Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Imu, la Corte Costituzionale riapre alla doppia esenzione

Imu, la Corte Costituzionale riapre alla doppia esenzione
di L. Ci.
4 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Marzo 2022, 00:17

La Corte costituzionale rimette in gioco la possibilità di doppia (o anche multipla) esenzione dall’Imu sull’abitazione principale, nel caso dei nuclei familiari. Con un comunicato diffuso ieri, la Consulta fa sapere di aver sollevato davanti a sé stessa la questione di costituzionalità sulla «regola generale» contenuta nell’attuale disciplina dell’imposta municipale, che mette in relazione l’esenzione non alla residenza del possessore dell’immobile ma a quella del nucleo familiare. Il possibile contrasto riguarda gli articolo 3,31 e 53 della Costituzione: ovvero quelli relativi all’uguaglianza di tutti i cittadini, alla protezione della famiglie e al dovere dei cittadini di concorrere con le proprie imposte alla spesa pubblica. 

IL DUBBIO
Naturalmente il fatto che i giudici costituzionali si pongano il dubbio non vuol dire che la norma in questione sarà poi ritenuta incostituzionale: proprio questo sarà l’oggetto della valutazione. Per inquadrare la decisione è necessario però ricapitolare tutta la vicenda.

Dopo l’istituzione dell’Imu si era posto il problema di precisare il concetto di “abitazione principale” che attualmente dà diritto all’esenzione totale dall’imposta (e in passato comunque ad un trattamento più favorevole). Cosa succede in una famiglia in cui ad esempio i due coniugi hanno la residenza in immobili diversi? Una circolare ministeriale distingueva due casi: con gli immobili nello stesso Comune c’era il diritto ad una sola esenzione, mentre nel caso di Comuni diversi le esenzioni potevano essere due, perché la differente residenza poteva essere plausibilmente giustificata da motivi di lavoro. Sul tema però era intervenuta la Corte di Cassazione, dando ragione alle amministrazioni comunali che avevano comunque chiesto il pagamento in circostanze del genere. Così la parola era tornata al legislatore, che con il decreto fiscale dell’autunno scorso si era adeguato fissando un’interpretazione più restrittiva: una sola esenzione possibile anche in caso di residenza in Comuni diversi.

LA COMMISSIONE
La questione è arrivata alla Consulta attraverso la commissione tributaria provinciale di Napoli, che a sua volta contestava l’interpretazione della Cassazione. Ma i giudici costituzionali hanno deciso autonomamente di sollevare la questione di costituzionalità prima ancora di valutare i nodi posti dalla commissione. Di fatto tutto il tema sarà rivisto alla luce dei principi indicati nei tre importanti articoli della Carta. In particolare - si legge nel comunicato - il riferimento alla residenza anagrafica e alla dimora abituale non solo del possessore dell’immobile ma anche del suo nucleo familiare «potrebbe diventare un elemento di ostacolo all’esenzione per ciascun componente della famiglia che abbia residenza anagrafica ed effettiva dimora abituale in un immobile diverso». Dunque si vuole capire se il far parte di un nucleo familiare si possa trasformare paradossalmente in uno svantaggio per gli interessati, rispetto agli altri cittadini.

IL LAVORO
Le motivazioni che in passato avevano spinto l’amministrazione finanziaria a distinguere il caso degli immobili in Comuni diversi nascevano dalla volontà di contrastare fenomeni di residenza fittizia, in cui questa viene fissata in una seconda casa per raddoppiare l’esenzione. La motivazione lavorativa della residenza in città diverse era stata giudicata più forte del possibile rischio di elusione del tributo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA