Intelligenza artificiale: crescono gli investimenti, ma l'Italia non è leader del mercato

Intelligenza artificiale: crescono gli investimenti, ma l'Italia non è leader del mercato
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Martedì 3 Marzo 2020, 13:23

Crescono gli investimenti nell'intelligenza artificiale. Negli ultimi cinque anni in Europa sono aumentati del 55% i fondi raccolti dalle start-up dedicate. Secondo l'indagine «The Road to AI – Investment Dynamics in the European Ecosystem» di Roland Berger, società di consulenza tedesca, servono strategie coordinate in materia di investimenti, talenti e regolamentazione. Lo studio, condotto insieme all'hub francese per le start-up europee France Digitale, ha esaminato 27 Paesi dell'Unione Europea insieme alla Norvegia, Svizzera e Israele. Tra questi emergono i campioni del mercato: Regno Unito, Francia, Israele e Germania che hanno raccolto investimenti in start-up pari a 8,6 miliardi di dollari dal 2009 a oggi (l’80% del totale finanziato nel campo dell’intelligenza artificiale).  

Se guardiamo agli investimenti nel mondo startup, Israele resta il paese leader incontrastato. Non a caso è la «start-up Nation» per eccellenza. Il Paese è, infatti, primo in termini di investimenti medi per singola start-up (ben 4,7 milioni di dollari) nel periodo 2009-2019. Ma se consideriamo soltanto il mondo dell'intellifenza artificiale, in Europa è la Francia a fare la parte del leone con un tasso di crescita annuo degli investimenti in start-up pari al 58% e una raccolta stimata a fine 2019 di 1,2 miliardi di dollari. 

Nel mondo, invece, i leader indiscussi in campo startup dell'intelligenza artificiale rimangono gli Stati Uniti. Soltanto nel 2018, gli USA hanno investito 4,5 miliardi di dollari con un valore medio poco inferiore a 10 milioni. In Europa il quadro è diverso: il numero di operazioni è maggiore rispetto a quello registrato negli Usa (980 contro 500) ma è decisamente inferiore il totale investito (3 miliardi di dollari), così come il valore medio per singola operazione (3 milioni di dollari).

Dal 2014 al 2019 si è registrato anche un incremento consistente delle exit concentrate per il 66% nel Regno Unito, Israele, Francia e Germania e la quasi totalità degli investitori è rappresentata dalle aziende (92% di cui il 70% attive nel mondo tech) seguite a una certa distanza da fondi di private equity (5,5%) e da società d’investimento (2,5%). Si tratta principalmente di realtà statunitensi (per il 42% del totale), seguite da investitori basati nel Regno Unito (13%), in Germania (10,5%) e in Francia (7%), con Israele in posizione marginale sul ruolo in fase di exit. 

Secondo Roland Berger le aziende dovrebbero affrontare tre ambiti chiave per rafforzare il mercato dell'intelligenza artificiale. E sono i seguenti: supportare il finanziamento delle start-up, investire sui talenti e valorizzarli e infine armonizzare il quadro normativo. 

«L’intelligenza artificiale è uno dei temi caldi dell’agenda della nuova Commissione Europea che, con la sua ambiziosa tabella di marcia politica, avrà il compito di disegnare un quadro normativo favorevole allo sviluppo dell’intelligenza artificiale per gli anni a venire, di concerto con le necessità e lo stato dell’arte attuale dell’ecosistema europeo» commenta Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger. «L'Italia pur mostrando un promettente sviluppo del venture capital negli ultimi 2 anni è ancora marginale nel contesto internazionale e priva di vere operazioni series A, B e C. Il Fondo Nazionale Innovazione, su immagine dell'esperienza francese, potrà nutrire il nostro ecosistema e contribuire a realizzare una strategia europea nel campo dell'intelligenza artificiale», conclude.

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