Petrolio, accordo tra Opec e Russia: ok al taglio di 500 mila barili per sostenere i prezzi

Venerdì 6 Dicembre 2019
Il vertice di Vienna è stato lungo e faticoso, ma alla fine l'accordo è arrivato. I paesi Opec +, vale a dire gli storici componenti del Cartello più gli altri produttori guidati dalla Russia, hanno deciso un ulteriore taglio delle quote di produzione di petrolio di 500mila barili, portando quindi sulla carta la riduzione dagli standard «normali» a 1,7 milioni di barili al giorno, nel tentativo di far salire le quotazioni. Nell'immediato, i mercati hanno reagito in linea con le aspettative, e il prezzo del petrolio ha registrato un rialzo del 2,4% a 59,69 dollari al barile.

L'accordo di massima era stato in realtà raggiunto giovedì, nella prima giornata di vertice, ma mancavano dettagli
determinanti, come la distribuzione del taglio tra i vari Paesi coinvolti. I 500mila barili in meno vengono così suddivisi: 372mila barili per i Paesi Opec e 131mila per i Non Opec. Il colosso Arabia Saudita (che ha appena collocato in Borsa Aramco e quindi ha tutto l'interesse a far salire i prezzi in vista dell'avvio delle contrattazioni l'11 dicembre) ha sorpreso positivamente i mercati non solo accettando un ulteriore taglio di 160mila barili, ma annunciando la decisione di mantenere la riduzione «volontaria» di 400mila barili rispetto alla quota che ha sulla carta. Quindi, ha rivendicato il nuovo ministro dell'energia il principe Abdulaziz bin Salman al suo debutto a un vertice Opec, «il taglio totale arriva in realtà a 2,1 milioni di barili». Quanto alla Russia, che ha ottenuto di escludere dal calcolo della propria quota i condensati, così come avviene per i Paesi Opec, il taglio sarà di 70mila barili al giorno.

Le nuove quote scatteranno a partire dal primo gennaio e dureranno «almeno un trimestre»: la prossima riunione è infatti fissata nella prima settimana di marzo, proprio per fare una sorta di «tagliando» al nuovo regime. L'obiettivo finale è evidentemente quello di sostenere il mercato e i prezzi in una fase macroeconomica difficile: la crescita globale per il prossimo anno, si legge nella nota finale, è fissata al 3%, ma la domanda di greggio aumenta lentamente dell'1,1% e le insidie non mancano, a partire dai dazi. L'altra grande «minaccia» per gli Opec+ sono poi i Paesi che non fanno parte dell'organizzazione allargata: Stati Uniti, Norvegia, Brasile, Canada potrebbero tranquillamente continuare a pompare petrolio senza limiti, rischiando di rendere così vani gli sforzi dell' Opec+.

  Ultimo aggiornamento: 22:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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