Sanatoria migranti, Giansanti (Confagricoltura): «Nei campi servono altri 200mila braccianti, col Reddito molti preferiscono stare a casa»

Sanatoria migranti, Giansanti (Confagricoltura): «Nei campi servono altri 200mila braccianti, col Reddito molti preferiscono stare a casa»
di Carlo Ottaviano
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Giovedì 7 Maggio 2020, 07:57 - Ultimo aggiornamento: 08:14

«È da due mesi che lanciamo il grido dall'allarme al governo: in questa stagione nelle campagne abbiamo bisogno almeno di altri 200 mila operai in aggiunta ai 900 mila occupati stabilmente». Massimiliano Giansanti, romano, presidente di Confagricoltura l'ha ribadito ancora ieri durante una videoconferenza col premier Conte. «L'ortofrutta per le raccolte primaverili e la viticultura in preparazione della vendemmia precisa - stanno soffrendo particolarmente e anche la zootenia. Le aree più in crisi sono Emilia Romagna, Veneto, Campania, Puglia e Sicilia».

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Chi svolgeva questi lavori prima?
«Braccianti specializzati che arrivavano principalmente da Marocco, India ed Europa dell'Est. Tornavano anno dopo anno, conoscevano le aziende e le attività da svolgere. Ora sono bloccati dal lockdown nei loro paesi. Però Germania e Gran Bretagna hanno risolto già nelle settimane scorse il problema, organizzando voli diretti con controlli sanitari in partenza e in arrivo. Noi aspettiamo ancora una soluzione».

Potrebbe essere la regolarizzazione degli immigrati clandestini già presenti in Italia?
«Non entro nel tema, prettamente politico. Certamente abbiamo bisogno di far emergere le irregolarità che non fanno bene al settore. Guardiamo in faccia la realtà: caporalato e sfruttamento si devono contrastare quotidianamente con l'impegno di tutti e non negando l'evidenza. La concorrenza sleale di chi abusa della disperazione altrui e non rispetta i contratti, danneggia gli imprenditori onesti».

La messa in regola quindi è utile, anche se non risolve la carenza di manodopera nell'immediato.
«Smettiamola di pensare all'agricoltura come qualcosa di romantico con la mela che si stacca da sola dall'albero. Servono capacità e saperi per potare, per usare le macchine, per non danneggiare le piante. Individuiamo alternative, tra chi ha perso il lavoro e percepisce sussidi, guardando le competenze di ciascuno».

Alcune aziende - del Sud in particolare denunciano che non riescono a trovare neanche i braccianti locali e che molti percettori del reddito di cittadinanza chiedono di essere pagati in nero. Si tratta spesso di operai che fino allo scorso anno venivano assunti in modo regolare, seppure solo stagionalmente.

«E' purtroppo vero. Il reddito base è di circa 850 euro, contro un reddito di cittadinanza di 750. Per 100 euro di differenza in molti preferiscono non lavorare del tutto».

E i voucher, altro tema ampiamente discusso?
«E' già previsto nei contratti, ma ci sono forti limitazioni per l'utilizzo. In questo momento di emergenza servirebbero delle deroghe. Siamo pronti a confrontarci con i sindacati, per semplificare le procedure e avvicinare il mondo del lavoro all'agricoltura».

La produzione in campagna non si è però mai fermata.
«Attenzione, produrre non vuol dire che abbiamo prodotto anche reddito. La situazione è drammatica, ci sono rischi per la tenuta dei mercati e per l'export. Ieri al presidente Conte per l'immediato abbiamo chiesto impegni su credito di imposta, agevolazioni contributive e semplificazione. E' vero che il governo considera il settore strategico e di interesse nazionale, tanto da precedere la golden power, ma vanno anche messi in campo percorsi di politica agricola. Dobbiamo garantire l'autosufficienza alimentare, aumentare la capacità produttiva di beni primari non solo la qualità, essere autosufficienti rispetto all'estero».
 

Visto anche quel che succede all'estero proprio di fronte all'emergenza coronavirus.
«Trump ha dato ai suoi agricoltori una nuova disponibilità di 20 miliardi di dollari; Putin ha chiuso le frontiere e le dogane all'export di grano; l'Arabia ne sta comprando dovunque. E' in corso una vera guerra commerciale e l'Europa non sta aiutando la propria agricoltura. Ha preso provvedimenti inadeguati e sono state ignorate le esigenze delle produzioni tipicamente mediterranee, incredibilmente proprio dei paesi Italia, Spagna, Francia -dove il Covid-19 ha colpito di più».

Briciole anche da un punto di vista finanziario.
«Basta un dato: nel 2014 dopo il blocco delle esportazioni in Russia, fu disposta una spesa straordinaria di oltre un miliardo di euro. Ora, nel vivo di una crisi epocale, i fondi specifici messi a disposizione del settore si attestano appena a 80 milioni. L'Europa deve invece riscoprire la sua essenza di comunità partendo proprio da un settore strategico come questo».

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