Le banche pagano il no Bce ai dividendi e il dollaro si consolida in area 1,10

Lunedì 30 Marzo 2020
Il punto della giornata, dagli indicatori macro ai cambi.

MACROECONOMIA
L’indice di fiducia economica di marzo della Commissione Europea è sceso a 94,5 da 103,4, ai minimi dal 2013, completando il quadro già tratteggiato dalle altre indagini di fiducia di marcata flessione del clima economico a causa degli effetti dell’epidemia. La contrazione mensile di quasi 9 punti è la peggiore mai registrata con deterioramenti diffusi a tutti i comparti settoriali, con servizi e commercio i più colpiti. Le indagini congiunturali in area euro sono coerenti con una severa contrazione dell’attività a cavallo tra il 1° e il 2° trimestre del 2020, già nelle rilevazioni di aprile sono però attesi ulteriori segnali di deterioramento in scia all’estensione delle misure restrittive. In Germania secondo le stime flash dell’indice dei prezzi al consumo l’inflazione a marzo è scesa a 1,3% a/a (sull’indice armonizzato) e 1,4% a/a (su quello nazionale) da 1,7% a/a precedente, trascinata dal calo del prezzo del greggio. Nei prossimi mesi l’inflazione dovrebbe calare ancora.

AZIONARIO 
Azionario Listini europei in recupero nella seconda parte della seduta odierna, sostenuti dai rialzi di Wall Street, con gli investitori che sembrano valutare positivamente gli sforzi intrapresi per contenere l’emergenza sanitaria. Negli USA, il Presidente Trump ha annunciato il prolungamento del lockdown fino a fine aprile, mentre proseguono anche a livello internazionale gli interventi sul fronte monetario e fiscale, come quello messo in campo nuovamente dalla Banca centrale cinese. In tale contesto, il settore bancario europeo registra la peggiore performance giornaliera dopo la richiesta fatta dalla BCE di congelare i dividendi e di non procedere a buyback almeno fino al 1° ottobre 2020 oltre a utilizzare gli utili per sostenere l'economia colpita dalla pandemia del coronavirus.

Titoli di Stato e tassi
La settimana si è aperta con una seduta condizionata ancora dall’avversione al rischio sul mercato secondario dei governativi europei. A fronte di una flessione dei rendimenti dei bond core si registra un aumento dei tassi sui periferici, con i BTP che risultano il comparto più appesantito e registrano rialzi di oltre decina di pb su tutta la curva. In un contesto che resta critico, nonostante la presenza attiva della Banca centrale che contiene la volatilità, sul debito domestico pesa anche l’attesa per il collocamento a medio-lungo termine di domani, quando il Tesoro metterà sul piatto BTP a 5 e 10 anni per un ammontare massimo di 7,75 miliardi di euro.

Obbligazioni Corporate/Bancarie
In avvio di settimana l’incertezza sugli sviluppi dell’emergenza sanitaria mondiale continua a condizionare i mercati, con i listini azionari che in chiusura continuano a muoversi in ordine sparso, con movimenti nel complesso abbastanza contenuti; sul credito gli indici derivati di CDS evidenziano un aumento, anch’esso piuttosto modesto, nel costo della protezione dal rischio di insolvenza. Il Crossover quota in area 575pb, al di sotto dei valori di stamattina e in aumento di circa 10pb rispetto a venerdì. Sul fronte del mercato primario dopo i segnali positivi giunti già la scorsa settimana, l’attività si mantiene vivace, anche se limitata a nomi con rating IG, chiaramente preferiti dagli investitori nell’attuale contesto di massima cautela. Tra le operazioni odierne da segnalare il bond del produttore di birra AB InBev che, a fronte di un importo benchmark, 4,5 miliardi di euro suddivisi in tre tranche a media e lunga scadenza (7, 12 e 20 anni), ha ricevuto ordini per 66 miliardi (fonte Bloomberg). Altri emittenti che si sono affacciati sui mercati dei capitali sono Thermo Fisher, azienda statunitense che produce strumenti, materiali e software per l'industria farmaceutica, VW Financial Services e Nordic Investment Bank.

Cambi
Consolida il marginale rafforzamento per il dollaro (contro euro) dopo aver segnato 1,1150 sul finale della scorsa ottava, scambia ora in area 1,10. Dopo le decise misure espansive della Fed e il varo del pacchetto fiscale da parte del Congresso degli Stati Uniti era lecito aspettarsi un po’ di prese di beneficio sulla valuta USA. Il quadro su tutte le valute resta incerto e legato saldamente ai continui interventi degli istituti centrali dei singoli paesi. Anche stamane più di una banca centrale ha mosso i tassi o è intervenuta in acquisto su molte valute/titoli domestici, appare quindi molto complicato tratteggiare uno scenario previsivo di medio/lunga durata, visto il continuo varo di misure straordinarie.

Risorse di base
Volatilità molto alta sulle commodity, in scia alla decisa contrazione del petrolio, incapace di mettere a segno un recupero strutturale. La domanda di petrolio cala sempre più a causa del coronavirus, con Arabia Saudita e Russia che non danno segno di voler mettere fine alla guerra dei prezzi. Trump intende sentire Putin e invitarlo al dialogo con i sauditi, ricordiamo infatti che domani, 31 marzo, scadono formalmente i tagli produttivi (già da qualche settimana largamente disattesi) decisi nel precedente accordo OPEC più Russia. L'Arabia Saudita intende sommergere il mercato mondiale col suo petrolio (12,4 milioni di barili al giorno) a prezzi irrisori (ricordiamo che il costo reale, tecnico, di estrazione saudita, non supera i 10 dollari al barile). Il petrolio resta ancorato a uno scenario che prevede: una recessione globale molto profonda, un calo generalizzato della domanda aggravato da un forte surplus di offerta. L'oro, come asset difensivo, appare debole pur restando poco sopra area 1.600 dollari Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 11:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA