ARCELORMITTAL

Ilva, per la chiusura dell'altoforno decisione del Riesame entro il 7 gennaio

Lunedì 30 Dicembre 2019
Ilva, per la chiusura dell'altoforno 2 decisione del Riesame entro il 7 gennaio
Il destino dell'Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto si conoscerà entro il 7 gennaio 2020. Il Tribunale del riesame, dinanzi al quale oggi i legali dell'Ilva in amministrazione straordinaria hanno discusso il ricorso contro la decisione del giudice Francesco Maccagnano di negare la proroga d'uso dell'impianto e di ordinarne la
fermata, ha tempo fino a quella data per depositare il provvedimento. Coincidenza vuole che proprio il 7 gennaio
terminino anche le operazioni preliminari di spegnimento. Dal giorno dopo, in mancanza di altre disposizioni, saranno implementate le modifiche impiantistiche che non consentiranno più il normale utilizzo dell'Afo2: è quanto previsto dal cronoprogramma del custode giudiziario Barbara Valenzano.

Il conto alla rovescia è scattato da tempo e si assottigliano sempre più i giorni disponibili per evitare il blocco dell'impianto, che resta centrale sia nel piano industriale di ArcelorMittal che in quello alternativo del governo. Secondo il giudice Maccagnano, l'Altoforno 2 è ancora pericoloso e il termine concesso all'Ilva in As per ottemperare alle prescrizioni è abbondantemente scaduto.

Di diverso avviso sono gli avvocati Angelo Loreto e Filippo Dinacci, che per conto dell'Ilva in As oggi hanno discusso il ricorso sostenendo che occorre altro tempo per ottemperare alle prescrizioni (tra cui l'automazione del campo di colata) e che altri interventi di messa in sicurezza sono stati già realizzati tanto che nell'area dell'impianto in questi 4 anni e mezzo non si sono verificati più incidenti. L'Ilva in As ha già sottoscritto un contratto con la ditta Paul Wurth per 11,5 milioni di euro - un terzo già versato come anticipo - per installare alcune attrezzature (due macchine a tappare e due a forare, e due campionatori di temperatura della ghisa).

L'Altoforno 2 fu sequestrato nel giugno 2015 dopo l'incidente costato la vita all'operaio 35enne Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente. Maccagnano è il giudice del processo a carico dei 7 imputati (sei persone fisiche e l'Ilva in As per la responsabilità amministrativa) accusati di omicidio colposo in relazione alla morte del lavoratore.

La fermata dell'Afo2 avrebbe innanzitutto conseguenze sul piano occupazionale visto che ArcelorMittal ha comunicato da tempo la volontà di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori (compresi i 1.273 già in Cigo) e chiaramente potrebbe influire sul negoziato tra governo e ArcelorMittal, che entro il 31 gennaio dovranno trovare un accordo vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino.

Questa mattina, in concomitanza con l'udienza al Riesame, un gruppo di cittadini e portavoce di comitati e movimenti (tra cui Genitori Tarantini, Piano Taranto, Tamburi combattenti e LiberiAmo Taranto) ha tenuto un sit-in mostrando gli striscioni con le scritte «Ilva is a Killer», «Basta morire di Ilva», «Ingredienti dell'acciaio di Taranto: ferro, carbonio e sangue dei tarantini». Gli attivisti sostengono «l'azione del giudice Maccagnano» e auspicano che il Tribunale confermi «l'ordine di spegnimento».
  Ultimo aggiornamento: 21:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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