Ilva, accordo più vicino tra ArcelorMittal e governo: c'è impegno a uscire dalla Cig

Ilva, accordo più vicino tra ArcelorMittal e governo: c'è impegno a uscire dalla Cig
di Rosario Dimito
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Giovedì 6 Febbraio 2020, 08:39

ROMA Tra ArcelorMittal e governo le distanze si sarebbero accorciate notevolmente rispetto a martedì, in un'ultima trattativa no stop iniziata ieri sera dopo le 21, protrattasi nella notte e partita con il piede giusto: Palazzo Chigi ha fatto sapere di volere a tutti i costi un accordo da presentare al tribunale domani per ottenere un rinvio.

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LA MEDIAZIONE DI CAIO
E' stata una lunga notte, seguita a una giornata carica di tensioni, pressioni politiche, mediazioni, tentativi di persuasione, con un governo diviso sulle soluzioni tra Palazzo Chigi, Tesoro e Mise. Fino al pomeriggio la soluzione per l'Ilva sembrava in bilico, nonostante martedì scorso a Londra il colloquio fra Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal abbia fatto emergere «la volontà di Mittal di raggiungere un'intesa», per dirla con le parole del premier. Dal Mise nel primo pomeriggio sono filtrate dichiarazioni di fuoco che confermavano le anticipazioni del Messaggero di ieri: «I legali di Arcelor Mittal hanno fatto tre passi indietro rispetto alle loro posizioni iniziali», alludendo alla mail di due giorni fa dello studio Gop che con Cleary Gottlieb assiste il gruppo indiano, ai colleghi di BoneliErede per conto del governo e dei commissari in cui arretravano su molte posizioni che sembravano acquisite.

«C'è ottimismo sul negoziato e c'è la volontà assoluta di Mittal di rimanere», ha detto ieri l'ad di Am InvestCo Lucia Morselli alle organizzazioni sindacali nel corso di un incontro che si è svolto nello stabilimento siderurgico di Taranto, come riferito da Francesco Brigati, coordinatore di fabbrica delle Rsu Fiom Cgil. Secondo la valutazione dei sindacati, «Mittal non vuole andare via, e la sostituzione dei dirigenti non va assolutamente letta con questa chiave».
 


Nel pomeriggio, il consulente del governo Francesco Caio, riportando in qualche modo ad unità la linea del governo, avrebbe concordato la bozza di un documento di alcune pagine da discutere con la controparte e che è stata sul tavolo della riunione della notte scorsa, svoltasi sempre presso lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, al centro di Roma.

Due i punti chiave del documento: 1) l'impegno di ArcelorMittal di favorire il rientro in azienda dei 1.800 dipendenti dell'acciaieria di Taranto oggi in cig in tempi da concordare; 2) l'individuazione di criteri condivisi sulla capitalizzazione di Am InvestCo Italy (Ami), la Newco che dovrà acquistare i rami d'azienda dell'Ilva. Questi criteri devono far riferimento al patrimonio netto e ad altri parametri da concordare. Sulla base di questi criteri, il capitale di Ami verrà aperto allo Stato, alle società da esso partecipate (Invitalia) e alle banche che dopo un mese dal primo contatto, non hanno più avuto nessun feedback. E la discussione si sarebbe protratta a lungo, alla presenza di Caio e della Morselli ma con frequenti contatti bilaterali delle parti con atri soggetti.

Sono dunque due i punti principali su cui convergere, ma si tratta di aspetti salienti che, secondo l'obiettivo comune di governo e Arcelor, dovranno tradursi in un documento (anche con la natura di term sheet) che verrà consegnato domani al presidente della sezione Imprese del tribunale di Milano Claudio Marangoni, aggiornando l'udienza del 20 dicembre sul ricorso urgente contro il recesso, in cui le parti congiuntamente chiesero il rinvio. E domani quasi sicuramente verrà chiesto un terzo rinvio, di alcune settimane, per definire il business plan contenente il piano di investimenti, con gli impegni dello Stato sul rifacimento degli altoforni e corredato dal contratto di investimento. La giornata di oggi potrebbe registrare una prima fumata bianca.

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