Omicron frena le imprese: trasporti, servizi e acciaio riaprono a metà

Domani le Ferrovie cancellano circa 550 treni. Criticità a Terni, ferme decine di aziende venete

Omicron frena le imprese: trasporti, servizi e acciaio riaprono a metà
di Roberta Amoruso e Francesco Bisozzi
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Domenica 9 Gennaio 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 10:48

Non bastava il caro-gas a mettere in forse la riapertura dell’industria energivora del Paese, dall’acciaio alla carta, quella che ha ordini tornati a livelli ben superiori ai livelli pre-pandemia ma che domani non riaprirà a pieno regime prolungando il fermo-festività pur di tagliare un po’ i costi. Ad arrivare come una valanga sulla ripresa post natalizia, secondo i timori delle imprese, sarà l’effetto dei contagi e delle quarantene. Una nuova versione di lockdown imposta dall’avanzata di Omicron? Si spera di no, ma quanto sia grave la situazione si capirà soltanto domani per alcuni settori.

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I rischi

Intanto i segnali che arrivano dal settore trasporti non sono incoraggianti. Venerdì le Fs hanno dovuto decidere una cancellazione media del 9% delle corse ferroviarie (circa 550 su 6.000) solo in parte sostituite da viaggi offerti in autobus. Per quanto riguarda il trasporto regionale, l’offerta sarà ridotta del 3%, ma la riprogrammazione non coinvolgerà le fasce orarie dei pendolari o degli studenti, assicurano da Fs. Anche perché lo stop di certi collegamenti può aumentare i rischi di operatività della macchina-Italia. Qualche ora prima era stato il gruppo Italo ad annunciare i tagli, e insieme a 10 aziende di trasporto su gomma a chiedere aiuto al governo con interventi di sostegno ad hoc.

Gli effetti del dilagare di Omicron e delle misure di contenimento hanno già portato ad una forte contrazione della domanda, che ha spinto il gruppo a ridurre le tratte giornaliere. La compagnia ha soppresso 6 servizi che dal 14 gennaio diventeranno 27 (di cui 21 soppressi tutti i giorni e ulteriori 6 il martedì, mercoledì e giovedì). Così ieri la Fit Cisl ha chiesto all’esecutivo un incontro sull’impatto dirompente che l’aumento dei contagi può avere sull’occupazione nel settore trasporti.
Anche a Terni, il regno dell’acciaio, ci sarà una certa criticità da gestire. Ma sono un po’ tutti i settori della macchina economica a contare le assenze tra i lavoratori. Dalla logistica all’alimentare. E così anche il Veneto pagherà il suo conto, con decine di fabbriche chiuse. «I contagi stanno mettendo in difficoltà noi e tutta la nostra filiera», fa sapere Fabiano Mambelli, il titolare della torrefazione La Forlivese con stabilimenti a Villagrappa e a Rimini. 

 

Tra i settori più colpiti da quarantene e positivi c’è poi quello delle ricezione. In ginocchio ci sono bar e ristoranti. Secondo Roberto Calugi, direttore generale della Fipe Confcommercio, in questi esercizi il buco di personale causato dal Covid ammontava prima di Natale a 235mila unità. «Con l’avvento di Omicron», spiega Calugi, «la voragine si è ampliata ulteriormente». Risultato? Non stupitevi se all’ingresso del vostro bar di fiducia troverete ad accogliervi un cartello con sopra scritto che per via degli isolamenti e dei contagi verrete serviti con un leggero ritardo. 
Stenta pure l’alberghiero, che in alcune aree più colpite dalla pandemia registra una struttura su quattro in crisi per via delle assenze dei dipendenti. In allarme Confesercenti, che ha evidenziato in questi giorni i problemi riscontrati dai suoi associati nella sostituzione del personale, decimato dalla corsa della nuova variante. Il colpo di coda del virus ha impattato infine sulle fiere, forzando a riprogrammare il calendario degli eventi. Rischia persino il Salone del Mobile, programmato per aprile. In difficoltà ci sono poi le griffe della moda: Armani ha annunciato la cancellazione delle prossime sfilate a Milano e Parigi a causa della crescita dei positivi al coronavirus. 

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Il caro gas

Tanto vale non aprire, è il pensiero che ha sfiorato in queste ore soprattutto gli imprenditori già colpiti duramente dal caro-gas. Estendere la chiusura natalizia può essere un modo limitare anche la bolletta. Siamo lontani dai picchi di dicembre con i prezzi del metano a 180 euro per megawattora, ma il calo del 45% guadagnato in questi ultimi giorni rispetto al record è considerato per lo più transitorio dalle imprese. Si tratta comunque di livelli ingestibili visto che soltanto un anno fa si doveva fare i conti con meno di 20 euro per megawattora. Lo sanno bene le piccole e medie imprese. Chiudere un paio di settimane, in attesa di un ulteriore aiuto dal governo, può salvare la vita dell’azienda. Per molte, però, non c’è più tempo.

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