PNRR, Bini Smaghi: Riforme e collaborazione pubblico-privato per vera svolta Paese

PNRR, Bini Smaghi: Riforme e collaborazione pubblico-privato per vera svolta Paese
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 12:45

(Teleborsa) - Una Pubblica Amministrazione più efficiente e digitalizzata, trasporti più moderni, sostenibili e diffusi, un mercato del lavoro più dinamico e senza discriminazioni di genere e generazionali. Una sanità pubblica più vicina alle persone, superando finalmente profonde criticità per consegnare alle future generazioni un Paese più coeso.

Questo l'ambizioso obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - articolato in investimenti e riforme - per costruire, appunto, un "nuovo Paese" pronto a partire con "Italia Domani" dando vita a una crescita economica più robusta, sostenibile e inclusiva.

Il Recovery Fund è, a detta di tutti, un'occasione irripetibile e per questo l'Italia non può fallire. Ovviamente, non sarà un regalo da parte di Bruxelles. Dopo aver messo nero su bianco i buoni propositi che dovranno segnare finalmente il cambio di passo, arriva la fase più complicata: passare dalla teoria alla pratica. Per questo, si guarda già alla scadenza di fine anno quando cioè bisognerà centrare 42 obiettivi in un crescendo di complessità: si va dall'approvazione in Parlamento della riforma del processo penale (già disco verde alla Camera), a quella del processo civile e del procedimento fallimentare. Ma non finisce qui. Pezzi forti del "menù" con il quale Roma dovrà convincere Bruxelles, le riforme dell'università, la riforma fiscale e la legge annuale sulla concorrenza. Parallelamente ai macro interventi, ovviamente, non mancheranno una lunga serie di decreti attuativi di responsabilità dei ministeri.

La sfida, ampiamente dichiarata, è decisamente ardua: bisogna fare in fretta, ma – più ancora – bisogna fare bene. Cosa può significare per il nostro Paese utilizzare bene le risorse a nostra disposizione da qui al 2026?

Teleborsa lo ha chiesto all'economista ed ex membro del consiglio direttivo della BCE, Lorenzo Bini Smaghi.

"Nel ventennio che ha preceduto la crisi pandemica l'Italia è cresciuta in media intorno allo 0,3% all'anno, oltre un punto in meno della media europea. Se si utilizzano bene le risorse, si potrà cominciare a crescere come il resto dell'area e magari colmare il divario accumulato in passato. Significa creare più posti di lavoro che in passato e iniziare a ridurre le disuguaglianze interne al paese in modo significativo. Per fare questo, tuttavia, non basta la disponibilità di ingenti risorse pubbliche, bisogna saperle spendere bene e soprattutto accompagnarle con riforme incisive, che consentano di liberare anche le risorse private".

Dopo il durissimo colpo inferto dalla pandemia alla nostra economia - già in sofferenza - i numeri di quest'anno sono decisamente incoraggianti: crescita del PIL al 6%, debito in calo. È davvero l'inizio di un nuovo boom economico per il nostro Paese, come già successo nel Dopoguerra?

"Per ora stiamo recuperando il terreno perso lo scorso anno, che era maggiore rispetto ad altri paesi, come la Germania. È dunque normale crescere più degli altri in questa fase. Per poter parlare di boom dobbiamo aspettare che si verifichino le condizioni per una accelerazione della crescita. Dobbiamo chiederci cos'è cambiato nel sistema economico italiano rispetto a prima della crisi, prima di prevedere un boom. Le riforme sono ancora in fase di definizione, anche se alcune sono state adottate, almeno sulla carta. In Italia la principale difficoltà rimane quella dell'implementazione pratica delle decisioni. Fin quando non si vedrà traccia concreta delle riforme, sarà prematuro fare previsioni rosee".

In Germania si è ufficialmente chiusa l'era Merkel dopo 16 anni. Dopo l'addio della Cancelliera tedesca, secondo molti, c'è un solo nome candidato a riempire il vuoto di autorevolezza e mediazione, quello di Mario Draghi. Lei che ne pensa, sarà lui ad indicare all'Europa post- pandemia la direzione da prendere?

"L'era Merkel è durata, appunto, 16 anni. L'influenza di un paese e di un leader dipendono in larga parte dalla stabilità politica interna e dalla continuità di azione di governo. Oltre che dal mandato politico europeista ricevuto dall'elettorato. Il Governo Draghi ha 8 mesi di vita e si trova di fronte alcune importanti scadenze. Ha fatto molto in questi mesi. Ma sembra prematuro fare delle previsioni sull'influenza che potrà avere in Europa".

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