Ex Ilva, Bernabè: «I 700 milioni promessi? A Taranto non sono mai arrivati»

Accuse ai commissari straordinari

Ex Ilva, Bernabè: «I 700 milioni promessi? A Taranto non sono mai arrivati»
di Giusy Franzese
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 09:20

Torna ad arroventarsi il clima attorno all’ex Ilva. E non sono più soltanto i sindacati a lanciare i “soliti allarmi” sullo stato di salute precario della più grande acciaieria europea. A far scattare le sirene, stavolta è il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, il quale intervenendo a una tavola rotonda al XVII congresso Uilm, descrive una situazione difficile di liquidità del gruppo, con problemi di accesso al credito e impegni finanziari da parte dei soci non mantenuti. Come i “famosi” 700 milioni stanziati dal decreto aiuti bis, mai arrivati a destinazione. Il tutto in un contesto di altissimi costi dell’energia che già di per sè mettono in seria difficoltà un’attività energivora come quella siderurgica. «I 700 milioni non li abbiamo ancora visti, né abbiamo visto nessuno dei finanziamenti che il governo ha stabilito di dare ad Acciaierie d‘Italia. Sicuramente ci saranno e li utilizzeremo, ma fino ad ora devo dire che Acciaierie sono state gestite in una situazione che in tanti anni di esperienza non ho mai visto: senza accesso al credito bancario, senza finanziamenti degli azionisti» dice Bernabè.

Parole che fanno ancora più effetto dato che il presidente di Acciaierie d’Italia (la newco nata tra il braccio italiano del colosso dell’acciaio Arcelor Mittal e Invitalia) rappresenta il socio pubblico e fino a questo momento sul gruppo ha sempre mantenuto una sorta di low profile evitando polemiche dirette. Bernabè non manca di lanciare accuse alla gestione dei commissari straordinari, prima che il gruppo fosse rilevato da Arcelor Mittal, poi affiancata dal socio pubblico: «Abbiamo fatto uno sforzo importante per mantenere una azienda che è stata abbandonata per 7 anni, gestita da due commercialisti e un avvocato, per 7 anni: ma come ha potuto sopravvivere unazienda in queste condizioni?».

Produzione ridotta

Le dichiarazioni di Bernabè sembrano confermare le preoccupazioni che i sindacati hanno più volte lanciato in questo ultimo anno, quello che avrebbe dovuto far segnare sul calendario l’acquisizione della maggioranza azionaria da parte dello Stato con il successivo rilancio. L’aumento delle quote in mano pubblica dall’attuale 38% al 60% è stato invece rinviato ufficialmente per il quadro giudiziario sul sequestro degli impianti ancora non risolto, e il gruppo continua a combattere con una serie infinita di problemi. «Gli impianti di Taranto, Genova e Novi sono quasi in una situazione di non ritorno, la produzione è ai minimi storici, mancano le risorse finanziarie per la gestione ordinaria degli impianti, gli investimenti ambientali e tecnologici sono ridotti al lumicino e 3mila lavoratori sono in cassa integrazione dall’inizio di marzo. A questi si aggiungono i 1.700 dell’amministrazione straordinaria in cassa integrazione da oltre 4 anni e l’indotto che è quello più colpito. La situazione rischia di precipitare da un momento all’altro» denuncia il segretario generale Uilm, Rocco Palombella. 

Bernabè comunque assicura: «Stiamo sviluppando un piano di emergenza per far fronte alle difficoltà che abbiamo e che continueremo ad avere. Soprattutto stiamo lavorando ad una diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas per tutelare la continuità produttiva». E anche l’amministratore delegato Lucia Morselli, pur ammettendo di aver dovuto ridurre la produzione a causa del costo «quasi inaccessibile» del gas, tenta di buttare acqua sul fuoco: «Nessun investimento è stato fermato. Tutti gli investimenti sono stati confermati e col piano ambientale siamo leggermente in anticipo. Lemergenza gas con i prezzi lievitati e la penuria di gas porterà qualche cambiamento ma nulla che possa compromettere il futuro dello stabilimento. Anzi, probabilmente ne usciremo più forti». Parole che non tranquillizzano però i sindacati. Per Gianni Venturi, responsabile siderurgia per la Fiom-Cgil nazionale, si tratta di «dichiarazioni spot» che «non nascondono la drammatica realtà». 

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