Patto Caltagirone-Del Vecchio per la crescita delle Generali

Generali, patto di sindacato tra Caltagirone e Del Vecchio
di Roberta Amoruso
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Sabato 11 Settembre 2021, 09:17 - Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 12:40


ROMA Si salda con un patto di sindacato sul 10,948% del capitale sociale di Generali l'asse tra Francesco Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, rispettivamente secondo e terzo azionista del Leone di Trieste dopo Mediobanca. Un accordo che guarda all'assemblea della prossima primavera, chiamata ad approvare il bilancio 2021 e a rinnovarne il cda. L'occasione per esprimere un nuovo management quindi, ma anche per un cambio di passo nella strategia della compagnia rimasta oggettivamente indietro rispetto a competitor come Axa, Allianz e Zurich.


LA CONSULTAZIONE


Sicché Delfin, holding controllata da Del Vecchio, e alcune società facenti capo a Caltagirone hanno stipulato un patto di consultazione vincolando «la totalità delle azioni Generali detenute», spiega un avviso pubblicato su Il Messaggero. Un patto rilevante ai sensi dell'articolo 122, comma 5, lettera a) del Testo unico della finanza, volto a «istituire obblighi di preventiva consultazione per l'esercizio del diritto di voto», con «l'impegno delle parti di consultarsi sulle materie poste all'ordine del giorno dell'assemblea, con particolare riferimento alla nomina» del nuovo cda. Stessa direzione, ma piena libertà di voto. Le parti, si legge nell'estratto, «mantengono piena autonomia» sulle decisioni da assumere in vista e nel corso dell'assemblea, «incluso l'esercizio del diritto di voto».

Dunque, non discendono dall'accordo «impegni di qualsiasi natura» in tema di «esercizio del diritto di voto» in assemblea. Né sono previsti impegni per «l'esercizio di un controllo congiunto o di un'influenza notevole» sulla compagnia triestina; come pure viene contemplato che possa arrivare dai pattisti «qualsiasi indicazione, direttiva o altra forma di influenza sulla gestione» della compagnia o «sulle decisioni» del cda.
Chiarito anche lo spirito della mossa. Consultarsi significa «meglio ponderare i rispettivi autonomi interessi» per una più profittevole ed efficace gestione» della compagnia triestina. Un gestione che deve essere «improntata alla modernizzazione tecnologica dell'attività caratteristica, al posizionamento strategico dell'impresa, nonché alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile». Per il momento al patto sono state conferite 173.098.564 azioni, ma l'accordo è esteso anche «a tutte le eventuali altre azioni Generali che dovessero, in qualsiasi forma, pervenire nella titolarità, diretta o indiretta, per tutta la durata del patto».

I TEMPI

Anche la sua scadenza dà bene l'idea dell'orizzonte immaginato da Del Vecchio e Caltagirone. L'accordo è già operativo e lo sarà fino alla fine dei lavori, proprio della prossima assemblea di bilancio, nel 2022. Ma le attività per la nuova governance sono già avviate. Sta infatti per entrare nel vivo il lavoro del comitato nomine del gruppo (che dovrebbe riunirsi martedì 14) dopo la decisione del cda, a inizio agosto, di avviare la procedura per la definizione dell'eventuale lista di candidati da parte del consiglio stesso. Procedura che sarà sottoposta all'esame del board nella riunione del 27 settembre.

Saranno i prossimi mesi a misurare pesi e contrappesi del confronto tra i soci. La partecipazione storica nelle Generali di Mediobanca (12,9%), più orientata alla continuità nella gestione, dovrà dunque fare i conti con le quote arrotondate proprio due giorni fa da Caltagirone (al 6,01%) e da Del Vecchio (al 4,93%) in una giornata in cui il titolo ha guadagnato lo 0,48%. In particolare, il presidente di EssilorLuxottica non ha mai fatto mistero della necessità di spingere il Leone verso una dimensione più europea, che va oltre i risultati raggiunti dal ceo Philippe Donnet. La convinzione è quella di riportare Generali al ruolo leader che aveva nel mercato Ue alla fine degli anni 90.

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