Ita-Lufthansa, lo scoglio dei patti: il governo vuole tutelare occupazione e made in Italy

Il nodo da sciogliere resta sempre la governance

Ita-Lufthansa, lo scoglio dei patti: il governo vuole tutelare occupazione e made in Italy
di Umberto Mancini
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 21:01 - Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 14:29

La messa a punto della bozza dei patti parasociali per arrivare all’intesa con Lufthansa si sta rivelando particolarmente laboriosa, ma è il passaggio obbligato perché la vendita del controllo della compagnia si traduca in un epilogo dignitoso, per quanto possibile, per lo Stato italiano. E’ lo scopo primo di un negoziato che prosegue a fari spenti con l’obiettivo di arrivare a un accordo in tempi ravvicinati, anche se gli scogli da superare non sono pochi.

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LE PARTI

Il gruppo guidato dall’ad Carsten Spohr chiede infatti mani libere su rotte, personale, assetto interno. Non è una sorpresa: il manager tedesco lo ha ripetuto in più occasioni. Prima negli incontri con gli uomini di Draghi, poi ai nuovi interlocutori arrivati a Via XX Settembre. 

Gli americani del fondo Certares avevano dato maggiore disponibilità, concedendo, pur con qualche limite, la cloche del comando al Tesoro. Non sono riusciti però a portare a bordo il partner industriale che, nei piani del governo, è fondamentale per lo sviluppo di Ita. Delta Airlines e Air France-Klm sono rimasti alla finestra, evitando di impegnarsi con l’ingresso nel capitale. Da qui la virata su Lufthansa, che assicura grande competenza e forza nel settore, visto che anche Msc, pur con qualche titubanza, si è defilata o comunque non sembra interessata a partecipare in posizione subordinata. 

Il punto è che Palazzo Chigi non intende svendere la compagnia di bandiera, anzi. Si vuole, ripetono esponenti di Fdi, far rispettare i paletti che il decreto sulla privatizzazione varato dal governo Draghi ha fissato in maniera chiara, valorizzando un asset considerato strategico e difendendo posti di lavoro e scali di riferimento, Fiumicino in primis. Accanto a Lufthansa l’idea è quella di coinvolgere Fs, o altre società pubbliche, in grado di affiancare il Mef nell’azionariato di Ita. Un modo per gestire in maniera pragmatica il vettore tricolore. Sul punto Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono concordi.

I TEMPI

Resta fermo poi l’obiettivo di firmare entro l’anno un protocollo d’intesa con Lufthansa anche per ottemperare alle richieste e agli impegni presi con Bruxelles sulla cessione. Ciò spiega perchè il lavoro di questi giorni, anzi di queste ore, è tutto centrato sulla messa a punto di una serie di accordi parasociali in grado da un lato di tutelare l’autoomia decisionale dei tedeschi e, dall’altro, di consentire allo Stato italiano di avere l’ultima parola sui temi chiave, ovvero le garanzie occupazionali, il network, la strategia aziendale. 

Il confronto con il gruppo tedesco si concentra quindi sul perimetro entro il quale la componente pubblica potrà avere voce in capitolo, senza per questo interferire nella gestione operativa. Del resto, sui conti non ci sono altri aspetti da esplorare visto che è dal 16 novembre che i tedeschi sono in data room. E’ invece un punto fermo, previsto dal piano industriale messo a punto dall’amministratore delegato Fabio Lazzerini, la crescita di Ita dagli attuali 68 aerei a 96 a fine 2023 che richiederanno l’assunzione di 1.200 tra piloti e assistenti di volo. Strategia peraltro condivisa da Lufthansa. 

Inutile dire che a Palazzo Chigi vorrebbero siglare una prima intesa in tempo per la conferenza stampa di fine anno. Con il valore di Ita stimato intorno ai 500-550 milioni e l’ipotesi di una cessione di almeno il 55% delle quote.

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