Mps, la Borsa scommette sulle nozze con Unicredit: balzo del titolo. I sindacati temono tagli

Lunedì 2 Novembre 2020

Mps in volo a Piazza Affari con l'ipotesi di nozze con Unicredit a tenere banco sul mercato. Mps, dopo una sospensione per eccesso di rialzo, martedì chiude con un guadagno dell'8,3% a 1,12 euro, mentre Unicredit è salita dell'3,2% a 6,6 euro.

Tornando a Mps, Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, principale sindacato dei bancari italiano, si è detto preoccupato per i rischi sul fronte occupazione (sono circolate stime che parlano di 6mila esuberi a Siena nel caso di una fusione con Unicredit) e ha ribadito la necessità di mantenere l'istituto pubblico auspicando che il governo «chieda all'Unione europea la proroga, oltre il 31 dicembre 2021, del termine per la privatizzazione». 

Anche Massimo Masi, segretario generale della Uilca, afferma che «è necessaria una proroga dalla Banca centrale europea per l’uscita dello Stato da Mps e valutare così la strada migliore per il Gruppo. Auspico che, quanto prima, il ministro Gualtieri convochi le organizzazioni sindacali del credito per fare il punto sulla situazione del Monte Paschi di Siena e, più in generale, sulle prospettive del sistema bancario italiano. L'attuale amministratore delegato di Mps, Guido Bastianini, sta facendo un ottimo lavoro e ogni eventuale operazione deve passare anche dal giudizio del top management della banca senese. Considerando la situazione economica e pandemica che colpisce l'Italia, e non solo, non credo sia questo il tempo delle fusioni. Sono assolutamente contrario - ha poi aggiunto Masi -, come già ribadito in più occasioni, all’ipotesi di uno “spezzatino” del gruppo: sarebbe solo un’operazione di macelleria sociale senza reali benefici, sia per il personale che per l’economia del Paese». 

«Come sindacato, unitariamente, abbiamo saputo gestire, con l’aiuto dello Stato, 4.000 esuberi nell’operazione Banche Venete con Intesa Sanpaolo; stiamo gestendo 5.000 esuberi derivanti dalla fusione tra Isp e Ubi; abbiamo gestito, sempre con criteri volontari e condivisi, l’assorbimento da parte di Ubi delle tre banche andate in risoluzione: che nessuno pensi a eventuali licenziamenti, ipotesi che troverebbe il sindacato, compatto, sulla barricata», ha poi avvertito ancora Masi.

Secondo il sindalista della Uilca «le grandi operazioni che si stanno realizzando in queste settimane e in questi ultimi mesi sembrano essere slegate dall’economia reale, dai bisogni del Paese; sembrano - e sono, temo - prive di qualunque funzione sociale. Abbiamo l’impressione che si guardi più al “cosa mi conviene di più” da parte dei ceo delle banche e delle assicurazioni piuttosto che pensare a un vero progetto industriale nazionale. Un progetto industriale nazionale che oltre all’aiuto alle pmi, al cittadino, al territorio, abbia uno sbocco anche sulla banda larga, la green economy, senza aspettare il Recovery fund. Noi come Uilca - conclude Masi - guardiamo con attenzione alle fusioni e alle operazioni in corso a patto che i vantaggi che si ottengono abbiano poi un consenso sociale e siano trasmessi ai dipendenti e che non siano solo funzionali a una riduzione del personale».

Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA