La Ue chiederà una nuova manovra: dall'Italia no a nuove misure

Mercoledì 29 Maggio 2019
Formalmente, la lettera diretta a Roma dovrebbe partire oggi. Ma di fatto a Via Venti Settembre gli uffici del ministro Tria sono già al lavoro in stretto contatto con quelli della Dg Ecfin, il dipartimento della commissione che si occupa degli Affari monetari e finanziari. E del resto al ministero dell'Economia le obiezioni di Bruxelles erano sostanzialmente già note fin dall'autunno scorso, quando al nostro Paese fu chiesto - e non era la prima volta - di mettere in fila i fattori rilevanti che potrebbero giustificare il mancato rispetto della regola del debito.

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IL CRITERIO
Com'è noto, la violazione di questo criterio è stata in realtà già accertata da tempo, ma finora il governo italiano aveva evitato l'apertura di una procedura prima facendo valere il rispetto dell'altro criterio, la riduzione del disavanzo strutturale, poi (lo scorso dicembre) correggendo in parte la manovra per il 2019 e rinviando la verifica a questa primavera. Ora, passate anche le elezioni europee che suggerivano un atteggiamento diplomatico, i nodi arrivano al pettine. Oggi il caso Italia sarà al centro di una riunione della Commissione; al di là della richiesta di chiarimenti in base all'articolo 126.3 del Trattato, che a questo punto è quasi un atto dovuto, dall'esecutivo di Bruxelles potrebbe partire (in versione più o meno formale) una sollecitazione al nostro Paese perché integri innanzitutto la manovra per il 2019, con misure che garantiscano il rispetto degli impegni contrattati sul finire dell'anno scorso. Ne ha accennato ieri lo stesso Piere Moscovici, commissario agli affari economici: «Misure aggiuntive possono essere richieste per rispettare le regole del Patto di stabilità» ha spiegato l'ex ministro francese ricordando anche che le eventuali sanzioni come per tutti gli altri Stati arriverebbero solo al termine di un processo molto lungo.
Ad allargare le distanze tra Roma e Bruxelles ci sono anche le differenti stime economiche: prendendo come base dei conteggi quelle dell'Unione europea, l'Italia non rispetterebbe nemmeno l'impegno di non peggiorare nel 2019 il saldo strutturale, mentre sulla carta dovrebbe garantire un miglioramento pari allo 0,6 per cento. Mettendo insieme quest'anno con il 2018, lo scostamento cumulato del nostro Paese sarebbe pari allo 0,7% del Pil ovvero circa 11 miliardi. La violazione di questo parametro, che vuol dire non garantire il percorso di avvicinamento al cosiddetto obiettivo di medio termine, farebbe appunto cadere la scusante che finora ha risparmiato l'avvio della procedura per il mancato rispetto della regola sul debito.
LE ARGOMENTAZIONI
Nella risposta su quest'ultimo punto, che potrebbe essere inviata a Bruxelles a strettissimo giro dopo la formalizzazione della richiesta di chiarimenti, il ministero dell'Economia riproporrà in buona sostanza le argomentazioni precedenti, sintetizzate nel recente Documento di economia e finanza: essenzialmente Tria sosterrà che nell'attuale contesto di bassa crescita nominale, aggravato dal rischi internazionali, ulteriori misure di consolidamento rischierebbero di essere controproducenti, proprio in una fase in cui i segnali di miglioramento rilevati nelle ultimissime settimane potrebbero far sperare in un'evoluzione dei conti più favorevole di quella stimata negli uffici della commissione. Lo stesso concetto è stato anticipato dal premier Conte direttamente Jean Claude Juncker ieri sera, a margine della cena dei leader europei. Inoltre da parte del Tesoro verrà sottolineata la valenza dei recenti decreti crescita e sblocca-cantieri e anche delle misure su pensioni e reddito di cittadinanza, i cui costi del resto dovrebbero risultare più bassi di quanto ipotizzato originariamente.
Luca Cifoni
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