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Leonardo Del Vecchio le partite aperte su Mediobanca e Generali

Leonardo Del Vecchio e le partite su Mediobanca e Generali, cosa succede
di Rosario Dimito
4 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 13:33 - Ultimo aggiornamento: 14:35

«Mediobanca è strategica, serve un piano ambizioso. Le polemiche? Tiro dritto. Faremo l’interesse del paese». Così Leonardo del Vecchio, in un’intervista al Messaggero, a ottobre 2020, spiegò l’iniziativa della Delfin, la holding di proprietà della sua famiglia, di superare il 10% di piazzetta Cuccia. Del Vecchio aveva già diversificato dal core business dell’occhialeria, era entrato nella finanza con quote in Generali e in Unicredit a titolo di piccoli investimenti finanziari, ma il blitz in Mediobanca lasciava intendere una nuova direttrice.  «E’ un investimento redditizio e daremo stabilità al sistema finanziario». Oggi Delfin ha il 19,4% della banca d’affari e per il momento la sua partecipazione non si muove. Questo però non significa che da primo azionista, anche ora che il fondatore del gruppo non c’è più, Francesco Milleri, ceo di Essilux, il gigante italo-francese da 21 miliardi, nato dalla fusione Essilor-Luxottica, nato nel 2017, che erediterà il ruolo di guida manageriale, non voglia proseguire l’azione di rinnovamento e promozione di una svolta che era la filosofia dell’imprenditore nato a Milano a genitori pugliesi emigrati, che ha costruito il suo impero da self made man. All’assemblea di Mediobanca di ottobre 2020, Delfin votò per la lista Assogestioni, alla riunione dei soci del 2021, bocciò le politiche di remunerazione.

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«Sono cresciuto senza padre e in istituto. Crescere senza famiglia è qualcosa che non si può spiegare, se non lo si è vissuto. Ti segna», ha detto di recente parlando della sua infanzia e dell’esperienza nel Martinitt, storica istituzione assistenziale milanese. A 18 anni lasciò l'Orfanatrofio si fece dare una bicicletta dalla mamma e diede inizio alla sua vita di imprenditore con una visione geniale. Ad aprile scorso Forbes ha valutato in 27,2 miliardi la sua ricchezza, facendolo il secondo italiano più ricco.

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Del Vecchio era un innovatore pur non essendo più giovane. Era divenuto ricco ma in coerenza con le sue origini, aveva conservato una vocazione sociale. Ha creato una fondazione che tre anni fa aveva messo sul tavolo 500 milioni per dare uno nuovo sviluppo allo Ieo, l'istituto oncologico europeo, ma Mediobanca contrastò il suo disegno. E questa fondazione a dicembre scorso, grazie a un patto con il Vaticano, ha promosso il salvataggio-rilancio del Fatebenefratelli di Roma.
Con Ray-ban ha creato gli occiali intelligenti: «Ora scelte rivoluzionarie, è il momento di cambiare l’Italia», ha detto in un’intervista al Corriere. E voleva cambiare tutto, anche il sistema finanziario, troppo conservatore, anche se «Essilux assorbe l’80% dei miei investimenti ed è il sogno della mia vita». Questo è lo spirito della crescita nel capitale di Mediobanca e in parallelo, anche in quello delle Generali, dove condivideva le strategie di Francesco Gaetano Caltagirone. Tra i due più Crt fu siglato anche un patto di consultazione su un iniziale 10,9% del Leone di Trieste con «l’impegno delle parti di consultarsi in merito alle materie poste all’ordine del giorno dell’assemblea, con particolare riferimento alla nomina del nuovo cda», si lesse nell’accordo. «Resta fermo che le parti - si legge nell’estratto - mantengono piena autonomia rispetto alle decisioni da assumere in vista e nel corso dell’Assemblea, ivi incluso per quanto concerne l’esercizio del diritto di voto». Il 28 gennaio 2022 Caltagirone ha lasciato il patto: «Superata la funzione cui il patto era preordinato», la motivazione. All’assemblea delle Generali del 29 aprile, Delfin ha votato la lista presentata da Caltagirone che ha ottenuto il 30% del capitale presente, quasi tutto italiano mentre i fondi internazionali, hanno fatto prevalere la lista del cda con la nomina di Andrea Sironi alla presidenza e la conferma di Philippe Donnet alla guida. «E’ una battaglia per l’indipendenza», così Caltagirone ha illustrato al Sole, lo spirito della lista da lui presentata e sostenuta da Del Vecchio e da tanti altri investitori italiani. «Insieme a Generali, Mediobanca è uno snodo cruciale, Trieste deve tornare cruciale nello scacchiere mondiale», è il suo testamento sulle grandi partite in corso.

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