Contratti part-time a quota 4,3 milioni,
ma per più di sei persone su dieci
è una scelta del datore di lavoro

Sabato 14 Dicembre 2019
 Aumentano i lavoratori part time, soprattutto quelli involontari.  In dieci anni, tra il 2008 e il 2018 - secondo un'analisi sugli ultimi dati Istat - gli occupati a tempo parziale sono aumentati di un milione di unità passando da 3,3 a 4,3 milioni.  Aumenta quindi l'incidenza dei part-time sull'occupazione complessiva: si passa dal 14,3% al 18,5% del totale.  In questi anni è cresciuto in modo consistente oprattutto il tempo parziale involontario con il 64,1% dei lavoratori coinvolti che nel 2018 avrebbe voluto lavorare a tempo pieno. 
Nel terzo trimestre del 2019 la percentuale di occupati part time sul totale dei lavoratori, pur riducendosi lievemente srispetto al trimestre precedente, è comunque aumentata ancora rispetto alla media del 2018 toccando il 18,77% sui  23,48 milioni di lavoratori complessivamente occupati.  La percentuale degli "involontari" nel terzo trimestre di quest'anno è scesa lievemente al 64% dopo aver raggiunto nel secondo trimestre il 64,8%.
Nel 2008, prima della crisi economica la percentuale dei lavoratori part time che dichiarava di essere in quella condizione involontariamente era al 40,2%. La condizione di chi è «obbligato» ad un orario ridotto riguarda soprattutto il lavoro dipendente e le regioni del Sud Italia. Nel Sud il tasso di part time involontario è passato dal 60,7% degli occupati part time del 2008 al 79,6% nel 2018 (79% nel terzo trimestre 2019) con in pratica quattro occupati a tempo parziale su cinque che vorrebbero lavorare a tempo pieno. Nel Nord è passato dal 30% del 2008 al 55,5% del 2018 (55,8% nel terzo trimestre 2019).
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