ARCELORMITTAL

Ex Ilva, governo: «Basi per accordo, ma Mittal revochi il recesso»

Venerdì 7 Febbraio 2020

Ci sono le basi per un accordo sull'ex Ilva di Taranto ma A.Mittal deve revocare il recesso. Lo mette in chiaro il Governo che punta «a fare del polo siderurgico di Taranto un leader europeo dell'acciaio verde, creando nel Mezzogiorno il primo esempio concreto di attuazione del Green New Deal. Motivo per il quale ci aspettiamo, peraltro, che l'Unione Europea guardi con favore a questo ambizioso e sfidante progetto».

Ex Ilva, udienza rinviata al 6 marzo

L'obiettivo è raggiungere un accordo entro la fine di febbraio, come hanno annunciato anche i legali di ArcelorMittal e i commissari dell'ex Ilva, tramite i loro legali, al Tribunale di Milano, ottenendo così dal giudice Claudio Marangoni un nuovo rinvio, il terzo, della causa civile, ancora nella fase cautelare, avviata dopo che la multinazionale aveva manifestato, con tanto di atto di citazione, la volontà di lasciare la guida dell'acciaieria con base a Taranto. Il governo ha sottolineato «la concreta possibilità di un investimento pubblico nella società che gestisce l'impianto, in modo da garantire ancor più efficacemente il perseguimento della politica industriale del Governo, che mira a coniugare ambiente, innovazione, occupazione e crescita».

«Ieri sera e stamattina è stato formalizzato un passo avanti importante che ha permesso di evitare una decisione del tribunale. Si continua a lavorare e si lavora nella direzione che il governo ha sempre richiesto», ha detto in serata il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, spiegando che «i principi e gli obiettivi del negoziato» con Mittal sono «una transizione energetica dello stabilimento» assicurando il livello occupazionale e il risanamento ambientale. Il premier ha anche sottolineato che «i sindacati hanno tutto il diritto di essere aggiornati sulla trattativa».

A questo punto ci vorranno ancora tre settimane prima che il gruppo franco indiano e l' Ilva in amministrazione straordinaria arrivino a mettere nero su bianco e a formalizzare un'intesa sul piano industriale, già abbozzato lo scorso 20 dicembre con un protocollo siglato in Tribunale. Intesa che porti ad una modifica del contratto con cui oltre un anno fa la multinazionale si era impegnata ad acquisire il polo siderurgico. Da sciogliere definitivamente ci sono ancora i nodi del finanziamento con i suoi tempi e con l'eventuale ingresso di Cdp o di Invitalia o nel capitale di ArcelorMittal o in una Newco orientata verso una tecnologia 'verdè e poi quello che riguarda l'occupazione. Tema quest'ultimo, è stato riferito, su cui ci sono accordi di principio, mentre la futura eventuale clausola di uscita di ArcelorMittal dipende dal «ruolo di terzi».

«ArcelorMittal resta a Taranto» e «abbiamo ribadito l'impegno di mantenere la produzione», ha spiegato l'avvocato Roberto Bonsignore, che ha parlato al termine dell'udienza a fianco dell'ad del gruppo Lucia Morselli. Il legale, invitato dall'ad a parlare con i giornalisti, ha aggiunto anche che in queste settimane si sono raggiunte «le basi per arrivare a un accordo». Con l'intesa definitiva, che oggi è stata data per quasi certa, da un lato, Mittal ritirerebbe il suo atto di citazione con cui lo scorso novembre ha chiesto l'accertamento del recesso dal contratto e, dall'altro, i commissari ritirerebbero il ricorso cautelare d'urgenza contro l'addio del gruppo.

E a quel punto nell'udienza, fissata per il prossimo 6 marzo, verrebbe formalizzato l'accordo raggiunto e la causa in corso di fatto verrebbe cancellata. Se, invece, la negoziazione dovesse 'saltarè, il contenzioso civile andrà avanti e le parti saranno costrette quel giorno a discutere in aula, perché non ci saranno più rinvii o proroghe. Scenario il secondo che tutti, stamani in Tribunale, tendevano ad escludere ritenendo che, per dirla con le parole di uno dei legali della multinazionale, Ferdinando Emanuele, «la soluzione transattiva, bonaria e industriale sia la migliore per tutti». Mentre i tre commissari sono stati convocati per il 12 febbraio per un'audizione alla commissione Attività produttive della Camera, i sindacati esprimono preoccupazione.

«Dopo mesi di trattative e mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, ancora non si conoscono nel dettaglio gli elementi dell'intesa. Il rischio è che questo ennesimo rinvio possa appesantire ancora di più la situazione all'interno degli stabilimenti», ha affermato Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm. La Fiom, tramite la segretaria generale Francesca Re David e il segretario nazionale responsabile per la siderurgia Gianni Venturi, parlano di «una fase di ulteriore incertezza» e chiedono che il ministero dello Sviluppo Economico convochi «un tavolo urgente», altrimenti «sarà necessaria una mobilitazione».

Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 00:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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