Irpef, più tagli per i dipendenti: battuti pensionati e autonomi. Incognita bonus per i redditi bassi

Risparmio fino a 945 euro l’anno grazie anche alle detrazioni. Ma per i redditi medio-bassi c’è l’incognita del vecchio bonus

Irpef, più tagli per i dipendenti: battuti pensionati e autonomi. Incognita bonus per i redditi bassi
di Luca Cifoni
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Sabato 18 Dicembre 2021, 21:56 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 12:09

La nuova Irpef premia i lavoratori dipendenti. Tutte le categorie di contribuenti ottengono vantaggi dal nuovo sistema di aliquote e detrazioni, a qualsiasi livello di reddito. Ma la nuova curva risulta più favorevole per chi svolge un lavoro subordinato, rispetto a pensionati e lavoratori autonomi. Anche perché per il solo 2022 al risparmio dell’imposta sul reddito si aggiungerà, se la retribuzione lorda annua non supera i 35 mila euro, un taglio di 0,8 punti dei contributi previdenziali, naturalmente a parità di pensione futura. Questo ulteriore beneficio, pur se temporaneo, vale (ad esempio) un risparmio di 200 euro su uno stipendio lordo di 25 mila. Quanto all’Irpef vera e propria, il risparmio massimo per i dipendenti è di 945 euro: questa è la minore imposta che pagherà nel 2022 rispetto all’anno precedente il contribuente con un reddito complessivo di 40 mila euro, naturalmente nell’ipotesi che resti invariato. Per lavoratori autonomi e professionisti il vantaggio massimo è un po’ più basso (810 euro) e si ottiene a un livello di reddito più alto, 50 mila euro. E alla stessa quota scatta anche il beneficio relativamente più elevato per i pensionati, che però risulta ancora più contenuto, con 758 euro. Per i redditi (sempre ai fini Irpef) che vanno dai 55 mila euro l’anno in su il risparmio è lo stesso per tutte le categorie di lavoratori: dai 670 euro scende gradualmente fino ai 270 euro di minore imposta che spettano a chi ne guadagna 75 mila: al di sopra di questa soglia il vantaggio resta sempre lo stesso (e dunque incide proporzionalmente sempre di meno al crescere del reddito).

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IL CONFRONTO
Le differenze tra le varie categorie, visto che aliquote e scaglioni (ridotti a quattro) sono uguali per tutti, dipende dalla struttura delle specifiche detrazioni per lavoro: quella riservata ai dipendenti risulta nel complesso un po’ più generosa. La volontà di non scontentare nessuno ha però impedito al governo di centrare (almeno per ora) uno degli obiettivi dichiarati della riforma fiscale, ovvero semplificare il sistema. Le formule delle detrazioni sono come al solito complesse e non intuitive. E il vecchio “bonus 100 euro” (a sua volta erede di quello voluto da Renzi) è stato mantenuto per chi guadagna meno di 15 mila euro, mentre al di sopra di questa soglia scatterà, parzialmente, solo per i contribuenti con molte detrazioni personali (oltre a quella da lavoro), per evitare una perdita sostanziale rispetto al sistema precedente. Ma l’applicazione non si annuncia facile.
Intanto dopo la presentazione dell’emendamento governativo che contiene le novità in materia fiscale i lavori della legge di Bilancio continuano a ristagnare. Ieri al Senato sono state sconvocate le riunioni della commissione Bilancio previste per oggi, in attesa della messa a punto definitiva delle ultime modifiche tra cui quelle relative al superbonus.


 

Dipendenti: beneficio alto a 40mila euro

Se i lavoratori dipendenti risultano relativamente più premiati dalla nuova Irpef, all’interno di questo mondo i benefici non sono uguali per tutti: risultano più favoritii redditi medio-alti a partire dai 40 mila euro l’anno e fino a 55 mila. Ovvero quelli che in passato non avevano goduto dei vantaggi del bonus 80 euro, poi elevato a 100. Ma per coloro che sono invece tra i 15 e i 28 mila euro sarà un’incognita proprio l’applicazione del bonus, che vale 1.200 euro l’anno. Spetterà infatti solo a coloro per i quali la somma delle detrazioni da lavoro, di quelle per carichi familiari e di quelle personali per mutui, spese sanitarie e ristrutturazioni (precedenti al 2022) superino l’imposta lorda dovuta. Cioè i contribuenti che arrivando a imposta zero rischierebbero di perdere una parte di queste detrazioni, mentre in precedenza potevano sfruttarle fruendo del bonus. In questi casi allora il bonus sarà riconosciuto non integralmente, ma appunto in proporzione all’importo in bilico. È probabile però che questa possibilità possa essere sfruttata solo in dichiarazione dei redditi, perché i datori di lavoro non hanno le informazioni sulle detrazioni personali.

Pensionati: importi rivalutati e nuove aliquote

La nuova curva delle detrazioni per i pensionati è leggermente meno generosa di quella dei lavoratori dipendenti. Ma ha l’effetto di innalzare leggermente la soglia sotto la quale non è dovuta imposta (la cosiddetta no tax area) ovvero il livello di reddito in cui la detrazione specifica dei pensionati supera annullandola l’Irpef lorda. In precedenza la no tax area scattava a 8.130 euro, mentre dal 2022 salirà a 8.500. Il vantaggio maggiore per questa categoria di contribuenti, rispetto alle regole in vigore fino al 2021, sarà nella fascia intorno ai 50 mila euro l’anno. È il caso di ricordare che per i pensionati scatterà il prossimo anno la perequazione degli assegni, con un tasso di rivalutazione dell’1,7 per cento corrispondente all’inflazione del 2021 provvisoriamente stimata. Per cui da gennaio i loro trattamenti avranno questo incremento lordo (parzialmente limitato per quelli con redditi più alti) e sui nuovi importi verranno applicate le nuove e più favorevoli aliquote e detrazioni. Chiaramente la progressività dell’imposta assorbirà una parte degli incrementi lordi riconosciuti.

Autonomi: la "no tax area" sale a 5.500 euro

Tradizionalmente i lavoratori autonomi godono di una struttura di detrazioni per lavoro meno favorevole rispetto a quella di lavoratori dipendenti e pensionati. La nuova Irpef conserva questo assetto differenziato, ampliando anzi leggermente le distanze, almeno in alcune fasce di reddito. La prima conseguenza della particolarità degli autonomi è una soglia di esenzione più bassa: mentre per dipendenti e pensionati, anche in assenza di ulteriori detrazioni personali, l’imposta resta pari a zero fino a oltre 8 mila euro di reddito l’anno, le partite Iva iniziano a pagare prima. Dal 2022 però la “no tax area” si espanderà un po’ passando da 4.800 a 5.500. Con la struttura Irpef in vigore dal 2022 gli autonomi avranno il massimo vantaggio in corrispondenza dei 50 mila euro di reddito l’anno.
Va ricordato che chi svolge un’attività indipendente potrà continuare a sfruttare anche il prossimo anno il regime vantaggioso della flat tax: un’aliquota ferma al 15 per cento a condizione che i ricavi non superino i 65 mila euro.

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