vite. Un crollo che ha scosso il capoluogo ligure e il Paese intero, la cui foto simbolo del camion frigo verde rimasto sospeso a un passo dal vuoto ha fatto il giro del mondo. "A un certo punto è tremato tutto la macchina che avevo davanti è sparita, sembrava inghiottita dalle nuvole. Ho alzato gli occhi, ho visto il pilone del ponte cadere giù, ho inchiodato le ruote. Istintivamente ho innestato la retromarcia", racconterà Luigi Fiorillo, il miracolato autista di 37 anni che quella sventurata vigilia di Ferragosto era al volante del mezzo Volvo della Basko supermercati.

In un capannone davanti alla futura pila 9 del nuovo ponte, questa mattina, autorità e familiari delle vittime (anche se non saranno presenti tutti, per esempio i genitori dei quattro ragazzi di Torre del Greco non parteciperanno) ricorderanno il drammatico anniversario del disastro. Alle 10 la messa celebrata dall'arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei Angelo Bagnasco, poi alle 11.36, l'ora in cui il ponte crollò, la città si fermerà per osservare un minuto di silenzio. Subito dopo le campane di tutte le chiese di Genova, insieme alle sirene delle navi in porto e ai i clacson delle auto dei tassisti genovesi fermi nelle piazze, suoneranno a lutto. A seguire sono previsti gli interventi del sindaco di Genova Marco Bucci, del governatore governatore ligure Giovanni Toti, del premier Giuseppe Conte e non è escluso un discorso da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A parlare saranno anche alcuni dei familiari degli scomparsi.

In via 30 giugno ci saranno due maxischermi per dare modo a chiunque voglia partecipare alla commemorazione di assistervi. Gli sfollati del comitato di via Porro si ritroveranno alle 11 sotto il ponte di ferro del Campasso per poi spostarsi nel punto in cui ogni 14 del mese da che è accaduta la tragedia, si rinnova il rito del lancio delle rose: ne saranno gettate 43 nel torrente Polcevera.

I familiari delle vittime si riuniranno anche nel pomeriggio nei pressi del ponte per un momento privato. Ci saranno anche i soccorritori (Vigili del fuoco, Protezione civile, Croce Rossa e forze dell'ordine) ai quali verranno consegnate targhe di ringraziamento.

"Stringiamoci idealmente insieme per ricordare le persone che hanno perso la vita in quel tragico evento e per sentirci ancora una volta comunità unita, come abbiamo dimostrato in questo anno trascorso" è l'appello lanciato ieri dal sindaco Bucci che ha invitato tutti i genovesi a partecipare alla cerimonia e a osservare un minuto di raccoglimento, ovunque si trovino, nell'ora del crollo.

Il nuovo viadotto pensato dall'architetto Renzo Piano come la chiglia di una nave, secondo annunci e previsioni, sarà pronto la prossima primavera mentre i sopravvissuti e i familiari delle vittime ancora si indagano sulle cause del disastro che ha strappato via i loro cari. Le loro testimonianze sono state raccolte nel documentario "Genova Ore 11:36" che andrà in onda su Raitre il prossimo 15 settembre. È di ieri la diffusione, da parte del Consiglio nazionale dei geologi, di uno studio del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena che dimostrerebbe come la struttura abbia iniziato a deformarsi quattro anni prima del cedimento. Deformazioni che negli ultimi mesi prima del crollo sarebbero aumentate. "Una causa che sarebbe innanzitutto geologica e poi strutturale", ipotizza il dossier al quale ha partecipato anche un geologo italiano del ministero dell'Ambiente.


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