Nuova Alitalia, Delta col 10% ma non easyJet. Per Gruppo FS possibile 40%. Per il resto lo Stato

Lunedì 18 Marzo 2019
(Teleborsa) - Strada complessa, irta di insidie e in ogni caso sempre in salita per la "Nuova Alitalia". Gli americani di Delta, pur senza troppa convinzione, disposti a entrare nella compagine con il 10%. Certo non con quanto era nelle aspettative e previsioni. Ma quanto basterebbe a soddisfare i "paletti" posti dal Gruppo Ferrovie dello Stato alla partecipazione del salvataggio Alitalia: la condizione della presenza di Delta Air Lines, tra le primissime compagnie aeree del mondo, quale partner industriale.

La stessa percentuale di capitale che la compagnia di Dallas detiene in Air France-KLM. In ogni caso, con l'impegno a salire al 20% in quattro anni. Come dire, "staremo a vedere". Di fatto, un "modus operandi" caro a Delta" che, oltretutto ha prodotto buoni risultati. Con "i piccoli passi" e lo "staremo a vedere", l'iniziale capitale del 19% investito in Aeromexico, in quattro anni il coinvolgimento nell'aerolinea messicana è salito a ben il 49%. Un successo.

La situazione Alitalia si presenta, a dire il vero, sensibilmente diversa. Numerosi gli "attori", con per di più anche protagonisti abituati a esibirsi su palcoscenici che nulla o poco hanno a che vedere col mondo dell'aviazione. E con alcuni dei quali "quasi"tirati per la giacchetta. Nonostante i buoni risultati che la nostra ex compagnia di bandiera sta macinando oramai con continuità da parecchi mesi a questa parte, soprattutto nei collegamenti a lungo raggio. Molto apprezzati dai passeggeri di tutto il mondo, per comodità, affidabilità e qualità del servizio, con una "cucina di bordo" assolutamente invidiabile.

Da tener presente, inoltre, che tra non molto, esordirà dopo molti lustri di assenza il volo non stop Roma-Washington, filo diretto tra le capitali d'Italia e degli Stati Uniti d'America. E per la prima volta, dal 1 aprile, Alitalia sbarcherà in pompa magna sullo scalo sardo di Olbia, porta d'accesso della Costa Smeralda, con una più che nutrita schiera di voli da Roma e dai due aeroporti di Milano, sia Linate che Malpensa.

Tornando ai partecipanti l'operazione Alitalia, non figura a questo punto easyJet, la "muscolosa" low cost britannica che in molti si chiedevano del perché dovesse far parte della cordata, visti i propri troppo differenti interessi, per non dire di aperta competizione con la compagnia italiana, da quelli necessari a rendere efficace una rinascita fortemente difficoltosa.

Delta a parte, tutto sembrerebbe dover tornare in mano pubblica, con le Ferrovie dello Stato che dovranno "salire di quota", ovvero raggiungere il 40% del capitale in luogo di quel 30% inizialmente ipotizzato. Proprio per compensare il portafoglio "texano" che sembrerebbe proprio rimanere, almeno per il momento, chiuso a metà.

Il resto del capitale della nuova Alitalia, ovvero il rimanente 50% non coperto dall'accoppiata Delta-FS, dovrebbe vedere il 15% nelle casse del Tesoro, mediante la conversione di un prestito ponte; Fincantieri che dovrebbe accollarsi un 10-15%; con un restante 20% circa che il Governo, con ulteriore operazione "spezzatino", dovrà cercare di coinvolgere altri partner in un modo o nell'altro legati allo Stato. Primo indiziato Leonardo.

Ma "spezzatino" finale a parte, la partita Delta-Ferrovie dello Stato non può dirsi ancora terminata con successo. Rimangono aperte diverse importanti questioni, a partire dalla "governance" dell'azienda. E la definizione del piano industriale, che i "bene informati" indicano a buon punto e senza troppi problemi, non può considerarsi oggi conclusa.



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