L'azzardo di Robinhood non paga a Wall Street

L'azzardo di Robinhood non paga a Wall Street
3 Minuti di Lettura
Venerdì 30 Luglio 2021, 18:00

(Teleborsa) - Il debutto di Robinhood a Wall Street è stato piuttosto deludente. La società statunitense che gestisce l'app per fare trading senza commissioni – balzata agli onori della cronaca per il fenomeno dei meme stock e la vicenda Gamestop - ha chiuso ieri la sua prima giornata in borsa facendo registrare una perdita superiore all'8%, con una quotazione pari a 34,82 dollari rispetto ai 38 dollari di partenza. Sono stati raccolti dagli investitori quasi 2 miliardi di dollari mentre a fine giornata la capitalizzazione di mercato di Robinhood è stata di circa 29 miliardi di dollari.

La società aveva deciso di riservare agli utenti della propria app – popolata esclusivamente da investitori non professionali – il 35% delle azioni emesse. Una mossa inusuale se si considera che solitamente a investitori di questo tipo è riservata una quota compresa al mssimo tra il 10% e il 20% delle azioni emesse. Prima dell'esordio in borsa Robinhood aveva ipotizzato di poter vendere le proprie azioni a un prezzo tra i 38 e i 42 dollari l'una, ma spesso, nel caso di IPO di imprese tecnologiche come Robinhood, le azioni finiscono per essere pagate più di quanto previsto dalla società emittente.

A frenare la performance d'esordio dell'azienda vi sarebbero stati diversi fattori: il prezzo di quotazione relativamente basso che segnalerebbe uno scarso interesse da parte degli investitori istituzionali o l'ampia fetta riservata agli investitori non professionali che rende il titolo maggiormente volatile.

Un'ulteriore "zavorra" sulla peformance in borsa della società americana sarebbe rappresentata anche dai timori relativi alle ultime vicende "regolamentari" che l'hanno vista protagonista. A alla fine dello scorso anno Robinhood è stata infatti multata per 70 milioni di dollari dalla Securities and Exchange Commission (SEC) per non aver comunicato con chiarezza ai propri utenti il metodo con cui ottiene la maggior parte dei propri ricavi. Il metodo si chiama payment per order flow – cioè farsi pagare da un intermediario per affidare a lui, piuttosto che a un altro, gli ordini dei propri clienti affinché li esegua – e al momento la pratica è ammessa negli Stati Uniti ma vietata in diversi altri mercati. La SEC ha già criticato questo metodo sostenendo che non assicura il miglior prezzo di vendita o di acquisto agli utenti che pagano una commissione "nascosta" nonostante l'azienda offra loro servizi gratuiti: se le autorità decidessero di vietare questo metodo ne risulterebbe intaccato l'80% dei ricavi di Robinhood.

Un altro timore è legato, infine, alle sue prospettive di crescita. Per molti analisti infatti quello dei meme stock e delle aziende come Robinhood rappresenta solo un fenomeno transitorio e destinato a sgonfiarsi dopo la pandemia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA