Pensioni, uscita a 62 anni ma con taglio: il premier convoca i sindacati

Il primo confronto previsto per martedì: tra i temi sul tavolo anche l'assegno di garanzia destinato ai giovani

Pensioni, uscita a 62 anni ma con taglio: il premier convoca i sindacati
di Andrea Bassi e Giusy Franzese
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Venerdì 12 Novembre 2021, 10:10

La riforma è sul tavolo. E il confronto tra governo e sindacati sta per iniziare. Si partirà da due numeretti secchi: 62 e 41. Insieme fanno 103, ma è altamente probabile che il sistema quote scomparirà definitivamente con il prossimo anno, e la parola flessibilità sarà coniugata con uno solo dei due numeri a scelta del lavoratore. Martedì prossimo i sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per l'avvio ufficiale della trattativa. Dopo il compromesso su quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) per il solo anno 2022 inserito nella legge di Bilancio in arrivo nelle aule parlamentari, c'è più tempo per trovare una soluzione sostenibile che metta insieme le richieste di Bruxelles che il governo ha tutta l'intenzione di esaudire così come da impegni, e quelle dei sindacati e di una parte dei partiti politici che non hanno alcuna voglia di tornare sic et simpliciter alla regole della riforma Fornero.

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In teoria il governo non è contrario a concedere una maggiore flessibilità di uscita, anche partendo dai 62 anni di età oppure dai 41 anni di contributi versati. Ma Draghi ha già chiaramente detto quale sarebbe il prezzo da pagare: il conteggio dell'assegno pensionistico interamente con il metodo contributivo. La chiamano opzione tutti, perché di fatto sarebbe lo stesso meccanismo di opzione donna appena prorogato per il 2022 dal governo con gli attuali requisiti: un calcolo così penalizzante - in alcuni casi si arriva anche a un taglio a vita del 30% della pensione - che infatti non sono poi così tante le donne che vi hanno aderito.
Per i sindacati al momento opzione tutti non è da prendere in considerazione, proprio perché eccessivamente penalizzante dal punto di vista economico. Con la riunione di martedì si inizierà a capire fino a che punto le posizioni sono inconciliabili. Una sintesi potrebbe trovarsi in nome dei giovani, quelli che ancora non hanno iniziato a lavorare o anche quelli che lavorano da qualche anno e per i quali il calcolo dell'assegno interamente con il contributivo è già realtà. Il mitico posto fisso per i giovani è soltanto un ricordo del passato che appartiene alle generazioni precedenti, per loro la vita professionale è fatta da una sommatoria di contratti, spesso discontinui. A bocce ferme buona parte di questi giovani si ritroverà con una pensione molto bassa. Tra le richieste già avanzate dai sindacati c'è anche quella di conteggiare per il requisito contributivo i periodi di formazione, al di là del solo diploma di laurea. Oltre all'eliminazione della soglia che permette di lasciare in anticipo il lavoro solo se si è maturato un assegno almeno pari a 2,8 volte quello minimo. Per farlo, però, sarà necessario anche dare una pensione di garanzia agli attuali giovani, una sorta di integrazione ad un minimo vitale per evitare che una volta lasciato il lavoro abbiano assegni ridottissimi a causa della discontinuità del lavoro e alle basse retribuzioni. Ma il tema del confronto resterà soprattutto quello della flessibilità d'uscita. Sullo sfondo e tra i compromessi possibili c'è anche la proposta del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico che prevede un assegno calcolato con il contributivo per tutti gli anni di anticipo, per poi ritornare a prendere la pensione piena (calcolata con il sistema misto retributivo-contributivo per chi rientra in questo regime) una volta raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia. Insomma chi va via prima paga pegno, ma solo per un certo numero di anni. Tabelle e simulazioni alla mano, Tridico ha dimostrato in audizione parlamentare che questa soluzione non sarebbe poi così onerosa.


LE REAZIONI
Nel frattempo i sindacati hanno accolto con soddisfazione la convocazione a Palazzo Chigi. «Ottima notizia» dice il leader Cisl, Luigi Sbarra. «Ora bisogna riempire di contenuti il confronto, dando al sistema pensionistico sostenibilità sociale, flessibilità e inclusività, soprattutto per giovani e donne» aggiunge. «Non so quali spazi di discussione avremo, ma potremo dire le nostre proposte di riforma» è il commento del numero uno Cgil, Maurizio Landini. Tra queste - ricorda - c'è «la pensione di garanzia per i giovani all'interno del sistema contributivo». Tra i soggetti da tutelare maggiormente per la Uil ci sono anche le donne: la proposta è quella di considerare un anno di contributi per ogni figlio.

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