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Generali, Costamagna sul prestito titoli: «La "lista del cda" a rischio delegittimazione»

«Se eletta con un distacco sotto il 6% dei voti verrà impugnata». Nel mirino il prestito-titoli del 4,4% di Mediobanca. «Il dividendo non sarà di sicuro inferiore all’attuale»

Claudio Costamagna
di Rosario Dimito
5 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 00:31 - Ultimo aggiornamento: 11:18

Si riscalda la sfida pre-assembleare in vista del voto sul rinnovo del cda di Generali il 29 aprile. Tra i temi al centro del confronto il dividendo, che secondo l’ad in scadenza Philippe Donnet sarebbe messo a rischio dal piano presentato lo scorso 25 marzo dalla “lista” che fa capo a Francesco Gaetano Caltagirone. Pronta la replica del candidato alla presidenza del Leone, Claudio Costamagna. Intervistato a Londra da Bloomberg Tv, l’ex banchiere di Goldman Sachs ha smentito il manager francese precisando che «la cedola non è assolutamente a rischio, semplicemente il nostro piano genererà più flussi di cassa rispetto a quello presentato in dicembre» da Donnet. Costamagna ha poi ribadito la linea del piano della lista dell’imprenditore romano.

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L’ACQUISIZIONE CHE CONTA
«Noi non solo manterremo il dividendo allo stesso livello dell’attuale management, ma diciamo anche di più. Se troveremo la ciliegina giusta, che si accordi con la nostra strategia, specialmente sul lato dell’asset management che è un’altra area in cui Generali è indietro rispetto ai suoi concorrenti, penso che dovremmo fare qualcosa». Ebbene, tra le cose che Generali deve certamente fare per recuperare terreno, Costamagna ha detto che «la più importante è investire in tecnologia e analisi dei dati, in cui la compagnia ha pesantemente sottoinvestito fino ad ora» e poi «rivedere l’impronta geografica». «L’85% dei profitti - ha spiegato - arriva da quattro regioni e noi siamo presenti in venti. È una complessità importante che va semplificata».

E ha aggiunto: «Qualora non dovessimo riuscire a trovare la famosa ciliegina sulla torta, ossia un’acquisizione importante, avremo capitale in eccesso e quel capitale in eccesso potrà essere facilmente distribuito». Una risposta implicita anche ai rilievi, sempre di Donnet, secondo cui la proposta concorrente si basa su «ossessioni», tra cui quella sulle potenziali acquisizioni.


«Su Generali - ha detto ancora l’ad uscente - non c’è una guerra, ma un tentativo di presa di controllo da parte di pochi soci di minoranza». «Noi pensiamo di poter vincere», è la posizione netta di Costamagna, perché in Generali c’è «una larga fetta non solo di piccoli azionisti con pacchetti azionari del valore di 10-20mila euro desiderosi di novità vere, ma anche di quote rotonde di grandi famiglie alla cui porta stiamo bussando». 


A dispetto delle parole sprezzanti del manager francese sui «pochi soci di minoranza», Costamagna ha sottolineato l’importanza di un sostegno che per il momento si concretizza in quasi il 10% facente capo al Gruppo Caltagirone, una quota di poco inferiore riferibile alla Delfin di Leonardo Del Vecchio e una di quasi il 2% espressa dalla Fondazione Crt. Inoltre, secondo il candidato alla presidenza della compagnia la “lista Caltagirone” potrebbe arricchirsi anche del voto favorevole del 4% di Generali posseduto dalla famiglia Benetton.


L’AZIONE LEGALE
È però il famoso prestito-titoli organizzato da Mediobanca con lo scopo di accrescere del 4,4% la forza della sua partecipazione (il 12,8%) in occasione dell’assemblea che è stato oggetto di pesanti valutazioni da parte di Costamagna. Addirittura, l’esito del voto potrebbe essere motivo di un’azione legale tesa a invalidare la pratica come illegittima. Azione analoga potrebbe essere intrapresa anche contro De Agostini, visto che l’1,4% dei voti che il gruppo novarese esprimerà corrisponde a un pacchetto di titoli già venduto da mesi. «Sarebbe inaccettabile - ha spiegato Costamagna - che la lista del cda possa venire eletta con un distacco inferiore al 6%, visto che il giorno dopo quel 6% di voti sparirebbe». Ma di là delle possibili azioni legali che potrebbero partire, l’ex banchiere ha ribadito più volte un concetto difficile da ignorare: «Chiunque comprende che un cda eletto grazie a una differenza del 6% dei voti che il giorno dopo l’elezione scompare, è nei fatti delegittimato».

 
LE CRITICHE DI ISLA
In una nota di Reuters, che sintetizza i contenuti dell’intervista a Costamagna, si segnala inoltre che l’International Securities Lending Association (Isla) da tempo raccomanda di non utilizzare la pratica del prestito-titoli per votare nelle assemblee dei soci. A maggior ragione se si tratta di una “lista autoreferenziale”, come nei fatti è quella guidata da Donnet. Ebbene, secondo l’agenzia finanziaria, Isla avrebbe contattato Mediobanca sulla questione sottolineando di «non aver mai tollerato la pratica del prestito titoli per esclusive ragioni di voto». Sempre secondo l’agenzia, Mediobanca avrebbe risposto che Isla si riferisce a disposizioni contenute nel codice del mercato britannico, le cui norme non sono vincolanti in Italia.
 

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