Imballaggi, la stretta Ue mette in ginocchio l’Italia: Nord Europa favorito

Giro di vite sul packaging: obiettivo spingere il riuso al posto del riciclo. Il governo pronto a bloccare la proposta. Contrarie anche Francia, Grecia e Polonia

Imballaggi, la stretta Ue mette in ginocchio l Italia: Nord Europa favorito
di Gabriele Rosana
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 12:39

Imballaggi, anno zero. La Commissione europea ha presentato ieri un giro di vite sul packaging nell’Ue: con il secondo pacchetto sull’economia circolare, parte del Green Deal, Bruxelles vuole ridurre i rifiuti da imballaggio del 15% in ogni Stato membro nel prossimo ventennio. Per farlo, punta con forza sul riuso dei contenitori e sul sistema (popolare nel Nord Europa) del vuoto a rendere, con target vincolanti al 2030 e al 2040 che rischiano, tuttavia, di mettere fuori gioco - è l’allarme dell’industria, italiana ma non solo - le virtuose pratiche di riciclo.

Gli scarti

Nel 2020, spiegano i tecnici dell’esecutivo Ue, ogni europeo ha generato quasi 180 chili di rifiuti: carta e cartone sono in cima alla lista (con 32,7 milioni di tonnellate), seguiti da plastica e vetro (15 milioni). Senza un intervento normativo, è il ragionamento, gli scarti del packaging, dai box del take-away agli scatoloni dell’e-commerce, aumenterebbero del 19% prima della fine del decennio. Per questo, la Commissione si è decisa a mettere sul tavolo di governi e Europarlamento una proposta di regolamento: sostituisce una precedente direttiva, con l’obiettivo di stabilire regole uguali per tutti nell’Ue e prevedere standard comuni sui formati degli imballaggi e etichette riconoscibili per gli articoli riutilizzabili. 

Il testo definisce soglie stringenti per categoria di prodotto (ma riviste al ribasso dopo una serie di pressioni): le bevande, ad esempio, dovranno essere servite in imballaggi riutilizzabili (o in tazze, bicchieri e borracce portate dai clienti) per il 20% entro il 2030 e per l’80% entro il 2040 (sono fatte salve le bottiglie di vino e dei superalcolici). Target di riuso rispettivamente del 10% e del 40% e del 10% e del 50% vengono previsti, invece, per i piatti pronti d’asporto e per le spedizioni online. La stretta Ue mette pure al bando i mini-flaconcini di shampoo monouso che popolano i bagni degli hotel e le bustine di zucchero presenti sui banconi dei bar. Nella proposta di regolamento vengono infatti espressamente vietati gli imballaggi monouso anche per lo zucchero.

In sala stampa, Frans Timmermans, il vicepresidente esecutivo della Commissione titolare del Green Deal, si è affidato al suo perfetto italiano - e non è la prima volta che accade, di fronte alla levata di scudi del nostro Paese - per dare rassicurazioni al sistema industriale: «In Italia moltissimo è già stato fatto sul riciclo, vogliamo fare ancora di più, non di meno. Non c’è competizione» tra riciclo e riuso, ha garantito. Nessuno «vuole porre fine alle pratiche che funzionano o mettere in pericolo gli investimenti» nel settore (che, tuttavia, oggi non va oltre il riciclo del 65% dei rifiuti, spiega Bruxelles). E poi, fanno di calcolo all’esecutivo Ue, «la promozione del riutilizzo dovrebbe portare a oltre 600 mila posti di lavoro nel comparto e a risparmi di quasi 100 euro all’anno per ogni europeo».

Eppure, per l’industria degli imballaggi «la proposta rischia di andare contro gli obiettivi stessi del Green Deal, riportando indietro le lancette dell’orologio del riciclo e compromettendo la funzionalità» dei contenitori nel «proteggere i prodotti», ha reagito ieri Europen, l’associazione Ue del packaging.

La classifica

A Bruxelles l’allarme non è isolato. Per l’europarlamentare del Pd Patrizia Toia, occorre far sì che il provvedimento «non causi danni alle imprese che producono imballaggi per varie tipologie di prodotto, alimentari compresi, perché hanno già fatto la loro parte e posizionato l’Italia in cima alla classifica dell’economia circolare».
Anche tra i governi c’è aria di battaglia: l’Italia, con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ha preannunciato il no alla misura così com’è. Posizione che sarebbe già condivisa con la Francia, ma pure Grecia e Polonia.

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