Inflazione, Landini: "Aumentare potere d'acquisto salari attraverso rinnovo contratti e seria riforma fiscale"

Inflazione, Landini: "Aumentare potere d'acquisto salari attraverso rinnovo contratti e seria riforma fiscale"
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Martedì 31 Maggio 2022, 17:30
(Teleborsa) - "I salari in Italia sono troppo bassi. Il problema non è aumentarli 'una tantum' ma aumentarli". Intervistato a margine delle Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia in occasione della Relazione annuale 2021, il segretario della CGIL Maurizio Landini ribatte così alle dichiarazioni di Ignazio Visco sui salari.

"Il peggioramento delle ragioni di scambio e la perdita di potere d'acquisto – ha affermato Visco nelle Considerazioni finali – tenderanno a contenere la domanda finale, attenuando la pressione sui prezzi. No va però trascurato il rischio di un aumento delle aspettative di inflazione oltre l'obiettivo di medio termine e dell'avvio di una rincorsa tra prezzi e salari. Al momento le aspettative non si discostano significativamente dal 2 per cento e, a differenza di quanto è avvenuto negli Stati Uniti, la dinamica delle retribuzioni dell'area è sinora rimasta moderata, anche se in alcuni paesi sono state avanzate richieste di recuperi retributivi di elevata entità. Se queste si risolvessero in aumenti una tantum delle retribuzioni, il rischio di un avvio di un circolo vizioso tra inflazione e crescita salariale sarebbe ridotto".



Il governatore della Banca d'Italia ha paventato il rischio di un avvio di un circolo vizioso tra inflazione e crescita salariale affermando in sostanza che pensare a una scala mobile in questo momento sarebbe una follia. Visco ha lasciato intravedere un'apertura solo nel caso di un aumento "una tantum" affermando che in quel caso il rischio sarebbe ridotto. Lei cosa ne pensa?

"Io penso che salari in Italia sono troppo bassi e quindi il problema non è aumentarli 'una tantum' ma aumentarli. Bisogna aumentare il potere d'acquisto dei salari e per farlo credo che bisogna agire sia sul rinnovo dei contratti sia attraverso una seria riforma fiscale che riduca la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati a partire dai redditi più bassi. Il male del nostro Paese – cosa che non ho sentito nella relazione del governatore della Banca d'Italia – è la precarietà nel lavoro. Lo stesso governatore dice che sono aumentate le disuguaglianze e ricorda come la maggioranza dei giovani se ne deve andare. Dovremmo chiederci il perché. Il livello di precarietà nel lavoro e nella vita, nel nostro Paese, è troppo alto. Io penso che bisogna invertire questa tendenza cambiando leggi assurde che in questi anni sono state fatte e investendo sulla qualità, sulla formazione e sul salario aumentandolo non una tantum ma strutturalmente".

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