INTESA SAN PAOLO

Intesa-Ubi, in campo l'Antitrust: nubi sull'Ops che adesso rischia

Mercoledì 13 Maggio 2020

L'Antitrust accende un faro sull'Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca per presunti rilievi sul fronte della concorrenza, mettendo di fatto a rischio l'operazione visti i tempi dell'indagine che per solito non sono brevi. Ieri gli uomini della Guardia di finanza, su iniziativa dell'autorità per la Concorrenza, hanno perquisito le sedi milanesi di Intesa e dell'advisor Mediobanca oltre a quella di Ubi a Bergamo. Obiettivo: raccogliere tutti i documenti relativi all'offerta annunciata il 17 febbraio per verificare la sussistenza delle ipotesi inibitorie sollevate dai legati di Ubi. Del resto, nel provvedimento di avvio dell'istruttoria si legge che «l'acquisizione di Ubi da parte di Intesa è in grado di modificare in modo «significativo» il contesto bancario «sotto due profili». Da un lato privando il sistema «di un operatore di medie dimensioni che in un futuro non remoto avrebbe potuto fungere da polo di aggregazione, costituendo un terzo gruppo bancario di grandi dimensioni» a fianco di Intesa e Unicredit. Dall'altro facendo venir meno «la sostanziale simmetria» fra Intesa e Unicredit, con «l'importante crescita» della prima. «Per entrambi i profili, nella fase istruttoria, sarà possibile fare considerazioni prospettiche in termini di ricadute concorrenziali», si legge ancora nel provvedimento.
Che dal fronte bergamasco si cercasse di ostacolare l'avanzata di Intesa con ogni mezzo lo dimostra il precedente invio alla Consob di ben due istanze firmate dall'advisor legale Sergio Erede. In verità, il reclamo presentato all'Authority guidata da Roberto Rustichelli, che ha dato avvio all'istruttoria, si basa su una motivazione alquanto opinabile che, se passasse, manderebbe a monte non poche Opa e Ops future. Infatti, tutte le Opa potenzialmente soffocano le possibilità della società target di costituire in futuro poli aggreganti, ma il fatto di aver scelto liberamente di essere contendibili sul mercato è di per sé una risposta a quel teorema. Un teorema che alla verifica potrebbe non reggere, ma che nel frattempo potrebbe compromettere l'Ops.
GLI ESPOSTI ALLA CONSOB
La Consob, dal canto suo, è stata sollecitata da Ubi a verificare le ricadute sulla business combination nel caso in cui l'offerta dovesse concludersi tra il 50% più un'azione e il 66,9% di Ubi che non assicurerebbe il controllo dell'istituto in assemblea straordinaria, eventualità che potrebbe vanificare i 730 milioni di sinergie promesse. Il secondo esposto fa riferimento alla cosiddetta Mac (Material adverse change clause), la clausola di assenza di effetti sfavorevoli che, intervenuti fra il momento dell'accordo e il closing, potrebbero far saltare l'operazione. L'idea di Ubi è di utilizzare la pandemia per fermare l'offerta di Intesa essendo cambiate le condizioni di partenza.
Da parte sua la banca guidata da Carlo Messina, nei contenziosi assistita dagli advisor legali Carlo Pavesi e Andrea Zoppini (Carlo Pedersoli si occupa solo dell'ops) avrebbe sollecitato la Consob a valutare alcune iniziative dei soci e del top management bresciano avviate in alternativa dell'Ops. In tale contesto, va segnalata la decisione di Giuseppe Lucchini di schierarsi a favore dell'Ops («una buona base di partenza») e di voler svincolare il suo 1% dal patto bresciano che raggruppa l'8,7% di Ubi e che tuttora si dichiara contrario all'offerta di Intesa. Una mossa, quella di Lucchini, che potrebbe non restare isolata: di qui una certa agitazione tra i soci stabili, contrari all'Ops. Ma la tensione maggiore si respira attorno alla possibile divaricazione fra il blocco di questi ultimi e il management dell'istituto guidato da Victor Massiah, dove i primi sarebbero favorevoli a riavvicinare i francesi del Credit Agricole con i quali qualche colloquio in passato c'è stato. Sembra invece che Massiah, assistito da Goldman Sachs e Credit Suisse, preferirebbe esplorare altre vie.
L'ACCORDO CON CATTOLICA
La prima è la più facile da perseguire, visto che il 30 giugno scade l'estensione dell'accordo con Cattolica Assicurazioni che è anche azionista di Ubi con l'1%. C'è l'idea tutta da realizzare di un rinnovo per 3-5 anni della partnership strategica a fronte della quale la compagnia dovrebbe sborsare centinaia di milioni aumentando il valore di Ubi. Peraltro, il rinnovo dell'accordo spiazzerebbe Unipol che ha siglato un accordo con Intesa per acquisire i portafogli assicurativi delle 400-500 filiali destinate alla controllata Bper. La seconda ipotesi caldeggiata dagli advisor sarebbe ritentare la carta Mps che, già provata nel 2016, resta un problema aperto per il Tesoro visto che prima o poi dovrà trovare una sistemazione fuori dal pubblico. Quale che sia il destino finale di Ubi è difficile dire allo stato, ma è evidente che dopo la mossa dell'Antitrust le possibilità che i giochi si riaprono in più direzioni crescono, mettendo oggettivamente a repentaglio il prosieguo dell'Ops di Intesa.
E ciò apre un problema immediato sul fronte del mercato, perché di fronte alla prospettiva che l'Ops sfumi difficilmente la Borsa manterrebbe le attuali valutazioni di Ubi, fortemente apprezzata per merito della promessa Ops.
Rosario Dimito
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Ultimo aggiornamento: 12:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA