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Il Pil aumenta più del previsto, ma l'inflazione vola raggiungendo la quota del 1986

Diminuiscono i consumi delle famiglie

Il Pil aumenta più del previsto, ma l'inflazione vola raggiungendo la quota del 1986
5 Minuti di Lettura
Martedì 31 Maggio 2022, 12:11 - Ultimo aggiornamento: 14:15

Il Pil sale, ma sale anche l'inflazione e calano i consumi. Nel primo trimestre del 2022 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 6,2% nei confronti del primo trimestre del 2021.

L'inflazione

L'inflazione torna ad accelerare a maggio, dopo il rallentamento di aprile. Secondo le stime preliminari dell' Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 6,9% su base annua (da +6,0% del mese precedente). «A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l'inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%)», spiega l' Istat.

L'accelerazione dell'inflazione su base tendenziale, dopo il rallentamento di aprile, si deve ai prezzi di diverse tipologie di prodotto: dei Beni energetici (la cui crescita passa da +39,5% di aprile a +42,2%) e in particolare degli Energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,4%; la crescita dei prezzi degli Energetici regolamentati è stabile a +64,3%), dei Beni alimentari (da +6,1% a +7,1%), soprattutto dei Beni alimentari lavorati (da +5,0% a +6,8%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,4% a +4,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +5,1% a +6,0%). Pertanto, l' «inflazione di fondo», al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +2,4% a +3,3% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,9% a +3,7%, rileva l' Istat. Su base annua accelerano sia i prezzi dei beni (da +8,7% a +9,7%) sia quelli dei servizi (da +2,1% a +3,1%); rimane stabile, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (-6,6 punti percentuali come ad aprile). Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +5,7% a +6,7%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +5,8% a +6,7%). L'aumento congiunturale dell'indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+3,2%), degli Alimentari lavorati (+1,5%), degli Alimentari non lavorati (+1,1%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,2%). Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un aumento su base mensile dello 0,9% e del 7,3% su base annua (da +6,3% nel mese precedente).

Il Pil

Lo rileva l'Istat. La crescita congiunturale del Pil diffusa il 29 aprile 2022 era stata del -0.2% mentre quella tendenziale era stata del +5.8%. La revisione congiunturale di 0,3 punti percentuali, benché di rilievo, non rappresenta una eccezione assoluta in questo periodo ancora influenzato dalla pandemia, visto che nel primo trimestre del 2021 la revisione al rialzo era stata di 0,5 punti.

Rispetto al trimestre precedente, e per i principali aggregati della domanda interna, l' Istat rileva una diminuzione dello 0,6% dei consumi finali nazionali, a fronte di un aumento del 3,9% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, del 4,3% e del 3,5%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,4 punti percentuali: negativo, per 0,5 punti percentuali, è risultato il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, mentre è stato positivo, per 0,8 punti, quello degli investimenti fissi lordi. Infine, è risultato nullo il contributo della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP).

La variazione delle scorte ha anch'essa fornito un contribuito nullo, mentre la domanda estera netta ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. L'istituto di statistica registra poi andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di agricoltura e industria, cresciuti rispettivamente dell'1,8% e dello 0,5%, mentre i servizi sono diminuiti dello 0,1%.

La crescita acquisita per il 2022 è pari al 2,6%. La stima sul pil nel primo trimestre rispetto al trimestre precedente e rispetto agli stessi tre mesi del 2021 rappresentano una revisione «al rialzo rispetto alla stima preliminare dello scorso 29 aprile, quando il rilascio mostrava una diminuzione congiunturale dello 0,2% e un aumento tendenziale del 5,8%. La ripresa è stata determinata soprattutto alla domanda interna e in particolare agli investimenti a fronte di un contributo negativo della domanda estera. Sul piano interno, l'apporto dei consumi privati è stato negativo mentre è risultato nullo sia quello delle amministrazioni pubbliche, sia quello della variazione delle scorte. In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro, a fronte di una crescita più lieve dei redditi pro capite e di una stazionarietà delle posizioni lavorative», commenta l' Istat.

Rispetto al trimestre precedente, e per i principali aggregati della domanda interna, si rileva una diminuzione dello 0,6% dei consumi finali nazionali, a fronte di un aumento del 3,9% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, del 4,3% e del 3,5%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla crescita del pil per 0,4 punti percentuali: negativo, per 0,5 punti percentuali, è risultato il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private isp, mentre è stato positivo, per 0,8 punti, quello degli investimenti fissi lordi. Infine, è risultato nullo il contributo della spesa della pa. La variazione delle scorte ha anch'essa fornito un contribuito nullo, mentre la domanda estera netta ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di agricoltura e industria, cresciuti rispettivamente dell'1,8% e dello 0,5%, mentre i servizi sono diminuiti dello 0,1%

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