Germania, la Bundesbank avverte: possibile la recessione nel terzo trimestre

Angela Merkel
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Lunedì 19 Agosto 2019, 15:00 - Ultimo aggiornamento: 22:02

La locomotiva tedesca continua a frenare ma i margini per fronteggiare una nuova crisi ci sono: è questa la «buona notizia» data dal ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ieri a Berlino, che ha ricordato come «l'ultima grande crisi del 2008-09 è costata secondo la mia stima 50 miliardi», una cifra - ha spiegato - che il governo sarebbe in grado di affrontare anche adesso grazie al basso debito. Una frase che è stata interpretata da alcuni osservatori come la volontà di un forte intervento, ufficialmente sempre smentito dal governo.

Dopo l'allarme della settimana scorsa sui dati del Pil tedesco del secondo trimestre, in calo di uno 0,1 rispetto al
precedente, oggi è arrivata la doccia gelata di Bundesbank: anche nel terzo trimestre del 2019 «l'attività economica
potrebbe ridursi leggermente», scrive la Banca centrale tedesca nel suo report mensile. Ma la notizia peggiore è che «la fine del rallentamento non è ancora in vista», aggiungono gli economisti di Francoforte. Se così fosse, cioè se anche i prossimi tre mesi dovessero concludersi con un segno negativo davanti, la Germania entrerebbe in una recessione tecnica.

Di fronte a questo scenario la politica tedesca finora ha reagito gettando acqua sul fuoco e invitando alla calma del
«business as usual». «Non si tratta di recessione» ma di «debolezza economica» aveva detto il ministro dell'economia Peter Altmaier, commentando i dati dell'Ufficio federale di statistica venerdì scorso. Più cauta e disponibile è stata invece la reazione del ministro delle Finanze Scholz che, nel corso di un incontro pubblico con i cittadini ieri, ha detto che la Germania ha margine di manovra per fronteggiare una crisi. «È importante che - se le cose sono completamente cambiate -avere la forza di fare qualcosa». E la Germania, grazie al suo rapporto debito/pil sotto il 60%, ha margine di manovra per fronteggiare una crisi, ha detto Scholz. «L'ultima grande crisi del 2008-09 è costata secondo la mia stima 50 miliardi», una cifra che bisogna poter affrontare e «noi possiamo affrontarla, è questa la buona notizia» ha detto Scholz. Non si tratta dunque di un piano già pronto per far ripartire l'economia, o di risorse già destinate a riaccendere il motore ma di una disponibilità, nel caso di grave crisi.

Il governo tedesco però ha fatto sapere che conta ancora per l'anno in corso su una crescita economica dello 0,5%. Secondo Bundesbank, tra le cause di questa frenata dell'economia tedesca c'è la contrazione della produzione industriale: «Secondo i dati attualmente disponibili - prosegue il report di Bundesbank - è prevedibile che la produzione industriale anche nel trimestre in corso si ridurrà in modo rilevante». Mentre «il boom dell'edilizia tedesca è probabile che continui» dice il report. Le prospettive di reddito, importanti per i consumi privati, rimangono per il momento favorevoli, ma i primi segni di debolezza della congiuntura economica sono visibili sul mercato del lavoro, sostengono gli economisti di Bundesbank. Di fondo l'economia tedesca, fortemente orientata all'export, soffre dei numerosi focolai di crisi sparsi per il mondo, della tensione commerciale tra Usa e Cina e dell'incertezza su Brexit. «Resta da vedere se le esportazioni, e quindi l'industria, si riprenderanno prima che l'economia nazionale ne risenta ancora di più» commentano con amarezza gli economisti della Bundesbank.

 

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