Mediobanca: i colossi del web più ricchi, 46 miliardi di tasse non pagate

Mercoledì 14 Ottobre 2020

I giganti del web sono diventati ancora più grandi e più ricchi e la loro corsa non si è arrestata neanche di fronte al covid, al contrario. Dopo aver risparmiato negli ultimi cinque anni 46 miliardi di euro di tasse sfruttando la fiscalità agevolata di alcuni Paesi, accumulato 480 miliardi di profitti e fatturato oltre mille miliardi, i 25 big mondiali, quasi tutti americani e cinesi, con Amazon, Google e Microsoft in testa, hanno continuato a spingere sull'acceleratore.

Secondo la fotografia scattata sul 2015-2019 dall'Area Studi di Mediobanca anche nei primi sei mesi del 2020, in piena pandemia, gli utili hanno continuato a crescere (+16,6%) toccando il record di 18 milioni di profitti netti al giorno (erano 16 milioni nel 2019). Idem per il fatturato (+17%) mentre in confronto le grandi industrie manifatturiere hanno segnato un calo dell'11%. Certo qualcuno ha sofferto: è il caso di Uber, Expedia e Booking che hanno visto calare i ricavi per lo stop ai movimenti di persone, ma tutte le altre WebSoft (web e software) ne hanno beneficiato a partire dall'e-commerce di Amazon.

I 25 big oggetto dello studio, con un fatturato 2019 oltre 8,5 miliardi (esclusa Tik Tok perché non sono disponibili i bilanci malgrado fatturi 15 miliardi), hanno visto anche aumentare la liquidità a 589 miliardi che possono usare per rafforzarsi anche con l'acquisizione dei piccoli. Beneficeranno inoltre sempre di più della crescente digitalizzazione nel mondo, come dimostrano il successo di Netflix o di Zoom. Del resto i grandi del web proprio sulla rete hanno costruito la loro ricchezza e da essa prendono la mole di dati da cui traggono profitto. La Borsa lo ha già registrato e nei primi 9 mesi del 2020 la capitalizzazione dei giganti del web è aumentata del 30,4% (contro il -6% delle multinazionali della manifattura) con sul podio a fine settembre Microsoft (1.357 miliardi di valore in Borsa), Amazon(1.345 miliardi) e Alphabet-Google (852 miliardi).

Quanto ai benefici fiscali continueranno a goderne, considerando che i big americani hanno spesso basi nel Delaware e quelli cinesi alle isole Cayman. In base ai calcoli di Mediobanca il risparmio di 46 milardi dello scorso quinquennio è legato a un tax rate del 16,4% rispetto di quello teorico delle imprese normali che si attesterebbe al 22,2%. Per citare solo i casi più evidenti Microsoft, Alphabet (Google) e Facebook hanno potuto pagare meno tasse rispettivamente per 14,2 miliardi,11,6 e 7,5 miliardi.

Se si accende il riflettore sull'Italia le filiali dei giganti hanno fatturato l'anno passato oltre 3,3 miliardi (pari allo 0,3% del totale delle aziende web e software a livello mondiale) con 11.000 addetti, mille in più del 2018 (di cui oltre 6.900 solo da Amazon) e versato al fisco italiano 70 milioni, per un'aliquota fiscale effettiva del 32,1%. Ma c'è anche il non tassato. Amazon per esempio opera con 9 società italiane per la quali Mediobanca ha mappato un giro d'affari di 1,1 miliardi. Ma se si considerano anche le due succursali di società lussemburghesi il fatturato totale generato in Italia viene calcolato a 4,5 miliardi, con oltre 84 milioni di tasse. 

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 11:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA