PENSIONI

Pensionati, flat tax al 7% per chi dall'estero si trasferisce al Sud

Sabato 22 Dicembre 2018
Pensionati, flat tax al 7% per chi dall'estero si trasferisce al Sud

Arriva la flat tax per i pensionati che dall’estero decidono di trasferirsi in una delle regione del Mezzogiorno d’Italia: i redditi saranno tassati solo al 7% per cinque anni. Vale sia per i pensionati stranieri che per quelli italiani che dal almeno 5 anni si erano trasferiti all’estero. La norma è sulla falsariga del “modello Portogallo”, nazione che per prima in Europa ha introdotto agevolazioni fiscali per i redditi dei pensionati stranieri. Non tutte le zone del Sud saranno però agevolate. Nella bozza del maxiemendamento al ddl bilancio si prevede la flat tax al 7% per chi trasferisce la residenza in una città con popolazione non superiore a 20.000 abitanti e collocata in una delle seguenti regioni: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia.

Cartelle. La possibilità di saldare i debiti tributari e contributivi pagando solo una parte del dovuto (senza sanzioni e interessi) riguarda i contribuenti con Isee fino a 20 mila euro. Ma il beneficio risulterà variabile proprio in base al valore dell’indicatore di situazione economica: fino a 8.500 euro sarà possibile versare solo il 16 per cento, tra 8.500 e 12.500 euro il 20, oltre i 12.500 euro e appunto fino a 20.000 il 35. Per aderire a questa particolare forma di definizione agevolata ci sarà tempo fino al 30 aprile del prossimo anno. Il versamento potrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 novembre oppure in cinque rate, l’ultima delle quali scadrebbe il 31 luglio del 2021. Con la prima rata in scadenza a novembre occorrerà versare il 35% del totale.

Web Tax. Dovrebbe attestarsi al 3% l’aliquota della web tax, l’imposta sui servizi digitali che il governo punta ad inserire nella legge di bilancio. Nel testo che si sta mettendo a punto l’imposta dovrebbe riguardare le imprese che, singolarmente o a livello di gruppo, realizzano un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni di euro e un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali come la fornitura di pubblicità, le vendite on line di beni e servizi e la trasmissione di dati realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5,5 milioni. Il governo si aspetta di ottenere 150 milioni di gettito il primo anno, per arrivare a 1,3 miliardi in tre anni. La misura non colpirà però solo le grandi multinazionali del web ma anche le imprese editoriali italiane.

Comuni. Il fondo da 400 milioni destinato ai Comuni per per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale sarà gestito dal ministero degli Interni: sarà erogato il 50 per cento dell’importo alla verifica dell’inizio dei lavori, e il restante 50 per cento al momento del collaudo. In caso di mancato rispetto dei termini previsti i contributi vengono revocati. Le somme sono variabili in base alla dimensione del Comune: 40 mila euro ai Comuni fino a 2 mila abitanti, 50 mila euro tra 2 mila e 5 mila abitanti 70 mila euro fino alla soglia dei 10 mila e 100 mila euro per i Comuni che hanno fino a 20 mila abitanti. I progetti finanziabili non devono godere di altri finanziamenti e devono essere aggiuntivi rispetto a quelli già previsti.

Terzo settore. Azzeramento del credito d’imposta per i beni strumentali nuovi; abrogazione del credito d’imposta Irap; stop alle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali. Sono alcune delle modifiche che saranno inserite dal governo nella legge di bilancio, che dovrebbero consentire di risparmiare quasi mezzo miliardo nel prossimo anno. In particolare l’azzeramento del credito d’imposta per i beni strumentali farà risparmiare, sempre secondo le stime dell’esecutivo, circa 204 milioni; altri 118 milioni di euro arrivano dalla cancellazione delle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali - una misura che colpisce la Chiesa cattolica e tutto il mondo del no profit - mentre dall’abrogazione del credito d’imposta Irap arriveranno altri 113 milioni.

Giochi. Un pacchetto di misure che incrementa il prelievo nel settore dei giochi attraverso l’aumento del Preu (prelievo erariale unico) applicabile agli apparecchi da divertimento e intrattenimento e la riduzione delle percentuali minime di pay-out; inoltre, si introduce dal primo gennaio 2019 l’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse. L’aumento delle tasse sui giochi farà incassare all’erario 450 milioni l’anno. Negli anni scorsi più o meno tutti i governi hanno richiesto al mondo dei giochi un contributo anche rilevante al momento di mettere a punto le varie manovre di finanza pubblica. L’esecutivo in carica ha però dichiarato piuttosto apertamente di volre colpire il gioco in quanto tale: già in estate c’era stato un intervento per vietare la pubblicità di questo tipo di attività. 

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