Energia, via al piano Ue. Ma sul tetto al gas l’Europa resta spaccata: nuovo rinvio sul price cap

Von der Leyen e le commissarie vestite dei colori ucraini lanciano la sfida a Putin

Energia, via al piano Ue. Ma sul tetto al gas l Europa resta spaccata: nuovo rinvio sul price cap
di Gabriele Rosana
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Giovedì 15 Settembre 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 09:53

Subito le misure d’emergenza per abbassare i costi in bolletta, poi, nei prossimi mesi, gli interventi strutturali di riforma del mercato dell’energia. Ma sul tetto al prezzo del gas l’Europa spaccata continua a prendere tempo.

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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha affidato ieri al suo annuale discorso sullo stato dell’Unione, dal podio dall’emiciclo del Parlamento europeo di Strasburgo, l’illustrazione del piano contro il caro-energia. Giacca gialla e blusa blu - i colori dell’Ucraina e della bandiera Ue, scelti anche da una nutrita pattuglia di commissarie europee -, von der Leyen ha delineato la sua visione per un’Ue più autonoma, e ribadito il sostegno incondizionato alla resistenza di Kiev di fronte all’invasione russa. Lo ha fatto in un’Aula carica di simbolismo e nel segno dell’Europa delle donne che sfidano Putin «nella contesa fra democrazia e autocrazia»: ospite d’onore al banco della presidenza, al fianco della numero uno dell’Eurocamera Roberta Metsola, c’era infatti la first lady ucraina Olena Zelenska. 


I TRE PILATRI
Confermate le tre misure al centro della strategia di Bruxelles: il taglio obbligatorio del 5% dei consumi di elettricità nelle ore di punta (che entrerà in vigore al più tardi il 1° dicembre e lo rimarrà fino al 31 marzo 2023), il prelievo straordinario a valere sulle compagnie che generano corrente usando le fonti a basso costo come rinnovabili e nucleare (fissando un limite ai ricavi di massimo 180 euro al megawattora) e il contributo di solidarietà pari ad almeno il 33% sui profitti 2022 per l’industria fossile. Calcolatrice alla mano, per von der Leyen si tratta di interventi in grado di mobilitare «oltre 140 miliardi di euro per consentire agli Stati membri di attutire il colpo» dei prezzi record, ridistribuendo gli introiti fra famiglie e imprese più vulnerabili. Se sul pacchetto inizia adesso il negoziato fra i governi dei Ventisette, in vista dell’approvazione formale il 30 settembre alla prossima riunione dei ministri dell’Energia, è sul futuro, però, che la presidente della Commissione è stata quantomeno vaga: von der Leyen ha ricordato che «dobbiamo continuare a lavorare per abbassare i prezzi del gas, assicurando la sicurezza dei nostri approvvigionamenti e la concorrenza globale», che è il timore principale evocato da chi si dimostra scettico rispetto al “price cap” generalizzato su tutte le importazioni Ue richiesto, tra gli altri, da Italia e Belgio.

Ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha detto che si aspetta una proposta sul tetto entro fine mese, nelle stesse ore in cui von der Leyen faceva invece riferimento alla necessità di intavolare dialoghi bilaterali con i Paesi produttori che sono fornitori affidabili, come la Norvegia, e alla volontà di presentare un «benchmark per il prezzo del gas più rappresentativo» e alternativo al volatile Ttf olandese. La presidente dell’esecutivo Ue ha poi segnalato la volontà di «eliminare il ruolo eccessivo» che ha il metano nella determinazione del prezzo dell’elettricità: si tratta della riforma del mercato dell’energia relativa al disaccoppiamento tra gas e corrente che Bruxelles proporrà al più tardi a gennaio, ma che seguirà il classico (e lungo) iter procedurale dell’Unione. 


LA TRATTATIVA
«Proposte ancora approssimative», le bolla a fine seduta il capogruppo dei Conservatori Raffaele Fitto, convinto che sul Pnrr servirà «una flessibilità che tenga conto del fatto l’analisi di contesto è del 2019»; mentre alla leader della Sinistra, la francese Manon Aubry, che in Aula porta una bolletta pazza, von der Leyen risponde con stizza: «Mandatela al Cremlino. È da lì che arrivano».

 

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