Gentiloni: «Troppi sostegni, è il momento di stringere. Guerra non giustifica aiuti come in pandemia»

Il messaggio al governo: interventi mirati e niente ricorso indiscriminato al deficit

Gentiloni: «Troppi sostegni, è il momento di stringere. Guerra non giustifica aiuti come in pandemia»
di Luca Cifoni e Alberto Gentili
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 16:25

È finita l’epoca dei bonus a pioggia e degli scostamenti di bilancio. L’indicazione che viene da Bruxelles - con le parole del commissario all’Economia Paolo Gentiloni - si tradurrà nel nostro Paese in una linea ancora più accorta sull’erogazione degli aiuti legati alla guerra e al caro-energia. Di fatto una stretta che guarda al futuro, in uno scenario che nelle intenzioni dello stesso governo non prevede ulteriori scostamenti di bilancio dopo l’utilizzo dei “margini” contenuti nel Documento di economia e finanza e ratificati dal Parlamento. 

GLI INTERVENTI
«La crisi attuale è simile a quella originata dalla pandemia, nel senso che è originata dall’esterno e non coinvolge responsabilità dirette dei governi, però non giustifica lo stesso livello di sostegno da parte delle politiche di bilanciò come avvenuto nel recente passato». Al Forum organizzato dalla Commissione europea a Bruxelles il ragionamento di Gentiloni è articolato, ma può essere sintetizzato in un messaggio chiaro, di assoluta prudenza, per i governi nazionali: gli interventi massicci e anche un po’ disordinati potevano avere un senso nel pieno dell’emergenza pandemica ma non lo hanno più oggi, pur in presenza di una crisi pesantissima e dai risvolti ancora incerti. Il sostegno quindi «deve essere più mirato, più selettivo». Una raccomandazione che la Ue formalizzerà tra pochi giorni nel cosiddetto “pacchetto di primavera”, nell’ambito del Semestre europeo.

A palazzo Chigi hanno accolto le parole di Gentiloni con un...«siamo d’accordo». Per poi spiegare: «Il governo ha sempre cercato, in tutti i modi, di evitare lo scostamento di bilancio che pesa sulle spalle dei contribuenti. E ci siamo riusciti ricorrendo anche alla tassazione degli extra profitti delle società energetiche». Segue il rilancio dell’idea, cara anche al presidente francese Emmanuel Macron, del Recovery Fund per l’energia: «Dopo la pandemia» e la pioggia di bonus sulle categorie più colpite, «dopo la stagione degli scostamenti, non si poteva e non si può continuare all’infinito», sottolineano a palazzo Chigi. «Semmai, in considerazione dell’interesse comune dei Paesi europei a fronteggiare l’emergenza energetica, Draghi vede con favore una discussione per destinare risorse specifiche a questo scopo: al Recovery dell’energia». Secondo l’entourage del premier una decisione potrebbe arrivare a breve, in occasione del Consiglio europeo straordinario del 30 e 31 maggio: «Lì si prenderanno decisioni». 

C’è da dire che negli ultimi mesi Draghi ha dovuto resistere al pressing asfissiante dei partiti di maggioranza, Pd incluso, che invocavano uno scostamento di bilancio per far fronte alle conseguenze del caro-energia. Preferendo, appunto, aumentare la tassazione degli extra-profitti delle società energetiche. Tant’è che il 2 maggio scorso, presentando il nuovo decreto-aiuti, il premier ha messo a verbale con una punta di orgoglio: «Il provvedimento di oggi vale 14 miliardi, che si aggiungono ai 15,5 dei provvedimenti precedenti. Siamo a un totale di circa 30 miliardi già spesi, due punti percentuali del prodotto interno lordo, e vorrei far notare che lo abbiamo fatto senza ricorrere a scostamenti di bilancio: questo dimostra che non sono tanto gli strumenti che contano ma le risposte alle necessità, le esigenze». 

Ma il pressing dei partiti di maggioranza non è finito allora, né adesso. La prova: le parole del ministro 5Stelle all’Agricoltura. «Ad oggi abbiamo fatto tutto quello che potevamo senza scostamento di bilancio», dice Stefano Patuanelli, «credo che non si debba pensare in assoluto che lo scostamento sia un male, credo che il rischio di uno scostamento sia inferiore al rischio di perdere interi settori produttivi o di portare le persone alla soglia di povertà».

Il ministero dell’Economia guidato da Daniele Franco ha mantenuto finora un atteggiamento di cautela. Impegnandosi a reperire anche nelle pieghe del bilancio le risorse necessarie per i vari interventi che si sono succeduti, ma tenendo ben presente il vincolo dato dalla necessità di far scendere il rapporto debito/Pil, a maggior ragione in una stagione di tassi in rialzo. Con la speranza che la tempesta dei prezzi inizi a placarsi.

IL VIA LIBERA
Intanto ieri la Ragioneria generale dello Stato ha dato il via libera al decreto energia già approvato dal governo, che ora quindi dovrebbe finalmente essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Tra le misure più significative c’è proprio un bonus, quello di 200 euro che andrà complessivamente a 31,5 milioni di italiani con un reddito inferiore a 35 mila euro l’anno. Più nel dettaglio, come evidenzia la relazione tecnica al provvedimento, si tratta di 13,8 milioni di lavoratori dipendenti, 13,7 milioni di pensionati, 750 mila lavoratori domestici, 1,45 milioni di percettori di indennità di disoccupazione, 270 mila titolari di collaborazione coordinata e continuativa, 650 mila lavoratori stagionali, 900 mila nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza. La spesa complessiva sarà quindi di 6,3 miliardi, finanziari con i proventi della tassa straordinaria sui ricavi delle imprese energetiche. A questa somma vanno aggiunti 500 milioni destinati a sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori autonomi, che saranno distribuiti con criteri ancora da precisare.
 

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