Lavorano ma sono poveri: in Italia i working poor sono l'11,7%, soprattutto giovani. Chi sono e chi rischia di più

Incidono l'età, la tipologia di lavoro, la forma contrattuale, ma anche la situazione famigliare

Working poor, i numeri dell'Eurostat
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Mercoledì 24 Agosto 2022, 16:16 - Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 00:11

Occupati sì, ma sempre più spesso a rischio povertà. Sono i cosiddetti 'working poorsu cui oggi arriva l'allarme dell'Eurostat. Che fotografa, nelle sue tebelle, un aumento dei lavoratori italiani in difficoltà nella fascia tra i 18 e i 64 anni di 0,9 punti percentuali rispetto al 2020. Nel dettaglio, nel 2021 i working poor italiani sono arrivati all'11,7% mentre, due anni fa si attestavano intorno al 10,8%

Il divario più preoccupante riguarda però i giovani: per le persone tra i 18 e 64 anni la percentuale di working poor dal 2020 ad oggi, è cresciuta del 2,7% , passando dal 12,7% al 15,3%. Ma le differenze non riguardano solo l'età. Esposti al rischio povertà sono soprattutto gli indipendenti ( passati al 18,1% dal 16,5% del 2020). Mentre rischiano di meno i dipedenti  (9,9, comunque  in aumento rispetto al 9,3% del 2020), anche se le percentuali che li riguardano sono le più alte dopo la Spagna. 

Il rischio povertà permane pure con il mutare della forma contrattuale. L'Eurostat segnala che sono in aumento i lavoratori a rischio  sia con un contratto a tempo indeterminato (dal 7,7% del totale nel 2020 all'8,1% nel 2021) sia quelli con un contratto a termine (dal 15,4% nel 2020 al 21,5% nel 2021), anche se per questi ultimi la crescita è molto più significativa. E ancora, corre un pericolo maggiore chi ha un contratto part-time (il 20% del totale a fronte del 16,3% del 2020) rispetto a chi ha un contratto a tempo pieno (in aumento comunque dal 9,6% al 10,1%). 

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L'ufficio statistico dell'Unione europea pone l'accento, infine, sulla situazione famigliare: il rischio di povertà è massimo per i single con bambini, ma in calo sul 2020, al 19,6% dal 20,8%. Si abbasta invece le coppie adulte senza bambini (al 6,7% dal 5,8% del 2020). Cresce di nuovo però per le coppie con bambini: qui il tasso di rischio di povertà è passato dal 12,4% al 13%. Non tirano un sospiro di sollievo nemmeno i single: per loro rischio di povertà è passato dal 16,7% al 17%, il livello più alto dal 2006. 

A rischio povertà anche i bambini: dato peggiore dal 1995

Oltre un quarto dei bambini italiani con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà, ovvero con redditi inferiori al 60% di quello medio disponibile. È quanto emerge dalle tabelle Eurostat, secondo cui il tasso nel 2021 è al 26,7%, in aumento dal 23,8% del 2020 e il peggiore dal 1995. Si tratta di 667mila bambini, in lieve aumento dai 660mila del 2020. Il dato risente anche del fatto che si è ridotta la popolazione in questa fascia di età. Se si allarga la platea anche alle famiglie a rischio di esclusione sociale, la percentuale per gli under 6 in situazione di difficoltà sale al 31,6% dal 27% del 2020.

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