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Petrolio in rialzo. Timori per perdita di produzione russa

Petrolio in rialzo. Timori per perdita di produzione russa
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Venerdì 18 Marzo 2022, 09:00

(Teleborsa) - Salgono le quotazioni del greggio, in una settimana contraddistinta da forte volatilità per i molteplici fronti caldi che hanno un effetto sull'andamento del petrolio. I più impattanti sono la crisi dell'offerta dovuta alle sanzioni contro la Russia, i colloqui sul nucleare con l'Iran, la diminuzione delle scorte di petrolio e le preoccupazioni per un'ondata di casi di Covid-19 in Cina (con le conseguenti severe misure restrittive di Pechino). Questi fattori colpiscono la domanda di greggio e hanno causato le montagne russe delle quotazioni sui mercati internazionali per tutta la settimana.

Alle 8.45 ora italiana, i futures sul greggio Brent di maggio 2022 hanno raggiunto i 107,5 dollari al barile, in rialzo di 0,86 dollari o dello 0,81%. I prezzi odierni hanno oscillato tra un minimo di 106,6 e un massimo di 109,6 dollari al barile. I futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) di aprile 2022 scambiano in rialzo dell'1,3% a 104,3 dollari al barile. In questo caso i prezzi hanno oscillato tra un minimo di 103,1 e un massimo di 106,3 dollari al barile.

Salgono intanto le preoccupazioni per l'offerta di greggio in calo dalla Russia. Secondo le previsioni di RBC Capital, le perdite delle esportazioni petrolifere russe si dimostreranno probabilmente durature e che i barili di compensazione scarseggeranno. "Secondo quanto riferito, il Segretario di Stato americano Blinken si sta preparando ad andare negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita alla fine di questo mese e la richiesta di petrolio sarà presumibilmente in cima all'agenda", si legge in una nota.

Morgan Stanley ha invece alzato "la stima dei prezzi del greggio per la seconda metà del 2022 e per il 2023. La nostra nuova stima del Brent per il terzo trimestre 2022 è di 120 dollari, rispetto ai 100 precedenti", si legge in una nota della banca d'affari statunitense. La quotazione dovrebbe scendere a 110 negli ultimi tre mesi dell'anno e a 100 nel 2023. Le sanzioni occidentali, il bando all'import imposto dagli USA e la scarsa capacità domestica di stoccaggio dovrebbero far calare la produzione russa di petrolio di circa un milione di barili al giorno, da 11 a 10 milioni, con la flessione visibile da aprile in poi. Quella di Morgan Stanley è una stima inferiore ai 3 milioni in meno previsti dall'Agenzia Internazionale dell'Energia.

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