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Inflazione, picco negli Stati Uniti. Cosa succede in Europa? I rischi con la guerra e l'incubo stagflazione

Inflazione, picco negli Usa. Cosa succede in Europa? I rischi con la guerra e l'incubo stagflazione
di Gabriele Rosana
4 Minuti di Lettura
Giovedì 5 Maggio 2022, 14:03 - Ultimo aggiornamento: 16:37

I prezzi corrono un po’ dappertutto, ma l’esposizione alla guerra in Ucraina mette l’Europa più a rischio delle altre potenze globali. E torna l’incubo stagflazione. In Turchia l’aumento dei prezzi al consumo ad aprile sfiora il 70% su base annua, la percentuale più alta registrata tra le economie del G20. E mentre la Federal Reserve americana decide una stretta monetaria senza precedenti in oltre vent’anni e la Bank of England alza oggi nuovamente i tassi nonostante i timori di recessione, la morsa dell’inflazione si fa sentire anche nell’Eurozona.

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Le stime

Tra gli analisti negli Stati Uniti c’è chi vede la luce alla fine del tunnel per l’economia nazionale, escludendo una corsa dei prezzi fuori controllo come negli Anni Settanta: il picco, insomma, sarebbe già stato raggiunto. Nel Vecchio continente, invece, l’inflazione sarebbe ancora destinata a correre, soprattutto alla luce delle nuove sanzioni contro la Russia che colpiscono le forniture energetiche in arrivo da Mosca, con lo stop al petrolio a partire dal 2023 - dopo quello al carbone da agosto - sul tavolo dei Ventisette e la scure che pende anche sui flussi di gas. Le stime stilate da Eurostat relative ad aprile hanno inquadrato una crescita del Pil a fatica e un tasso d’inflazione al 7,5%, in aumento (Italia sotto la media, al 6,6%, tra Francia al 5,4% e Germania al 7,8%; mentre cifre record si registrano fra i Baltici, con l’Estonia che sfiora il 20%): un dato trainato ancora dai costi eccezionali dell’energia, in aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma anche l’inflazione di base, che non tiene conto della maggiore volatilità dei prezzi dell’energia e del carrello della spesa, dimostra un’accelerazione preoccupante, tale da suggerire che il fenomeno è qui per restare e radicarsi nelle economie reali dell’Ue. 

La ricostruzione


Secondo una ricostruzione di Bloomberg, i mercati sembrano scommettere su un’accelerazione decisa dell’inflazione in Europa anziché negli Stati Uniti. La fiammata dei prezzi e le strette monetarie disposte dalle altre principali Banche centrali mondiali rinnova la pressione sulla Bce per alzare i tassi anche nell’Ue, una mossa che potrebbe però attendere la seconda metà dell’anno, anche se i falchi del consiglio direttivo dell’Eurotower vogliono per avere una decisione in questo senso già in estate, ricordando il mantra per cui il mandato dell’istituto è garantire la stabilità dei prezzi attorno all’obiettivo simmetrico del 2%: il rompicapo che preoccupa Francoforte è, tuttavia, la combinazione dell’inflazione record con la crescita lenta, a seguito del doppio shock provocato da pandemia e guerra. Il che produrrebbe un cocktail esplosivo: la stagflazione. Aumentare i tassi di interesse può aiutare a tenere sotto controllo l’inflazione, ma rischia di rallentare ulteriormente il Pil; al contrario, confermare la politica monetaria espansiva minaccia di spingere ancora i prezzi verso l’alto. Lo scenario ottimistico di rapida ripresa delle economie mondiali verso dei nuovi ruggenti Anni Venti (il paragone, fatto tra gli altri dal Financial Times, è con quelli del secolo scorso, che fecero seguito alla prima guerra mondiale) è rapidamente andato in fumo con l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Che presenta un conto da pagare anzitutto alle economie del Vecchio continente, le più esposte alle conseguenze della guerra.

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