La Ue incalza l'Italia: «Subito la procedura o manovra più dura»

Lunedì 6 Maggio 2019 di Antonio Pollio Salimbeni

Si temeva un avvitamento dell'economia nella recessione dopo due trimestri consecutivi di Pil sotto quota zero quest'anno e invece le stime che la Commissione europea pubblicherà domani dovrebbero certificare il segno più. Tuttavia l'indicazione potrebbe essere inferiore allo 0,2% previsto dal governo. Una crescita allo 0,2% del Pil veniva stimata da Bruxelles tre mesi fa e allora a Roma si diceva di credere pervicacemente a un +1%. Si temeva che gli impegni su deficit e debito pubblico dell'Italia si fondassero in buona parte sulla sabbia e questo timore è destinato a restare: invece di viaggiare verso il 2,04%, come concordato a dicembre dopo settimane di duro negoziato, il deficit/Pil in termini nominali potrebbe risultare più alto del 2,4% indicato dal governo. Con il rischio di un peggioramento del bilancio in termini strutturali (senza contare misure una tantum ed effetti del ciclo economico), mentre il governo si è impegnato a non migliorarlo né peggiorarlo.

MANCATO AGGIUSTAMENTO
In attesa di conferme, la cosa certa è che il quadro di riferimento per le decisioni che Bruxelles prenderà prossimamente tiene conto innanzitutto dei conti appena certificati dall'autorità statistica: il 2018 si è chiuso con un mancato aggiustamento strutturale pari a 0,3% del pil (5,3 miliardi) e un peggioramento del debito/Pil dal 131,4% al 132,2%. Che salirà, al 132,6% quest'anno. Questi sono gli obiettivi del governo: può darsi che le stime Ue siano peggiori. Ciò significa che, a prima vista, i conti italiani non tornano per cui in vista del 5 giugno, giorno in cui sono attese le valutazioni Ue, si riaccenderanno i fari sul caso Italia. Fari che resteranno accesi a lungo perché con ogni probabilità la vera battaglia sui conti italiani avverrà in autunno, quando il governo presenterà le scelte di bilancio per il 2020. Osservati speciali. Risalta la situazione del debito nel 2018: ci si attende che la Commissione chieda al governo di pronunciarsi sull'esistenza o meno di fattori rilevanti che ne abbiano determinato l'aumento. È la mossa propedeutica alla elaborazione di un nuovo rapporto sul debito italiano che, a meno di un ennesimo salvataggio con il riconoscimento che il mancato rispetto delle regole è giustificata da una situazione eccezionale, può in teoria portare all'apertura di una procedura. Bruxelles valuterà l'Italia anche dal punto di vista degli squilibri macroeconomici eccessivi, il primo dei quali è il debito pubblico. Due mesi aveva indicato che i progressi degli ultimi anni erano oscurati dal peggioramento delle prospettive in gran parte a causa del deterioramento del bilancio e del sostanziale stop dell'agenda di riforme e della marcia indietro su alcune di queste (leggi pensioni con Quota 100). Sempre in teoria, è una valutazione che può prevedere l'apertura di una procedura. Tuttavia, la linea di Juncker è procedere con estrema cautela: se è vero che le urne per il voto europeo saranno già chiuse, la Commissione sta per scadere (ottobre), di fatto si trova nella scomoda posizione dell'anatra zoppa.

È anche vero però che la tensione sul caso Italia non è scemata in questi mesi: il governo Conte continua a non avere alleati in tema di conti pubblici. L'intero Eurogruppo ha fatto quadrato a sostegno della Commissione e non c'è governo che attualmente abbia una posizione indulgente verso l'Italia. Se da una parte la revisione del deficit dipende dalla minore crescita, ragione che si configura come un classico fattore rilevante di cui tenere conto nella valutazione del rispetto delle regole Ue, resta il fatto che il rapporto debito/Pil è peggiorato l'anno scorso con una crescita allo 0,9% e continuerà a peggiorare non solo perché l'economia è stagnante, ma anche per il fondato rischio che il deficit peggiori se il governo manterrà le promesse di riforma fiscale e che le entrate da privatizzazioni pari all'1% del pil (circa 17,8 miliardi) restino nel libro dei sogni. Per il 2020 dovranno essere trovati 25 miliardi per far calare il disavanzo nella misura prevista dal Def . Poi dovrebbe essere garantita una correzione strutturale per rispettare il patto di stabilità europeo pari allo 0,5% del Pil (8,8 miliardi). Il Def invece prevede un miglioramento limitato allo 0,3% del pil (5,3 miliardi).
 

Ultimo aggiornamento: 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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