Pannelli solari liberi su case e capannoni, ecco il modello unico semplificato: tre passaggi per installarli

La novità è rivoluzionaria per il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani visto che si estende la procedura superveloce a impianti con potenza fino a quattro volte quella consentita finora

L'accelerazione sul fotovoltaico passa dal taglio alla burocrazia
di Roberta Amoruso
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Martedì 6 Settembre 2022, 17:05 - Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 17:39

La svolta dei pannelli solari è arrivata. A quattro mesi dal decreto, parte l’operazione fotovoltaico-libero lanciata ad aprile con le misure varate dal governo per combattere il caro-energia. Ora c’è anche l’ultimo bollino atteso dal Ministero della Transizione ecologica, il decreto attuativo fresco di pubblicazione che permetterà con una semplice firma e alcune informazioni di inizio lavori da inviare al proprio gestore di rete su un modulo scaricato on-line di installare pannelli solari sul tetto di casa o sulle pensiline o sui capannoni industriali.

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Niente più attese di mesi o addirittura anni finora previsti per gli impianti oltre i 50 kw di potenza. Pur di spingere “l’autoproduzione” il governo ha tagliato autorizzazioni e permessi anche per gli impianti più grandi. Rimangono fuori soltanto gli edifici vincolati. Con un doppio risultato: aiutare famiglie imprese a tagliare la bolletta passando da un intervento «equiparabile a una manutenzione ordinaria», poco più che una tinteggiatura di casa, ma anche rendere più vicino l’obiettivo sulle rinnovabili al 2030 (85 Gw).

 

COME FUNZIONA

Il nuovo modello unico semplificato agevola ulteriormente l’iter burocratico per gli impianti fotovoltaici fino a 200 kw, non più soltanto fino a 50 kw. Il modello, prevede il decreto attuativo, deve essere utilizzato per la realizzazione, la modifica, il potenziamento, la connessione e l’esercizio degli impianti con le seguenti caratteristiche: - situati presso clienti finali già dotati di punti di prelievo; - per i quali siano necessari lavori semplici; - per i quali sia richiesto il ritiro dell’energia al Gse, il Gestore dei servizi energetici. Società interamente partecipata dal Ministero dell’economia. Incluso il ritiro dedicato, ovvero la cessione a mercato dell’energia elettrica mediante sottoscrizione di un contratto di dispacciamento con una controparte diversa dal Gse.

I PASSAGGI

Sono tre, di fatto, i passaggi previsti dal decreto del Mite: 1) l’invio del modulo dal richiedente al gestore di rete; 2) la verifica da parte del gestore della compatibilità della domanda; 3) l’avvio automatico dell’iter di connessione da parte del gestore in caso di esito positivo delle verifiche. Certo, un grande impianto fotovoltaico rappresenta un investimento importante, ma secondo alcuni calcoli comporta comunque un taglio secco del 30% del costo della bolletta, fino all’azzeramento, o quasi, una volta ammortizzato il costo. Senza considerare le possibilità di cessione dell’energia eventualmente inutilizzata al Gse, con tanto di rendita assicurata. Un impianto da 3 kWp (chilowatt di picco), sufficiente per una casa, ha un costo medio che va dai 5mila ai 7mila euro considerando lo sconto applicato in fattura.

L’ESTENSIONE
La novità è rivoluzionaria per il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani visto che si estende la procedura superveloce a impianti con potenza fino a quattro volte quella consentita finora. «Chi abita in una casa vuole mettersi dei pannelli fotovoltaici sul tetto, fino a 200 kilowatt e non chiede incentivi, non deve chiedere autorizzazioni a meno che sia in un edificio vincolato. Lo stesso vale per le imprese che realizzano impianti sui tetti dei capannoni», aveva annunciato il ministro in quella che si può definire la vera svolta, la madre di tutte le liberalizzazioni varate finora nel settore delle rinnovabili. Va detto, però, che non basterà soltanto il taglio alla burocrazia a far decollare il settore. La domanda di impianti fotovoltaici ha registrato una decisa impennata e il mercato si trova a fare i conti con le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Ma le potenzialità dell’operazione, sono enormi a guardare le stime.

LE STIME
Secondo una prima previsione fatta dal Gse ad aprile, sarebbero almeno 12 milioni i tetti interessati. Stando, invece, all’ultimo report prodotto dal Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, «ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 metri quadrati per ogni kw installato, si stima una potenza variabile dai 73 ai 96 Gw che sarebbe possibile installare sui fabbricati esistenti». Ma ipotizzando che il 4% dei tetti sia già utilizzato, spiega lo studio, «si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa tra 70 e 92 Gw, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessivo previsto dal Piano per la Transizione Ecologica al 2030». Il conto è presto fatto. Se il Modello unico per gli impianti più grandi funzionerà davvero, l’obiettivo degli 8 Gw all’anno, ricordato più volte dal ministro, sarà a portata di mano. Con tutti i vantaggi possibili anche in termini di bolletta. Ad oggi i consumi elettrici nazionali italiani sono assorbiti per quasi il 40% dalle rinnovabili (circa i 20% se si considerano anche i consumi di gas), ma l’accelerazione potenziale può dare anche una spinta decisa alla sostituzione del gas russo «Ogni volta che installiamo 8 Gw di impianti sono 2-2,5 di miliardi di metri cubi di gas che si possono risparmiare», va ribadendo da mesi lo stesso ministro. E con i prezzi raggiunti dal metano di questi tempi, ieri a 239 euro per megawattora, si può sperare di risparmiare qualcosa in bolletta già dal prossimo inverno.

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