Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pasta, pane e biscotti più cari: scoppia la guerra del grano

L’allarme di Coldiretti: «In Italia 200 milioni di chili arrivano dall’Ucraina e dalla Russia»

Pasta, pane e biscotti più cari: scoppia la guerra del grano
di Carlo Ottaviano
4 Minuti di Lettura
Domenica 6 Febbraio 2022, 21:37 - Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 09:07

I venti di guerra Russa-Ucraina pesano non solo sui prezzi del gas e dell’energia, ma gonfiano anche i costi dei cibi più popolari, la pasta e il pane. Da quel fronte di crisi parte, infatti, un terzo dell’export mondiale di grano. Una eventuale invasione russa del Paese vicino sconvolgerebbe non solo il mercato energetico ma anche quello dei cereali e delle materie prime agricole con effetti sui prezzi e sugli approvvigionamenti e il rischio concreto di carestie e tensioni sociali. Ne è convinta Coldiretti, che ieri ha lanciato un accorato grido d’allarme. I prezzi del grano sono saliti a gennaio del 12,5%, dopo il più 80% nel 2021 delle semole di frumento dovuto ai rincari di energia e gas.

«La Russia – sottolinea l’associazione presieduta da Ettore Prandini – è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale mentre l’Ucraina si colloca al terzo posto e contemporaneamente è al quinto posto nel mondo (con 36 milioni di tonnellate) per la produzione di mais per l’alimentazione animale e settima (25 milioni di tonnellate) nella produzione di grano tenero per il pane». La distruzione dei porti del Mar Nero, o comunque il loro blocco per cause militari, potrebbero essere un disastro di dimensioni planetarie, considerando che interi Paesi – moltissimi nord africani – dipendono al 100% dalle forniture di cereali dall’Est per sfamare le popolazioni. La stessa Italia non ha da restare serena: l’industria della pasta, del pane e dei biscotti, punta di diamante dell’export agroalimentare, importa (dati Coldiretti) addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano. 

LE IMPORTAZIONI

Nel dettaglio: nel 2021 ha importato oltre 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e altri 100 milioni di chili dalla Russia che, oltretutto, ha appena deciso di limitare dal prossimo 15 febbraio al 30 giugno le proprie esportazioni di grano con l’obiettivo di contrastare l’aumento dell’inflazione interna. «Le crescenti e preoccupanti tensioni tra Federazione Russa e Ucraina possono destabilizzare il mercato internazionale dei cereali», sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Che aggiunge: «Occorre che l’Unione Europea difenda la propria indipendenza alimentare come punto di forza. Anche perché la Ue è in grado di produrre un quantitativo sufficiente a coprire il fabbisogno interno e ad alimentare un importante flusso di vendite fuori dall’Unione».

Le stime più recenti della Commissione Europea per la campagna 2021-2022 indicano una produzione di cereali nella Ue di oltre 290 milioni di tonnellate. Inoltre, Confagricoltura rivolge «l’attenzione alle possibili nuove sanzioni che l’Unione europea potrebbe imporre alla Federazione Russa, dopo quelle del 2014, che hanno chiuso il mercato russo alle importazioni europee».

Pasta. Al kg aumenta di 0,60 euro

Non ci si fa caso, ma a fare il prezzo di un pacco di pasta contribuisce anche il cellophane della confezione. Il cui costo nell’ultimo anno è aumentato del 25%. Aggiungendo i rincari dell’energia, delle sementi, dei fertilizzanti (che si producono attraverso il gas), ecco che un chilo di spaghetti è passato da poco più di un euro la scorsa estate, a 1,40 nei giorni di Natale, a 1,60 in questi giorni. Frutto dell’inflazione, dei venti di guerra, ma anche della speculazione di chi ne approfitta.

Pane. Per ora sale solo del 5-10%

Almeno il prezzo del pane non lievita a dismisura, forse perché gran parte delle vendite avviene nei negozi di prossimità con dettaglianti e artigiani consapevoli delle difficoltà economiche della clientela. Ma i loro conti sono chiaramente in perdita: in un anno il gas costa il 40% in più, l’energia elettrica l’80%, le farine di grano tenero il 25%, la semola di grano duro l’80%. Invece, il prezzo del pane è aumentato solo del 5-10%, chiaramente erodendo gli utili di piccoli imprenditori.

Dolci. Uova e burro costano di più

Sotto le feste di Natale sono passati quasi inosservati scontrini più alti del 10-15% per lievitati dolci e paste fresche. Gli artigiani legano gli aumenti ai rincari registrati da tutte le materie prime, non solo dei cereali: il burro è salito del 70%; il semolino di riso, necessario per spolverare molti prodotti, di oltre il 40%; le uova necessarie per la pasta all’uovo e molti dolci del 40%. Inoltre anche plastica, carta e alluminio incidono: vaschette e cartoni costano dal 20 al 50% in più.

© RIPRODUZIONE RISERVATA