Lavoro, strappo di Confindustria. Bonomi: «Le norme di Orlando contro le imprese»

Lavoro, affondo di Bonomi (Confindustria): «Le norme di Orlando contro le imprese»
di Diodato Pirone
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Domenica 22 Agosto 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 23 Agosto, 10:13

E’ noto che intorno al 20 di agosto i primi temporali determinano la classica rottura della bonaccia estiva. In un agosto tutto sommato sonnacchioso grazie alla stabilità dei contagi da Covid-19, appena ravvivato dal dramma afgano, è stato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a scatenare la prima bufera autunnale.
Sbarcato dal vivo al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, Bonomi ieri ha voluto lanciare segnali ad alta frequenza, da “pane al pane e vino al vino”,e un livello di preoccupazione di fondo inaspettatamente elevato.

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Il leader degli industriali ha subito detto che la posta in gioco è il fallimento del Paese perché non vede un livello di confronto e di solidarietà fra le parti sociali all’altezza della fase storica. «Sono preoccupato perché le prossime elezioni di ottobre possono bloccare l’azione dell’esecutivo. E invece qui dobbiamo darci una mano tutti - ha sottolineato Bonomi - Se non lo capiamo falliamo nella nostra missione. Io il fallimento non lo accetto - ha concluso - non lo accetto per il Paese, non lo accetto per i miei figli». 

Il presidente di Confindustria ha attaccato duramente il sindacato per le polemiche contro il Green Pass ma soprattutto per non aver mantenuto quel livello di dialogo e di iniziative comuni che pure era sbocciato in occasione del Grande Lockdown della primavera 2020. In quella fase le imprese e i sindacati presero di comune accordo l’iniziativa di definire regole anti-contagio e di chiudere e poi riaprire le aziende.
A distanza di un anno quella bolla di collaborazione feconda sembra svanita e questo passaggio - equiparato ad una mancanza di qualità nell’azione delle parti sociali («Mi ci metto pure io», ha scandito) - è stato dipinto con tinte cupe dal presidente degli industriali.

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Ma la punta polemica più forte Bonomi l’ha dedicata all’esecutivo. O, meglio, a quella parte dell’esecutivo rappresentata dal ministro del Lavoro, il dem Andrea Orlando, e dalla sottosegretaria Alessandra Todde, pentastellata. I due, indicati con nome e cognome probabilmente per segnalare un asse Pd-M5S intriso di populismo e di pansindacalismo, secondo Bonomi stanno lavorando ad un provvedimento punitivo delle imprese.

«L’Italia è in fase di ripresa grazie all’industria e alle piccole imprese che stanno esportando più di prima della pandemia - ha detto Bonomi - Mi sarei aspettato qualche riconoscimento e invece sta arrivando un decreto anti-decolocalizzazioni con il quale il ministro Orlando e il sottosegretario Todde pensano di colpire le imprese sull’onda dell’emotività di due o tre casi che hanno ben altra origine e su cui dobbiamo intervenire. E’ brutto - ha stigmatizzato Bonomi - licenziare con un whatsapp, non è questo il metodo e su questo bisogna intervenire. Ma dobbiamo lavorare insieme per attrarre e non per punire, invece c’è sempre questo intento punitivo». Bonomi, poi, è stato ancora più esplicito: «Nelle scorse settimane - ha sottolineato - mi ha chiamato il mio omologo spagnolo, mi ha detto di ringraziare il ministro del Lavoro italiano perché, ha aggiunto, se passa quella legge vengono tutti in Spagna».

L’attacco di Bonomi ha suscitato molto allarme fra gli esponenti del Pd che a vario livello si sono affrettati a ribadire che non c’è alcuna volontà punitiva verso le imprese. In particolare il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, ha citato un articolo apparso ieri sul Sole 24 Ore, quotidiano edito da Confindustria, che riferiva delle ultime indiscrezioni sulle norme anti-localizzazioni confermando la notizia che Orlando ha rinunciato all’idea iniziale di imporre una multa pari al 2% del fatturato per le imprese che delocalizzano. Nel testo sul quale si sta lavorando si parlerebbe di comunicazione preventiva obbligatoria da parte dell’impresa che vuole licenziare, di piani per mitigare le ricadute occupazionali delle delocalizzazioni e di azioni dell’impresa che chiude per favorire la riconversione dei siti produttivi. 

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