Lavoro, 735 mila occupati in meno rispetto all'epoca pre-Covid. Colpite soprattutto le donne

Lavoro, 735mila occupati in meno rispetto all'epoca pre-Covid. Colpite soprattutto le donne. Nella foto operai alla Sevel di Atessa, in Abruzzo
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Martedì 27 Luglio 2021, 14:00 - Ultimo aggiornamento: 16:27

Occupati in calo a causa della pandemia. Sono oltre 700 mila i posti di lavoro persi nel periodo del Covid. A dettagliare il quadro della situazione è il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione alla commissione Lavoro della Camera sulle nuove disuguaglianze prodotte dall'emergenza.

La pandemia «ha colpito duramente il mercato del lavoro. L'occupazione è diminuita drasticamente nel 2020» con «contraccolpi che si sono estesi fino a gennaio 2021; da febbraio, l'occupazione è tornata a crescere, seppure in modo graduale», ha detto Blangiardo. Tra febbraio e maggio 2021, gli occupati hanno raggiunto 22 milioni 427mila «un livello - ha detto - comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia (febbraio 2020) e prossimo ai livelli registrati a metà 2015».

Blangiardo ha poi rimarcato come ad essere colpite maggiormente siano state le donne ed i giovani. «La crisi sanitaria ha penalizzato i settori ad elevata occupazione femminile, soprattutto nella prima fase. Tra febbraio 2020 e maggio 2021 - ha sottolineato il presidente dell'Istat - le occupate sono diminuite del 3,6% (-398 mila) e gli occupati del 2,8% (-518 mila), anche per effetto di un parziale recupero che negli ultimi quattro mesi ha riguardato soprattutto i secondi: da gennaio 2021, +44mila occupate (+0,5%) e +136mila occupati (+1,1%)».

Anche i giovani hanno risentito «in modo acuto della crisi: rispetto a febbraio 2020, la riduzione dell'occupazione continua a essere più elevata proprio tra i 15-34enni (-4,2% contro il -3,2% del totale) e il tasso di occupazione dei 25-34enni, pari al 60,9%, è ancora inferiore di 1,5 punti percentuali ai valori pre-crisi, nonostante il recupero di quasi due punti nei mesi recenti. Nella stessa fascia d'età (25-34 anni), a maggio 2021, il tasso di disoccupazione e quello di inattività sono ancora di 0,9 punti più elevati di quelli di febbraio 2020, rispettivamente 15,8% e 27,7%».

Blangiardo ha poi sottolineato che nel 2020 si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà, con un'incidenza passata dal 6,4 del 2019 al 7,7%, e oltre 5,6 milioni di individui, in crescita dal 7,7 al 9,4%. «Nel 2020, è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro», ha sottolineato il presidente dell'Istat. «Sull'incidenza della povertà hanno anche inciso le misure messe in campo a sostegno dei cittadini, che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica, sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020 sia quelle che erano già povere, di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà».

Blangiardo ha poi rilevato che il blocco improvviso di interi segmenti dell'economia, con gli effetti sulla produzione di valore aggiunto e sull'occupazione, ha determinato nella primavera del 2020 una forte caduta del reddito disponibile, «nonostante le misure pubbliche di sostegno introdotte dal governo. I consumi finali delle famiglie hanno così subito un crollo di dimensioni mai registrate dal dopoguerra, con una diminuzione del 10,9% che ne ha portato il valore a un livello di poco superiore a quello del 2009, e a quello del 1997 se considerato al netto dell'effetto della variazione dei prezzi - ha aggiunto -. Dall'indagine sulle spese per consumi, la stima della spesa media mensile familiare per il 2020 e' di 2.328 euro mensili in valori correnti, in calo del 9,0% rispetto al 2019».

«Nel corso del 2020 sono stati coinvolti in eventi Cig oltre il 40% dei 15,7 milioni di dipendenti del settore privato extra-agricolo residenti in famiglia. Si tratta di circa 6,8 milioni di individui con eventi Cig in almeno una settimana dell'anno - ha quindi affermato Blangiardo -. La durata media è pari a circa il 15,4% delle settimane con copertura contrattuale nel 2020. Il valore mediano di questa misura dell'intensità della Cig è stato nel 2020 di poco superiore all'11%, mentre per oltre un quinto di tali individui l'intensità è stata superiore al 20%: si tratta dunque di una distribuzione con una accentuata asimmetria».

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