Ita, nuove assunzioni e cento aerei: Certares presenta il suo piano 2023. Il fondo Usa pronto all'acquisto in 10 giorni

Certares punta sulla crescita dei posti e sulle nuove rotte verso il Nord America. La trattativa tra Mef e Delta-Air France sarà chiusa al massimo entro dieci giorni

Ita, il piano di Certares per il 2023: 1.500 assunti e 100 aerei
di Umberto Mancini
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Domenica 4 Settembre 2022, 21:52 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 14:57

L’obiettivo è chiudere la trattativa per privatizzare Ita Airways entro dieci giorni, cioè il 15 settembre, con il fondo Certares che è pronto ad assumere 1.500 dipendenti il prossimo anno, aumentando aerei (da 63 a 100) e rotte. Schivando così i siluri del partiti, la reazione della cordata sconfitta e quella di Berlino. Non è un mistero che il tandem Msc-Lufthansa dopo aver preso atto della decisione del ministero dell’Economia sia tornato in pressing, puntando sui tempi supplementari. Così come chiedono di poter dire la loro Fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia. Ma si tratta di mosse elettorali più che di affondi reali. Tant’è che Palazzo Chigi insiste nel voler tirare dritto, accelerando la trattativa con il consorzio guidato dal Fondo americano con Delta e Air France-Klm. 

Le tappe

Del resto, la cordata che ha avviato il confronto in esclusiva con il Mef è fermamente intenzionata a raggiungere l’obiettivo e farà di tutto per centrarlo dopo la rimonta in extremis. «Siamo fortemente convinti - dicono dalla sede milanese del colosso Usa - della nostra visione per lo sviluppo della compagnia, che speriamo di poter attuare il raggiungimento degli accordi definitivi e vincolanti. Lavoreremo per questo con il Mef, con Ita, con i nostri partner del consorzio Delta e AirFrance-Klm». 
La carta vincente è quella occupazionale. Il fondo americano condivide infatti la traiettoria indicata dal piano industriale messo a punto dall’ad Fabio Lazzerini e dal presidente Alfredo Altavilla - entrambi saranno probabilmente confermati - che prevede una crescita costante. Non solo. Il piano verrà implementato: si parte dalla situazione attuale con 3.500 dipendenti e 63 aerei (700 piloti e 1.360 assistenti di volo) per arrivare l’anno prossimo, con l’aumento delle rotte e degli aerei, a 5.000, con un balzo quindi di 1.500 dipendenti; l’anno successivo, crescita ulteriore di 500 unità. Cifre che i nuovi investitori intendono correggere nuovamente al rialzo visto che il network sarà ampliato sopratutto verso il Nord America (nuove destinazioni e maggiori frequenze verso gli Usa e il Sud America, in particolare focus su Boston, Baltimora, Washington e Toronto). Ma l’idea è anche di aumentare i voli verso Africa e Asia.

I sindacati hanno fatto i conti: se andrà davvero così tra Ita, Swissport e Atitech, che hanno rilevato handling e manutenzione, saranno finalmente al sicuro circa 7 mila dipendenti rispetto agli oltre 10mila della vecchia Alitalia. Va sciolto però il nodo dei circa 3 mila che sono rimasti fuori, in Cig, di cui 1.000 sarebbero in età pensionabile. L’arrivo dei nuovi soci potrebbe favorire un ricollocamento, almeno così si augurano Fit-Cisl e le altre organizzazioni sindacali.

 


Proprio per avere garanzie sui posti di lavoro il Tesoro resterà con una quota del 49% della compagnia aerea e con poteri ben definiti sulle scelte strategiche. Per rafforzare la presa, successivamente entreranno nel capitale sia Delta che Air-France Klm, la prima in tempi rapidi, la seconda dopo aver sistemato una serie di questioni interne legate agli aiuti di Stato ricevuti da Parigi. La gestione operativa sarà ovviamente in mano ai partner industriali che declineranno anche il piano di sviluppo. 
Del resto proprio la trasformazione da semplici partner commerciali di Certares ad azionisti ha fatto cambiare le sorti della contesa. Air France ha prenotato il 9,9% delle azioni del vettore italiano, Certares avrà, almeno all’inizio, il 50% più una azione. Delta, in prospettiva si attesterà al 10%. Ma non è chiaro se sarà Certares a cedere una quota o lo stesso Tesoro, oppure entrambi. 
Conclusa la trattativa, che come detto sarà particolarmente serrata, il Tesoro avrà davanti due strade. Potrebbe firmare un semplice memorandum d’intesa con Certares e i suoi alleati: l’atto, importante sul piano simbolico, non sarebbe però vincolante, non impegnerebbe cioè il futuro governo a vendere Ita e alla fine lascerebbe mani libere al nuovo inquilino di Palazzo Chigi. L’altra strada, quella più probabile, prevede invece la firma di due contratti, il primo con la compravendita vera e propria, un altro con gli accordi tra azionisti. Un pacchetto vincolante - con all’interno il piano industriale - difficile da smontare, se non al prezzo di salatissime penali. 

La scelta

Penali che il nuovo governo, qualora volesse ripensarci, potrebbe ovviamente pagare. La mancata o ritardata privatizzazione metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro visto che Ita difficilmente potrebbe superare indenne l’inverno senza una nuova iniezione di capitale. Far ripartire una trattativa da zero avrebbe costi sociali enormi con esiti quanto meno incerti, ma trattandosi di Ita, nata dalle ceneri di Alitalia, non si può mai dire mai. Il premier Draghi punta a sovvertire questo teorema. E probabilmente ci riuscirà. 

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