Inflazione, non cala il carrello della spesa: per alimentari e prodotti-casa aumento del 12,8%

L’inflazione a novembre è rimasta stabile all’11,8%. Dopo la forte accelerazione di ottobre, la crescita del carovita potrebbe aver esaurito la sua spinta

Inflazione, non cala il carrello della spesa: per alimentari e prodotti-casa aumento del 12,8%
di Jacopo Orsini
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 21:39 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 09:07

Primi segni di rallentamento della volata dell’inflazione, anche se il carrello della spesa continua ad aumentare. A novembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, secondo le stime preliminari dell’Istat, registra una crescita dello 0,5% sul mese scorso, in netta frenata dal +3,4 di ottobre, e dell’11,8% su base annua (stabile rispetto al mese precedente). L’incremento acquisito per il 2022 invece è pari all’8,1%.

LE COMPONENTI

«Dopo la brusca accelerazione di ottobre» l’inflazione, che rimane a livelli che non si vedevano da marzo 1984, «è stabile», commenta l’Istituto nazionale di statistica. «I prezzi di alcune componenti, che ne avevano sostenuto l’ascesa, tra cui gli energetici non regolamentati e in misura minore gli alimentari non lavorati, rallentano su base annua, mentre quelli di altre componenti continuano ad accelerare, tra cui gli energetici regolamentati e in misura minore gli alimentari lavorati», prosegue l’Istat. Anche i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona, «accelerano ma di poco - osserva ancora l’Istat -. Se nei prossimi mesi continuasse la discesa in corso dei prezzi all’ingrosso del gas e di altre materie prime, il fuoco dell’inflazione, che ha caratterizzato sin qui l’anno in corso, potrebbe iniziare a ritirarsi».

La crescita dei prezzi, soprattutto degli alimentari (+13,6% l’aumento annuo a novembre), pesa però intanto sulle abitudini di consumo degli italiani. Da una indagine di Coldiretti e Censis emerge infatti che il carovita svuota le tavole del 47% delle famiglie, costrette a tagliare le quantità di cibo acquistato a causa dei rincari. E la percentuale di chi riduce la spesa, se si considera la fascia di popolazione a basso reddito, sale addirittura al 60%. 

 

I SEGNALI

Segnali di raffreddamento dei prezzi arrivano comunque anche dall’Europa. A novembre l’inflazione nei Paesi dell’Eurozona è scesa al 10% rispetto al 10,6% registrato ad ottobre, rileva Eurostat, l’ufficio di statistica europeo. Si tratta della prima riduzione dopo mesi di crescita ininterrotta dovuta all’aumento dei prezzi dell’energia. 

Tornando all’Italia, e analizzando i singoli settori il comparto dell’energia segna un rallentamento della crescita dei prezzo su base annua dal 71,1% al 67,3%. L’“inflazione di fondo”, cioè al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera però ancora da +5,3% a +5,7%, segnalando che la pressione della componente energetica sull’incremento dei prezzi non è ancora terminata, commenta Paolo Pizzoli, economista di Ing. I salari fra l’altro finora sono cresciuti poco (+1,3% annuo a ottobre) e non si può scartare quindi, aggiunge Pizzoli, «il rischio di ulteriori aumenti». «Prevediamo che l’inflazione rimanga al livello attuale fino a dicembre, per poi iniziare un graduale declino», continua l’economista, che stima una crescita dei prezzi media annua all’8,2% nel 2022 e al 6,7% nel 2023. 

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