GIUSEPPE CONTE

Manovra, chi vince e chi perde. Ma le scelte sono rinviate e manca una svolta

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Luca Cifoni
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Manovra, un compromesso che rinvia le scelte al futuro ma non indica una svolta

Un compromesso che rinvia al futuro alcuni nodi e non chiude comunque la partita all'interno della maggioranza di governo. Il Consiglio dei ministri che si è riunito ieri sera, sulla carta solo per discutere il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles, dopo oltre sei ore di riunione notturna ha approvato anche il disegno di legge di bilancio e il decreto legge in materia fiscale, seppur con la formula ambigua del "salvo intese".

Vuol dire in buona sostanza che sulle misure si continuerà a lavorare almeno fino all'inizio della prossima settimana, quando il testo della legge di Bilancio dovrà essere inviato alle Camere. Ed è facile anche prevedere che la manovra possa avere significative modifiche nel corso dell'esame parlamentare, visto che l'equilibrio raggiunto all'alba di oggi appare piuttosto instabile.

I protagonisti della partita possono vantare alcuni successi rispetto agli obiettivi che si erano posti. Il ministro dell'Economia Gualtieri è riuscito a mantenere il profilo finanziario dell'intervento che era stato progettato con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza; e conta di far digerire alla commissione europea il significativo allargamento del deficit tendenziale, che corrisponde ad un deterioramento di quello strutturale. Ma dovrà vigilare sulla tenuta d'insieme di una manovra che appare frammentata e in alcuni punti ancora non definita, e fronteggiare gli appetiti delle forze politiche.

Il premier Conte voleva dare una propria impronta alla seconda legge di Bilancio che firma: ci riesce in parte, in nome della lotta all'evasione fiscale, strappando al Tesoro un "piano cashless" che prevede rimborsi ai cittadini che rinunciano al contante, da erogare all'Epifania del 2021: la chiara volontà di dare una spinta "dolce" su questo terreno dovrà però fare i conti con un meccanismo che è ancora tutto da definire e anche da finanziare.

Il Movimento Cinque Stelle rivendica il pieno mantenimento di Quota 100 (l'anticipo pensionistico voluto dal precedente esecutivo) lo stop ad alcuni balzelli e la previsione di un «inasprimento delle pene per i grandi evasori» ancora da circostanziare. Il Pd può sventolare la bandiera del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, ma di nuovo i dettagli sono rinviati ad un successivo approfondimento.

Infine Italia Viva di Matteo Renzi registra il mancato aumento dell'Iva, che sulla carta era la ragione fondante di questo governo, dovendo però ingoiare il no sulle pensioni e alcune misure in materia di lotta all'evasione congegnate come una retromarcia rispetto all'impostazione più amichevole verso il cittadino voluta dallo stesso Renzi nel 2014-2015 (anche se la riduzione del tetto al contante è graduale nell'arco di tre anni). Proprio da questa parte politica è probabile che arrivino in Parlamento gli assalti più decisi all'impianto della manovra.

Nell'insieme la legge di Bilancio, almeno nella sua versione provvisoria, non si presenta come un provvedimento incisivo e in grado di indicare una chiara direzione di svolta; l'ipoteca che viene dal passato, con i 23 miliardi di aumenti Iva lasciati da tutti i precedenti governi, è un'attenuante seria ma forse non basta a spiegare tutto.
 

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